L'INCHIESTA

Scandalo Ubi Banca «operazioni sospette e movimenti milionari con società nei guai»

Maxi inchiesta sull’Istituto di credito che ha acquisito Carichieti, Banca Marche e Banca Etruria

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Scandalo Ubi Banca «operazioni sospette e movimenti milionari con società nei guai»

ROMA. Sono una decina gli indagati nell’inchiesta aperta dalla procura di Brescia su Ubi Banca che nei mesi scorsi, dopo il via libera della Commissione Europea ha acquisito Carichieti, Banca Marche e banca Etruria.

Si parla di  presunte operazioni sospette compiute all’interno dell’istituto di credito e segnalate dall’ex funzionario Roberto Peroni: nel 2014, infatti, aveva   denunciato operazioni sospette, movimenti milionari con società nei guai e rimpatri di molte quantità di denaro su conti correnti protetti ma ne ha guadagnato solo una procedura disciplinare a suo carico  perché secondo  l’assemblea «è tutto regolare».

La pensa diversamente, a questo punto, la Procura di Brescia che sul caso sta indagando da diverso tempo. Proprio ai carabinieri Peroni aveva raccontato che Ubi in Lussemburgo sarebbe stata usata come «banca degli amici degli amici per fare schifezze».

Lo scorso 13 giugno la Finanza si è presentata negli uffici di Brescia Due. Insomma si continua ad indagare ad ampio raggio.

Per ora l'inchiesta mira semplicemente a capire se ci sia stata un'omissione volontaria di segnalazioni sulle operazioni sospette. Infatti si indaga per «concorso nel reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni di pubblica vigilanza» riferito - spiega la banca - «alle segnalazioni di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio e agli obblighi di adeguata verifica della clientela».

«In taluni casi», scrive La Voce delle Voci, riportando le carte dell’inchiesta, sarebbe stato imposto a funzionari dell’Area Anti Money Laundering di UBI Banca Spa, «da personale gerarchicamente superiore», di non procedere negli opportuni approfondimenti di fatti« che avrebbero dovuto essere oggetto di segnalazione di operazioni sospette nei confronti di membri della governance della stessa banca».

In altri casi «le segnalazioni di operazioni sospette sono state manipolate, nel contenuto, ad opera dei responsabili dell’articolazione antiriciclaggio dell’istituto di credito, i quali avrebbero eliminato riferimenti relativi a soggetti in posizione apicale della banca».

 

40 NOMI ECCELLENTI NELL’INCHIESTA

Secondo Lettera 43 sono oltre 40 i nomi eccellenti  finiti sotto la lente della procura (non iscritti nel registro degli indagati), dal vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, Pietro Gussalli Beretta, all'ex numero uno del consiglio di gestione Franco Polotti, dal fratello dell'ex presidente dell'Abi Gianfranco Faissola, fino alla Saras Spa e alla Saras Trading della famiglia Moratti, dall'ex deputato dell'Udc Luca Giuseppe Volonté al giudice del processo Mediaset Antonio Esposito e suo figlio, il pubblico ministero Ferdinando Esposito. Il primo ha presieduto il collegio della corte di cassazione che nel 2013 ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo Mediaset. Del secondo invece si è parlato perché proprio nello stesso periodo aveva frequentato Arcore e aveva ricevuto anche regali dall'ex premier.

 

IL SISTEMA BAZOLI

Gli inquirenti in una relazione tecnica, come riporta La Voce delle Voci, parlano di “Sistema Bazoli” capace di inquinare non solo il mondo bancario e finanziario, ma addirittura l’intero Paese.

Chi è Giovanni Bazoli? Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo, «che ha sempre agito sotto l’ala protettiva della Dc lombarda e della Curia bergamasca», sottolinea la Voce.

E le carte dell’inchiesta vanno già pesanti:  «controlla e governa il Gruppo UBI Banca Scpa dalla sua costituzione nell’interesse della lobby economica che a lui fa riferimento, depauperando il Gruppo UBI e i suoi azionisti».

 

Le parole usate dagli inquirenti sono da brivido: «tra tutti gli uomini di sua fiducia (di Bazoli, ndr) che con lui sedevano nel primo Consiglio di Sorveglianza vanno ricordati Gino Trombi, che in sua vece governava il San Paolo prima e BL poi; il fido nipote Alberto Folonari e il socio d’affari in Mittel Roman Zaleski, nonostante la rilevante posizione debitoria nei confronti del Gruppo UBI … o meglio forse grazie a questa, visto che il finanziere franco polacco con i soldi ottenuti dalle banche (grazie alle ingerenze lobbistiche) comprava tra l’altro anche azioni delle stesse, utili per garantire a Bazoli solide leve di governo economico. E non dimentichiamo Pietro Gussalli Beretta – oggi presidente di UBI Banca International in Lussemburgo, dove può meglio gestire le transazioni estere di suo interesse con la copertura del segreto bancario del Granducato – Giuseppe edItalo Lucchini (delle omonime acciaierie, ndr), Andrea Moltrasio».

Senza peli sulla lingua, nella relazione il Consiglio di Sorveglianza viene bollato come "un teatro di burattini”, visto che sul totale dei 23 membri la bellezza di 17 non hanno mai preso la parola, «genuflessi davanti a sua Maestà Bazoli".