SANITA'

Sos medici ospedalieri: «siamo pochi e lavoriamo troppo»

Indagine Anaao Assomed, a rischio sicurezza assistenza pazienti

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Sos medici ospedalieri: «siamo pochi e lavoriamo troppo»

ROMA. I medici del Belpaese sono sempre piu' stressati a causa dei supercarichi di lavoro e turni insostenibili. Un medico over 50 può arrivare a svolgere cinque turni notturni al mese nelle regioni meridionali. Se vive al nord, la media si ferma a tre. Gestisce circa cinquanta pazienti per ogni turno di notte, ma può arrivare a duecento e oltre, specie se lavora nel nord-ovest.

Questo il quadro allarmante denunciato dalla ricerca Anaao Assomed, nell'indagine appena conclusa su un campione di oltre 1000 camici bianchi. Ne esce una fotografia di una situazione di rischio e di fatica in cui il medico vive ogni giorno e ogni notte nell'esercizio della sua professione. Ed e' sulla base anche di questo scenario che l'Anaao Giovani ha avviato una nuova indagine partendo da quesiti specifici, come la valutazione dei carichi di lavoro, della continuità di cura tra ospedale e territorio, o l'effetto di eventuali carenze organizzative sull'attività lavorativa, che mira a far emergere le criticità concrete che i medici devono affrontare ogni giorno nell'esercizio della loro professione.

Secondo il piu' rappresentativo dei sindacati dei medici pubblici, questi risultati sono le conseguenze di anni di definanziamento della sanità, di blocco del turn-over, di taglio dei posti letto, che hanno quindi determinato un progressivo depauperamento del Servizio sanitario nazionale contribuendo fortemente a peggiorare la qualità dei servizi sanitari e incidendo prevalentemente sulle fasce reddituali più povere. Quello che più preoccupa al sindacato è la scarsa considerazione delle strutture aziendali per la gestione del rischio clinico: "Avere in affidamento oltre 100 pazienti per turno di guardia, con punte superiori ai 200, non può che diminuire la sicurezza delle cure, - si legge nel report - il rischio sia per il medico che per il paziente, mettendo a repentaglio anche la qualità dell'assistenza".

 

Un quadro decisamente a tinte fosche quello dipinto dal sindacato dei medici che puntano poi il dito anche sui tagli che a loro dire, hanno portato ad una contrazione nell'offerta di prestazioni diagnostiche, di interventi chirurgici e di ricoveri.

«Le liste d'attesa sono aumentate diventando una vera e propria barriera fisica per il diritto di accesso alle cure da parte dei cittadini. I Pronto soccorso in mancanza di posti letto per il ricovero si sono trasformati in luoghi di stazionamento indegni ed insicuri, - si legge nel documento - più vicini a gironi infernali che a luoghi civili di accoglienza».

 Altro tema spinoso e' quello dei ticket esosi che portano i malati a rivolgersi al servizio privato.

«Chi ha disponibilità economiche si rivolge al privato, anche a causa dei ticket molto esosi del settore pubblico che rendono competitiva l'offerta privata di prestazioni sanitarie low cost. La spesa a carico del cittadino è arrivata a 33 miliardi di euro nel 2014, valori non riscontrabili negli altri Paesi europei con cui dovremmo confrontarci».

 Infine, volendo fare un analisi delle regioni, sono i cittadini meno abbienti del sud a soffrirne, in particolare della Calabria, Sardegna, Puglia, Sicilia. Quelli che ne hanno la possibilità vanno a curarsi nelle strutture ospedaliere del centro-nord.