LUTTO

E' MORTO GIACINTO PANNELLA

Era ricoverato in clinica da ieri in gravissime condizioni

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E' MORTO GIACINTO PANNELLA

ROMA. E’ morto questa mattina Marco Pannella, all’anagrafe Giacinto, aveva 86 anni e da ieri le sue condizioni di salute legate ad un tumore erano ormai velocemente peggiorate. Gli amici più intimi ed i parenti erano preparati ma la sua morte sta già facendo il giro del mondo perchè Pannella rimarrà nella storia d’Italia per le sue battaglie di civiltà, spesso controverse e pittoresche o estreme.

«Sono nato nel segno del Toro, a Teramo, in Abruzzo. Mi chiamo Giacinto Marco, Giacinto come un mio zio sacerdote», raccontava di sé, «un personaggio abbastanza insolito, in quella che era la tipica famiglia agraria meridionale, dove al primogenito spetta il diritto di occuparsi degli affari della casa, mentre il secondo fa il prete, e gli altri diventano notaio o farmacista, si “sistemano” in vario modo».

«Credo d’aver capito, già piccolissimo, che non ci può essere divorzio fra vita pubblica e vita privata, che i fatti della vita privata diventano occasione per fare politica e quindi vita pubblica», aveva detto in una intervista.

«Io sono cresciuto per i primissimi anni fra Teramo e Pescara. Un’infanzia normale, con molte donne, zie, contadine, che mi accudivano, e giochi e allegria. Però in quella normalità, in quella felicità, c’era, c’erano piccole cose di grande importanza».

 In molti gli contestavano che non avesse una vita privata e lui replicava: «è sempre l’esperienza personale, privata, che si trasforma in politica e ti dà la forza per combattere le battaglie».

Poi da giovanissimo l’amore per la politica: «ero studente, a Roma, uno studente un po’ avanti perché mia madre nel suo desiderio di perfezione aveva preteso che saltassi due anni, e un giorno ho visto in edicola Risorgimento Liberale. Ho cominciato a frequentare via Frattina, dove era la sede del PLI, piano piano ci siamo avviati in quella direzione che poi è stata la sinistra liberale».

«Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso».

E dalle sue parole emerge anche la felicità: «ogni anno è bello perché io sono felice di fare quello che faccio, di digiunare e di sentirmi dare del Gandhi da strapazzo, di firmare i fogli degli extraparlamentari nei quali non ho mai creduto ma che hanno diritto di avere i loro giornali, di difendere gli obiettori di coscienza anche quando si tratta di fascisti cretini, di urlare, di perdere la voce e la salute, persino felice che femministe diano, a me, dell’antifemminista… »

La sua casa è sempre stata piena di gente «tutti possono entrarci quando vogliono usare le mie cose», diceva. «I politici invece sono sempre soli, tetri, scontenti dell’esistenza, incapaci di dialogare perché incapaci di attenzione».


REFERENDUM SUL DIVORZIO

In Italia Pannella arrivo' alla notorieta' con il referendum sul divorzio del 1974, promosso dai cattolici e sostenuto dalla Dc di Amintore Fanfani contro la legge voluta dal socialista Loris Fortuna insieme al liberale Antonio Baslini.

Fuori dei partiti è lui a coniare il termine "partitocrazia". Entra in Parlamento, ma usa il referendum come una clava a botte anche di 15 per volta.

Se la prende con la caccia, il nucleare, l'ordine dei giornalisti, persino i sindacati. Ottiene - ma e' una vittoria di Pirro - l'abolizione del ministero dell'agricoltura e del finanziamento pubblico dei partiti.

    Marco Pannella sa protestare: si incatena, va in tv imbavagliato, fa lo sciopero della fame (una volta, all'inizio degli anni '70, un cronista del "Giorno" lo  vide addentare un cornetto, ma fu un'eccezione). Si piazza in una roulotte davanti al Pantheon, va a Porta Portese a distribuire spinelli nel nome dell'antiproibizionismo. E' anche propositivo: promuove la lotta contro la fame nel Mondo, costringendo i partiti ad aprire il dibattito, organizza le campagne per la moratoria sulla pena di morte.

