L'INCHIESTA

Terrorismo, 7 anarchici nei guai: arresti anche in Abruzzo

Perquisizioni a 30 presunti anarchici. Inchiesta della procura di Torino

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Terrorismo, 7 anarchici nei guai: arresti anche in Abruzzo

ROMA. Dalle prime ore dell'alba è in corso una vasta operazione della Polizia di Stato contro la Federazione anarchica informale (Fai). La Digos di Torino sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare che ha permesso di arrestare sette anarchici e indagarne altri otto nell'ambito dell'operazione denominata 'ScriptaManent' nei confronti della Federazione anarchica informale (Fai).

Due degli arrestati abruzzesi: i conviventi Danilo Cremonese, 40 anni, e Valentina Speziale, 40 anni. Su entrambi, residenti a Montesilvano ma nati a Pescara, ha investigato la Digos della Questura di Pescara diretta da Lelia Di Giulio che ha agito su delega della Procura della Repubblica di Torino e sotto il coordinamento del Servizio centrale antiterrorismo: la stessa Digos ha anche effettuato diverse perquisizioni domiciliari. 

Tutti e due erano stati arrestati nel 2005 nell'ambito di una maxi-operazione che decapitò il movimento anarco-insurrezionalista italiano.
I due erano accusati dieci anni fa dalla procura di Bologna, assieme ad altre cinque persone arrestate a Bologna, Reggio Calabria e Roma, di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico. Danilo Cremonese, inoltre, era ritenuto corresponsabile di una serie di sei attentati avvenuti nel luglio 2001 a Bologna, Genova, Milano e Ponzano Veneto. Avrebbe inoltre partecipato alla tentata rapina ai danni della Bam di Bologna, nel dicembre 2001.


PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA

Nell'ambito della vasta operazione, i poliziotti, con l'ausilio di unità cinofile antiesplosivo, hanno sottoposto a perquisizione oltre 30 anarchici e 29 abitazioni dislocate in Piemonte, Liguria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, Abruzzo, Campania e Umbria.

Viene contestato il reato di associazione con finalità di terrorismo e attribuisce agli stessi l'esplosione di tre ordigni: uno presso il quartiere Crocetta di Torino del 5 marzo 2007 e due presso la Caserma allievi Carabinieri di Fossano del 2 giugno 2006.

Gli ordigni in entrambi i casi erano programmati per esplodere a breve distanza l'uno dall'altro, per arrecare danno all'incolumità delle forze dell'ordine intervenute sul posto. L'operazione della Digos trae origine dal procedimento penale instaurato presso la Procura di Torino a seguito del ferimento di Roberto Adinolfi, ad dell'Ansaldo Nucleare, per mano di appartenenti al cosiddetto 'Nucleo Olga', espressione del cartello eversivo Fai.

L'indagine, attraverso l'analisi di un'enorme quantità di documentazione ideologica, ha permesso di ricostruire la struttura associativa e l'evoluzione internazionale della Fai.

 
ORGANIZZAZIONE COMPLESSA

«Una complessa organizzazione, priva di una stabile struttura di tipo tradizionale, votata alla lotta armata contro le cosiddette "strutture del dominio.

Questa la "Fai - Federazione Anarchica Informale" secondo gli investigatori della Digos di Torino.

Le indagini hanno permesso di appurare che gli indagati si muovevano «in maniera estremamente accorta, prendendo in ogni momento della giornata ogni tipo di precauzione volta ad eludere eventuali controlli da parte delle forze dell'ordine».

Gli indagati, in particolare, parlavano tra loro in ambienti esterni e sempre in movimento, lasciando a casa il telefono cellulare ed effettuando percorsi del tutto privi di logica, con repentini cambiamenti di direzione o tragitti. Le poche conversazioni in luoghi chiusi avvenivano invece a voce molto bassa e accendendo la tv, o la radio, per rendere incomprensibili i dialoghi. Le bonifiche alle abitazioni e gli automezzi utilizzati, alla ricerca di eventuali microspie, erano continue.



TRA ATTENTATI ANCHE PACCHI-BOMBA A POLITICI

Sono dieci, fra attentati e pacchi-bomba in tutta Italia, le azioni della Fai (federazione anarchica informale) attribuite, a vario titolo, alle sette persone arrestate oggi dopo un'indagine della Digos di Torino. Le sigle che accompagnavano le rivendicazioni erano leggermente diverse, ma la matrice era sempre la stessa. Altre iniziative riconducibili alla Fai non sono state attribuite formalmente agli indagati: è il caso del pacco-bomba del 2003 a Romano Prodi, del plico esplosivo nell'aprile del 2013 al quotidiano La Stampa, dell'attentato del gennaio 2016 al tribunale di Civitavecchia.

In tutto il gruppo è accusato di quasi 50 azioni di natura terroristica-eversiva, in 13 anni di attività.

Come espressamente affermato nel programma criminoso stilato dai 'soci fondatori', ricostruito dagli investigatori attraverso l'analisi documentale di numerosi scritti, le azioni erano finalizzate a realizzare la «distruzione dello Stato e del capitale» portando l'attacco alle strutture del "dominio". Tra gli obiettivi privilegiati dall'associazione quelli istituzionali, come caserme di carabinieri, polizia e dei vigili urbani, istituzioni politiche e amministrative, ma anche giornalisti, strutture aziendali e università. Il Fai non disdegnava però anche luoghi pubblici e/o zone residenziali.


