NODO INCAGLI

Slitta a settembre termine per vendita good bank. Debiti Carichieti salgono a 860mln

Secondo Commissaria europea alla Concorrenza «banca d’Italia ha sottovalutato sofferenze»

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Il Governo ha deciso: anche la Carichieti si salverà solo con soldi privati

CHIETI. Slitta il termine entro il quale cedere le 4 'good bank' nate dopo la risoluzione di Banca Marche, CariFerrara, CariChieti e Banca Etruria.

Secondo quanto riferiscono fonti del Mef, la scadenza entro cui le autorità italiane ritengono si possa concludere l'iter di cessione può essere individuata indicativamente a settembre. La Ue aveva inizialmente indicato fine aprile, ma Italia e Commissione stanno lavorando per la proroga.

Intanto ieri il Fatto quotidiano ha pubblicato un articolo nel  quale vengono rivelati i contenuti della lettera con cui la commissaria europea alla Concorrenza, Margarethe Vesatger, ha autorizzato lo scorso 22 novembre il salvataggio delle quattro banche, recentemente depositata da Banca d’Italia al Tar del Lazio dopo il ricorso della Fondazione Cassa di Jesi contro il decreto.

Due i passaggi più critici: il termine per la vendita degli istituti, fissato al 30 aprile, e l’ufficializzazione che le sofferenze delle quattro banche salvate sono state sottovalutate dalla Banca d' Italia, che ha ordinato la loro cessione a un prezzo nettamente inferiore al reale valore economico.

In particolare si raddoppiano le sofferenze  della vecchia Carichieti-sottostimate dalle precedenti gestioni anche commissariali – passando da poco più di 400 mln di euro a 860 mln di euro. In pratica ieri si è saputo che chi aveva calcolato  e stimato gli incagli era stato troppo ottimista mentre avrebbe dovuto accorgersi che molti di quei crediti erano già inesigibili. Cioè nno più recuperabili, dunque perdite certe e nette.   

Secondo Vestager, scrive sempre Il Fatto, il prezzo medio del 17,6 per cento del valore nominale dei crediti ammalorati consentirà alla bad bank un notevole profitto che sarà riversato sul Fondo di risoluzione, alimentato dai contributi obbligatori delle banche sane e governato dalla Banca d’Italia guidata da Ignazio Visco. È questo prelievo di ricchezza, con il quale il Fondo di risoluzione recupera le risorse versate nelle nuove banche, che consente alla Vestager di autorizzare l’aiuto di Stato.

Se la banca ponte non sarà venduta entro il 30 aprile 2016, scriveva Vesatger, interromperà immediatamente ogni attività diversa dal recupero dei crediti in essere a quella data, non svilupperà nessuna nuova attività o business, non entrerà in nuovi mercati e non acquisirà nuovi clienti.

In pratica, scrive Il Fatto, per le nuove banche create il 22 novembre e affidate al presidente Roberto Nicastro ciò significherebbe la morte. Il recupero dei crediti deve avvenire comunque entro il 22 novembre 2017, data con la quale scatterà la messa in liquidazione e sarà revocata la licenza bancaria.

Proprio a proposito di queste notizie riportate dalla stampa, fonti del Mef parlano quindi di un lavoro comune Roma-Bruxelles per la proroga e di una nuova data fissata indicativamente a settembre.

Più volte interrogato sulla tempistica, nei mesi scorsi Nicastro aveva parlato di probabile vendita degli istituti prima dell'estate.


CGIL: «MENO SEGRETI E PIU’ TRASPARENZA»

Secondo la Fisac Cgil sono state ore di tensione quelle di ieri dopo l’articolo de Il Fatto e l’intervento tardivo del ministero perché le notizie hanno cerato allarme.

«Mentre i lavoratori sono da mesi sotto pressione per consolidare le 4 Nuove Banche, il Governo impegnato nell’ennesima fiducia, i cittadini devono apprendere da un articolo di stampa aspetti non secondari della controversa vicenda delle banche in risoluzione e delle condizioni negoziate con l’Europa», dice la Cgil, «mentre i detentori di obbligazioni subordinate ( 10.559 risparmiatori per un controvalore di 329,2 milioni di euro ) attendono di conoscere i contenuti dei decreti del Governo, alla Camera si pone la fiducia sul c.d. decreto-banche ma si tace sugli altri decreti, salvo che dovrebbe essere rispettata la scadenza del 31 marzo. Si continui pure a scaricare sulla Commissione Europea le responsabilità ma ci si decida: se i risparmiatori sono stati vittime di “ truffa “, come lo stesso Governo afferma, si accertino le responsabilità e si risarciscano gli obbligazionisti non professionali e non istituzionali».

 

 

«Non sono stati certo gli addetti agli sportelli ad avere», continua la Cgil, « deciso l’emissione di bond subordinati per rafforzare i requisiti patrimoniali; consentito l’emissione; attribuito il livello di rischio; 4) deciso, programmato e coordinato la collocazione al dettaglio dei bond subordinati. Le cattive gestioni, gli intrecci clientelari, la commistione di affari e politica sono causa prima dei crediti in sofferenza; sono altrettante responsabilità da accertare perché alla fine non accada che nella notte tutte le vacche sono nere».

E secondo il sindacato rimangono non secondarie ma inevase alcune questioni:

·       Quale attenzione all’economia dei territori e all’occupazione nella cessione delle 4 Nuove Banche ( e delle società  controllate e delle partecipazioni ) ?

·       Quali strategie per la gestione e il recupero dei crediti in sofferenza ? Quali ricadute sull’economia reale ?

·       Quali provvedimenti per evitare che le “ cattive abitudini “ si perpetuino e si riciclino, magari sotto il manto delle competenze?