E non guarda in faccia a nessuno, nel senso che pur di ottenere il risultato e' pronto anche ad andare a casa del diavolo, cioe' ad allearsi ora con il centrodestra, ora con il centrosinistra.

E a mandare in Parlamento chi vuole lui, e magari gli altri non candiderebbero mai: Ilona Staller detta in arte Cicciolina - nota pornostar venuta dall'Est - oppure Toni Negri, professore universitario condannato nell'ambito del processo "7 Aprile" per associazione sovversiva.


IL SUO PARTITO RADICALE? UNA MACCHINA DA GUERRA

Il Partito Radicale, con lui, e' stata una gioiosa macchina da guerra di rivoluzionari di professione. Pannella al suo interno e' tutto: segretario, fondatore, leader carismatico, selezionatore - grazie ad un fiuto fuori del comune - di talenti. Stanzani, Spadaccia, Strik Lievers, oltre ad una Emma Bonino con cui il rapporto e' stato negli anni altalenante, sono una squadra micidiale di guastatori, contestatori pronti a sparare sul quartiergenerale. Ma senza furore, con la lucidita' dei cavalli di razza. Pronti, su suo consiglio, a occupare la scena di un teatro romano tutti nudi (non e' un bello spettacolo) contro il sistema dei partiti. Altra cosa sono invece gli eredi designati: il Maestro non lascia mai un delfino, ragion per cui Negri, Crippa e Cappato non assurgono alle vette della vera leadership.


IL SALUTO DI D'ALFONSO E CHIODI

«Addoloratissimo apprendo della morte di Marco Pannella, un abruzzese, un politico di razza, un guerriero per i diritti», ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, «sebbene lontanissimi per formazione politica, tutte le volte in cui ci siamo incontrati abbiamo sempre riscontrato un’armonia cristallina data dal rispetto reciproco e dall’accordo su un tema fondamentale: la battaglia per il progresso della collettività. Da ragazzo ho ammirato il coraggio e l’intensità con cui affrontava le battaglie per i diritti civili, e assistendo ad un suo comizio negli anni Ottanta ho percepito la forza immensa con cui difendeva e propugnava le sue idee. Da adulto ho potuto confrontarmi con lui, maestro della parola e liberatore di libertà, apprezzandone le rare doti di cultura e intelligenza. Marco Pannella mancherà non solo all’Abruzzo ma all’Italia tutta, e a nome di tutta la regione lo saluto con calore fraterno».


«La mia prima tessera è stata quella radicale, ma oggi ad andarsene è l’amico prima ancora dell’ispiratore di tante battaglie radicali, non tutte mie», ha detto invece l’ex presidente della Regione e concittadino, Gianni Chiodi, «oltre al dolore, rimane la fierezza del segno che il nostro concittadino ha lasciato nella storia politica e civile di questo paese senza, per di più, aver ricoperto ruoli di governo. Senza aver avuto il riconoscimento, dovuto, di senatore a vita. Oggi tutti sono Pannella, me ne compiaccio, ma il mio auspicio è che, al di là delle frasi di circostanza, viva il suo esempio, la ricerca infaticabile di un riformismo autentico e mai fine a se stesso, mai puntato sul mero consenso ma sulla necessità di rendere più giusta, né migliore né peggiore, la nostra società».


FUNERALI A TERAMO DOMENICA

In segno di cordoglio per la scomparsa di Marco Pannella, il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi ha proclamato il lutto cittadino per la giornata di domenica 22 maggio, in concomitanza con la cerimonia funebre. Per tale giornata sono pertanto sospesi tutti gli incontri e le manifestazioni pubbliche. Interpretando il sentimento della popolazione lo scorso 12 maggio, su proposta del primo cittadino, il Consiglio comunale aveva insignito Marco Pannella della Cittadinanza Onoraria e lo stesso sindaco si era recato, il giorno seguente, nell'abitazione romana del leader dei diritti civili per consegnare la simbolica chiave della citta'.

La salma di Marco Pannella arrivera' a Teramo nella notte tra sabato e domenica (presumibilmente attorno all'una) e rimarra' nella camera ardente che sara' allestita nell'aula consiliare del Municipio fino alle ore 15 del giorno successivo, quando il feretro sara' trasferito al cimitero cittadino, dove verra' tumulato.