A TORINO LA BASE

Era a Torino la base della Fai. Il materiale raccolto nel procedimento in carico alla Procura di Torino, in cui sono confluiti per competenza anche i fascicoli di indagine delle procure di Genova, Milano, Perugia, Bologna e Lecce, ha consentito di dimostrare infatti che la Fai è stata costituita per iniziativa di anarchici residenti a Torino. Questi ultimi, in collaborazione con altri anarchici residenti tra l'altro a Viterbo, Pescara e Roma, «hanno promosso, organizzato e compiuto attentati - sostengono gli investigatori - alla vita e all'incolumità delle persone attraverso l'utilizzo di armi, l'invio di plichi esplosivi ed incendiari nonché la collocazione di ordigni esplosivi temporizzati, su diverse province del nostro Paese».


GLI ARRESTATI

E ci sono anche Alfredo Cospito e Nicola Gai, già condannati in appello per l'attentato all'ingegnere Roberto Adinolfi, tra i sette anarchici raggiunti da una ordinanza di misura cautelare in carcere. Nei loro confronti, sostengono gli investigatori, è stato riscontrato il "grave pericolo di inquinamento probatorio".

Sottoposti alla misura cautelare detentiva in carcere anche Anna Beniamino, 46 anni, Marco Bisesti, 33 anni, Alessandro Mercogliano, 43 anni, Danilo Emiliano Cremonese, 40 anni, e Valentina Spaziale, 39 anni.

Nei loro confronti, sostengono gli investigatori della polizia, è stata ravvisata "l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al pericolo concreto e attuale della perpetrazione di gravi reati analoghi" a quelli contestati.


LA LISTA DELLE CONTESTAZIONI

In particolare, vengono contestati loro le seguenti azioni terroristiche

 - Attentato del 24 ottobre 2005 effettuato mediante un ordigno esplosivo ad alto potenziale (contenente dinamite e dadi metallici), dotato di sistema di attivazione temporizzato, posizionato presso il Parco Ducale di Parma e poi rivendicato dalla compagine denominata "Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare)/FAI"

 - Attentato del 2 novembre 2005 effettuato mediante invio di un ordigno esplosivo/incendiario al Sindaco pro-tempore di Bologna, Sergio Cofferati, poi rivendicato dalla compagine denominata "FAI/Coop Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare)"

 - Attentato effettuato mediante l'invio di plichi esplosivi, recapitati ad inizio luglio 2006, presso la sede torinese della ditta "Coema Edilità", al Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e al direttore del quotidiano Torino Cronaca, Giuseppe Fossati, poi rivendicati dalla compagine denominata "RAT (Rivolta anonima e Tremenda)/ FAI"

 - Attentato del 24 maggio 2005 effettuato mediante invio di ordigni esplosivo/incendiari al Presidente dell'ente gestore del Centro di Permanenza Temporanea di Modena (Daniele Giovanardi), al Questore pro-tempore di Lecce (Giorgio Manari) ed al Comando della Polizia Municipale di Torino sito in via Saluzzo 26, rivendicati dalla "cellula" denominata "Narodnaja Volja - FAI"

 - Attentato del 7 maggio 2012, commesso, a Genova, con l'utilizzo di un'arma da sparo ai danni dell'ingegner Adinolfi Roberto, amministratore delegato della Ansaldo Nucleare, rivendicati dalla "cellula" denominata "Nucleo Olga/FAI-FRI"

- Attentato del 2 giugno 2006 effettuato mediante due ordigni esplosivi ad alto potenziale dotati di sistemi di attivazione temporizzati posizionati nei pressi della Scuola Allievi Carabinieri di Fossano (CN) e poi rivendicati dalla compagine denominata "RAT (Rivolta anonima e Tremenda)/FAI"

 - Attentato del 5 marzo 2007 effettuato mediante tre ordigni esplosivi ad alto potenziale dotati di sistemi di attivazione temporizzati collocati presso la zona pedonale del quartiere "Crocetta" di Torino e poi rivendicati dalla compagine denominata "RAT (Rivolta anonima e Tremenda)/ FAI".



COS’E’ LA FAI


Per gli esperti dell'antiterrorismo è la frangia della galassia anarchica che ha scelto la lotta armata. Un gruppo piccolo, incapace di legare con il resto del movimento ma capace di rendersi drammaticamente pericoloso.

La storia della Fai-Federazione anarchica informale è un rosario di bombe e di sangue. Una cinquantina di azioni in tutta Italia.

Una scia che parte nel 2003, con il pacco bomba recapitato nella casa di Romano Prodi a Bologna, e che termina nel gennaio 2016 con l'attentato al tribunale di Civitavecchia.

Il sangue è quello di Roberto Adinolfi, l'amministratore delegato di Ansaldo ferito a Genova nel 2012.

La "Federazione" nasce a Torino (e non è un caso, visto che la città piemontese è la capitale dell'anarchismo italiano) dopo una lunga gestazione teorica iniziata negli anni Novanta. Ad ispirarla sono gli scritti degli ideologi Alfredo Maria Bonanno (che oggi è un signore di 79 anni accasato nel Nord-est) e Wolfi Landstreicher, americano, estranei all'indagine che oggi ha portato a sette arresti.

E' composta da quelli che in gergo si chiamano "gruppi di affinità", con l'organizzazione ridotta al minimo indispensabile. Non appena si presentano al mondo la Federazione anarchica italiana prende le distanze con un comunicato. Divisioni e contrasti sono continui. Ma nonostante questo gli "Informali", ormai indipendenti, riescono a creare, nel 2011, un network del terrore: il Fai/Fri (Fronte rivoluzionario internazionale), una rete di cellule attive in ogni parte del globo, dalla Grecia al Messico e persino in Indonesia.