POLITICA

Referendum Trivelle scontro sul voto, Renzi isolato sul non voto

Moltissimi invitano al voto (qualunque esso sia) per questione di democrazia e civiltà

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Referendum Trivelle scontro sul voto, Renzi isolato sul non voto

 

ROMA. Al referendum del 17 aprile sulle trivelle e lo sfruttamento dei giacimenti "si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo che ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini".

La posizione espressa dal presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, è chiara e netta. E non investe, ovviamente, i contenuti del quesito referendario: su quelli, "ciascuno è libero". Investe, invece, il diritto-dovere di prendere parte alle consultazioni democratiche, previste e disciplinate dalla Costituzione. E sulla stessa linea dovrebbe assestarsi anche il presidente Sergio Mattarella seguendo la tradizione dei suoi predecessori al Colle. Anche se il Quirinale ancora non conferma ufficialmente. Naturalmente non è dato sapere quale preferenza esprimerà il capo dello Stato. Non c'è dubbio che ci sia una differenza sostanziale tra elezioni e referendum, ma restano due strumenti di democrazia diretta costituzionalmente regolati. Il referendum attraverso l'articolo 75 della Costituzione.
Grossi, interpellato durante la conferenza stampa seguita alla presentazione annuale sull'attività della Consulta, ha parlato da membro di quello che definisce "un tribunale" che non tutela valori "imbalsamati" come un custode in un museo, ma nella loro "attuale e concreta consistenza". E molto spesso lo fa per rispondere a esigenze del "tessuto sociale" "non compiutamente soddisfatte" dalle leggi. Da tecnico, nel suo intervento, Grossi si sofferma sul ruolo dei magistrati, sulle molte ordinanze "affette da vizi genetici" che giudici e tribunali rimettono alla Corte e che per questo sono esposte alla 'bocciatura' per inammissibilità.
Colpa di magistrati incapaci o che agiscono per volontà di protagonismo, gli si chiede.
No, "la qualità della nostra magistratura è egregia, ma c'è un difetto di organizzazione che sta diventando un male strutturale: troppo pochi giudici e un carico eccessivo di lavoro", è la risposta. Non è un caso se nel 2015, su 145 giudizi incidentali, provenienti da giudici di vario ordine, le pronunce di illegittimità sono state solo 38 e tutte le altre sono state di inammissibilità o infondatezza. Il piano politico, nel suo discorso, resta sullo sfondo. Ma le sue parole sul referendum acquistano inevitabile peso, perché pronunciate a sei giorni dal voto e, soprattutto, dopo l'appello all'astensione arrivato da una parte del Pd e dallo stesso Renzi, premier e segretario del partito, che oggi dichiara: "Il referendum sulle trivelle è sicuramente importante ma non c'è niente di nuovo da dire". Su un altro tema 'caldo', quello delle intercettazioni, tornato al centro del dibattito dopo l'inchiesta petrolio, Grossi non è entrato: "Qui è bene mantenere un assoluto silenzio o sarebbe un'interferenza", afferma. Il referendum, invece, è cosa ben diversa perché chiama in causa quel diritto di "partecipazione al voto che fa parte della carta d'identità del buon cittadino". E sebbene rispondendo a una domanda specifica, il presidente della Corte dà, ovviamente, una risposta di portata generale, che suscita immediate reazioni. Nella minoranza Pd, da D'Attorre a Speranza fino a Gotor, che accusa Renzi di "sbagliare due volte", le sue parole raccolgono consensi e inviti a riflettere. "Un raggio di sole per la democrazia", sintetizzano i Verdi. Appello al voto anche da parte della Cgil. Ma le dichiarazioni più forti arrivano da Beppe Grillo, che chiama in causa il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ex giudice della Consulta, chiedendogli di "prendere posizione: sull'energia - rimarca il leader Cinquestelle - è una questione di civiltà". Ha superato i dubbi, invece, il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Finora incerto se recarsi o meno alle urne, ha sciolto ora la riserva: "Andrò a votare e voterò 'No'. Ho sempre ritenuto tutte pienamente legittime le posizioni, compresa quella di chi sceglierà l'astensione puntando al mancato raggiungimento del quorum. Da più parti mi viene chiesto cosa farò domenica: la mia risposta è che andrò a votare e sosterrò le buone ragioni del 'No'".

 

Intanto però è polemica sulla pubblicità e l’informazione del referendum

Angelo Bonelli e il portavoce di Roma Gianfranco Mascia dei Verdi hanno contestato l’informazione pubblica visto che «il Tg1 dedica nell'ultimo periodo monitorato da Agcom, che va dal 21 marzo al 3 aprile, alle ragioni del sì e del no del referendum del 17 aprile 55 secondi come media giornaliera. Il direttore di rete di Rai1 deve spiegare questa scelta e perché Rai1 in un giorno decida di regalare 60 minuti alla promozione del libro del figlio del boss mafioso di Toto Rina e solo 55 secondi al referendum».

«In queste condizioni di disinformazione il referendum del 17 aprile non si può svolgere e chiediamo al presidente della repubblica Mattarella un suo intervento a tutela dell'informazione e quindi della democrazia nel nostro paese arrivando anche all'annullamento del referendum con spostamento data al 5 giugno perché sono state violate le regole di accesso all'informazione. Anche per questo noi continuiamo la nostra forma di protesta non violenta di sciopero della fame», concludono gli ecologisti.

 

Tuttavia sul Web e sui social risultano molto condivisi anche i numerosi spot realizzati per il “Sì” anche grazie all’apporto di numerosi vip.

La campagna lanciata dal Comitato "Non voto" fa però discutere. Il Comitato, fondato da un pugno di sostenitori dell'astensionismo, tra i quali Gianfranco Bordini, Rosa Filippini, Pier Camillo Falasca, ha infatti confezionato uno spot di risposta al video di Greenpeace che ha 'ingaggiato' 12 grandi artisti, da Ficarra e Picone a Nino Frassica, da Claudia Gerini, Elio Germano, Valeria Golino, a Flavio Insinna, Noemi, Piero Pelù, Isabella Ragonese, Claudio Santamaria e Pietro Sermonti, per dire "Si al referendum".

Nello spot degli astensionisti, si vedono invece cittadini comuni che smaliziati si chiedono con ironia e con "l'ottimismo della razionalità": ma come ci andranno al mare "i 12 grandi artisti dello spot per il Sì? Con la macchina? E il bagno caldo poi come lo fanno?".

 I 5 Stelle però insorgono: «E' una vergogna. Ma secondo voi è normale che su Rai2, un canale TV pubblico, pagato con i soldi delle tasse degli italiani, vada in onda uno spot che invita a rinunciare a un proprio diritto e dovere civico?».

 Ma dalla Rai si ricorda che gli spazi radiotelevisivi destinati alle "Tribune" e ai "Messaggi autogestiti" sono stati approvati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza che ha anche provveduto al sorteggio per attribuirli in modo imparziale. E Falasca, del Comitato Non Voto, aggiunge: «L'astensione è prevista tra le opzioni referendarie e la Tv deve garantire par condicio. L'astensione è un diritto costituzionale insito nella disciplina del referendum: se i padri costituenti hanno previsto il quorum hanno ritenuto che uno strumento così importante come la democrazia diretta dovesse avere come requisito una grande partecipazione».

Il premier Renzi è stato il primo ad invitare a non andare a votare scatenando alcune reazioni piccate da parte di chi crede invece che la consultazione popolare sia la manifestazione più alta di partecipazione democratica.