PRIMO ROUND

Test di medicina senza firma: il Tar dà ragione agli studenti

Sconfessata la tesi del Miur

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ROMA. Il Tar del Lazio ha emesso i primi due provvedimenti di accoglimento dei ricorsi degli studenti che hanno superato il test di ammissione alle facoltà di Medicina ma che non erano stati ammessi per non aver sottoscritto la scheda anagrafica.

I ricorsi erano stati promossi da due ragazzi siciliani che avevano effettuato i test a Palermo e a Padova.

Sono circa mille gli studenti che saranno così riammessi. Secondo i ricorrenti era comunque possibile l'identificazione dei candidati e il Tar ha dato loro ragione.


«E' un provvedimento monocratico che verrà nuovamente discusso all'udienza del 2 novembre in sede collegiale - riferisce Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell'Unione degli universitari - Per il Tar il nostro ricorso è stato accolto in considerazione della circostanza che le esclusioni non possono intervenire per motivi formali e si ritiene la mancata sottoscrizione della scheda anagrafica una condizione inidonea a porre in dubbio l'identificazione del candidato».

«La mancata firma di una scheda nonostante un test passato - dice l'avvocato Santi Delia - avrebbe distrutto il diritto degli studenti».

«Lo avevamo detto subito», dice l’Udu, «che non era possibile a nostro avviso escludere dei concorrenti e quindi negare loro il diritto allo studio per un mero vizio di forma: l'amministrazione può, infatti, identificare ugualmente il candidato e procedere alla correzione del compito. Le prime vittorie dell'anno accademico 2016/2017 riguardano proprio questa fattispecie: alcuni studenti che erano stati scartati per un vizio di forma, la mancata firma di una scheda nonostante un test passato e che avrebbe distrutto il loro diritto allo studio».

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell'Unione degli Universitari, rimarca l’infondatezza della tesi del  Miur circa l'obbligo, a pena di esclusione, di sottoscrivere la scheda anagrafica. Il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ha superato, sin dalla prima fase cautelare monocratica, le nuove indicazioni del MIUR circa il presunto onere dei candidati di apporre una firma mettendo in campo una strategia giuridica che, solo in parte, è coincidente con quella vittoriosa l'anno passato.

«Ci aspettavamo che il MIUR imponesse nuovamente lo stesso onere ai candidati modificando il DM ed i bandi di Ateneo», dicono gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ma, come eravamo riusciti a dimostrare per primi al Consiglio di Stato, l'anno passato, la «mancata sottoscrizione della scheda anagrafica non appare integrare una illegittimità procedimentale capace di travolgere l'esito positivo della prova di ammissione al corso di laurea di che trattasi, tanto più che non emergono dubbi di sorta circa l'effettiva riferibilità soggettiva delle prove d'esame a ciascun candidato, assicurata dalla coppia di etichette con impresso il codice alfanumerico.  Anche per questo diverse sono le prospettazioni giuridiche che siamo riusciti a proporre e siamo felici che anche altri studi legali stiano plaudendo al nostro successo e possano aver strada più facile per il futuro pur non avendo ancora ottenuto alcun decreto. Questo provvedimento - conclude Marchetti - dimostra ancora una volta come l'attuale sistema sia profondamente ingiusto e pieno di irregolarità. Siamo stufi di dover ricorrere ai tribunali per vedere riconosciuto quello che è un diritto degli studenti. Il Ministro si era assunta l'impegno di superare l'attuale modello di accesso ad Udine lo scorso anno: basta perdere tempo! Chiediamo che venga convocato in tempi assai brevi un tavolo tecnico per discutere del reale superamento del numero chiuso e si vada verso il libero accesso».