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Banca Tercas, Ministero Economia ricorre alla Commissione di giustizia Ue

«No furono aiuti Stato»

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Banca Tercas, Ministero Economia ricorre alla Commissione di giustizia Ue

AREZZO. Proprio nel giorno in cui ad Arezzo va in scena l'udienza sul primo filone dell'inchiesta su Banca Etruria, dal Mef arriva la conferma del ricorso dell'Italia alla Commissione di giustizia dell'Unione Europea in Lussemburgo sul caso Tercas, il provvedimento della Commissione Ue che nel dicembre scorso bloccò l'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt) nel salvataggio della Cassa di Risparmio della provincia di Teramo perché considerato aiuto di Stato.

L'intervento venne sostituito con uno del nuovo fondo volontario. E un ricorso starebbe preparandolo anche Fidt. Secondo Bruxelles l'intervento da 300 milioni di euro del Fondo interbancario, per favorire l'acquisto da parte della Banca Popolare di Bari, venne condotto «per conto dello Stato italiano». L'impugnazione chiarirà la materia degli aiuti di Stato, dopo il recente parere dell'avvocato generale della Corte di Giustizia Ue - citato nei giorni scorsi dall'Abi il cui presidente, Antonio Patuelli, oggi plaude all'iniziativa del Governo - secondo cui «non è vincolante per gli Stati» la comunicazione 2013 della commissione sulle banche, quella che aveva sancito il principio del burden sharing applicata, peraltro, anche nel salvataggio delle 4 banche (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti).

«ERRONEA APPLICAZIONE»

Il Mef ricorda che il Fondo è un organismo di diritto privato, che da parte della Commissione Ue vi è stata un'erronea applicazione del criterio del MEIP e che, la stessa Commissione, ha sbagliato nel ritenere incompatibili con il mercato interno le misure controverse, anche nel caso in cui dovessero essere qualificate quale aiuto di Stato.

Prima dell'emanazione del decreto Salva banche anche per Etruria, Banca Marche, CariChieti e Carife era stata invocata la strada dell'intervento del Fidt, strada che il Governo non seguì per i dubbi che da Bruxelles già circolavano su Tercas. Una via che i risparmiatori, che hanno manifestato davanti al tribunale di Arezzo, ancora oggi hanno invocato soprattutto dopo quanto trapelato dall'aula del gup Anna Maria Lo Prete davanti alla quale sono comparsi i difensori dell'ex presidente Giuseppe Fornasari, dell'ex direttore generale Luca Bronchi e del direttore centrale David Canestri, accusati di ostacolo alla vigilanza dalla procura di Arezzo, in quella che viene considerata la 'madre' di tutte le inchieste su Etruria.

SOLO BANKITALIA DANNEGGIATA?

Dopo che gli avvocati di Confconsumatori, Codacons, Unione italiana consumatori, azionisti e risparmiatori singoli, First/Cisl avevano chiesto la costituzione come parte civile (in totale 74 soggetti), il legale di Bankitalia Raffaele D'Ambrosio ha sostenuto che solo Palazzo Koch può essere considerato 'danneggiato' e quindi deve essere unica parte civile ammessa. Una tesi che non è piaciuta neppure al procuratore Roberto Rossi, favorevole all'ammissione di quanti lo hanno chiesto. Il giudice ha riconvocato tutti per il 13 aprile per dare modo ai difensori, Nino D'Avirro (legale di Fornasari), Antonio Bonacci (Bronchi) e Luca Fanfani (Canestri) di studiare le carte prima di fare le loro valutazioni.

Nello stesso giorno dovrebbe esserci la decisione sull'ammissibilità da parte del gup.

«Non hanno intenzione di far sì che determinati documenti, che dimostrerebbero le responsabilità degli ex amministratori ma anche degli organi di vigilanza, vengano fuori», ha commentato Letizia Giorgianni, presidente dell'Associazione vittime del Salva Banche che aveva deciso di costituirsi stamani, in attesa di capire come andrà avanti il filone dell'inchiesta sull'ipotesi di truffa, per loro molto più 'interessante' e la possibile bancarotta dopo la dichiarazione di insolvenza.

MAXI MULTA CONSOB

Intanto nei giorni scorsi la Consob ha multato per quasi un milione di euro 24 ex dirigenti della Tercas a seguito della segnalazione dell’allora commissario Riccardo Sora: procedimento ora chiuso, notificato a metà 2015 e pubblicato di recente. Le sanzioni hanno colpito l’ex direttore generale Antonio Di Matteo chiamato a restituire 180 mila euro, l’ex presidente Lino Nisii (60 mila euro di sanzione); gli ex vice presidenti Mario Russo (54 mila euro) e Claudio Di Gennaro (48 mila euro), l’ex presidente del Collegio dei Sindaci Luigi Montironi (60 mila euro), degli ex consiglieri di amministrazione Guglielmo Marconi (60 mila euro), Luigi Marini (60 mila euro), Federica Morricone (48 mila euro) e Alfredo Rabbi (48 mila euro). Per l’esattezza la sanzione della Consob ammonta a 960mila euro e arrivano a seguito delle contestate violazioni al testo unico della Finanza (i comportamenti nei confronti della clientela di Tercas, la negoziazione delle azioni, il profilo di rischio delle emissioni subordinate della banca).