DISTRUZIONE

Scuola, supplenti senza stipendio. «Il Ministero non paga»

Il dramma di 30 mila docenti

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Scuola, supplenti senza stipendio. «Il Ministero non paga»

Ministro Giannini

ABRUZZO. Lavorano da mesi regolarmente ma dello stipendio non c’è traccia.

E’ la terribile situazione che stanno vivendo circa 30 mila insegnanti supplenti (precari) di tutta Italia, un migliaio in Abruzzo, che non sanno più dove sbattere la testa.

Il Ministero non paga e loro sono esasperati. Lavorano praticamente per beneficenza, di risposte non ne arrivano e anche le rassicurazioni degli ultimi mesi sono cadute tutte nel vuoto.

Intanto i disagi sono enormi per chi con quello stipendio dovrebbe camparci, pagare il mutuo, le bollette. «Da ottobre non vediamo rispettato il contratto», raccontano i supplenti che raccontano il loro dramma anche in un gruppo Facebook: «i nostri stipendi arrivano con seri ritardi o, nella maggioranza dei casi, non arrivano affatto». 

Avevano avuto rassicurazioni precise dal Miur e dal sottosegretario Faraone, che la situazione, fra dicembre e gennaio (quindi comunque con diversi mesi di ritardo) si sarebbe normalizzata. Ma non è avvenuto. Oltre ai soldi non arrivati anche l’amarezza dell’ennesima presa in giro.

Alcuni hanno ricevuto una mensilità o due, ma la maggioranza attende ancora.

Gli stipendi versati in ritardo, inoltre, sono stati considerati “arretrati” e quindi senza la detrazione sulle imposte, senza il bonus Renzi e con un calcolo Irpef che fa sì che il netto percepito sia di molto inferiore alla somma a cui, da contratto, avrebbero diritto.

«Ci siamo allertati contro questa ulteriore ingiustizia e ci è stato risposto che i soldi ci verranno resi con il 730 del 2017», rivelano ancora i supplenti che dovranno dunque aspettare un anno.

«Le nostre giornate, dopo il lavoro», raccontano ancora, «passano fra telefonate al Noipa, al Miur, alla Tesoreria Regionale che si rimpallano l’un l’altro le responsabilità e alla fine attribuiscono il tutto ad una generica “mancanza di fondi”. Molti di noi continuano a lavorare spinti dall’etica professionale e dalla consapevolezza che gli alunni e le loro famiglie non sono responsabili di questa assurda e scandalosa inadempienza. Siamo di fronte ad uno Stato che firma un contratto con i suoi cittadini e non solo non lo rispetta, ma si nasconde dietro ad un pietoso scaricabarile di responsabilità e rimpalli temporali».

Insomma gli insegnanti sono arrivati allo stremo e molti prospettano l'idea abbandonare i loro incarichi perché non in grado di sostenere le spese, perché scoraggiati da uno stipendio che non arriva, per non parlare delle bollette, dei mutui, degli affitti, delle spese delle famiglie.

«Quando non sbloccano i fondi per i contratti che hanno firmato, pensano che ci sono famiglie che non pagano le rate del mutuo e perdono la casa, che hanno anziani a carico o figli a scuola? Pensiamo di no», contestano gli insegnanti.

«Noi viviamo del nostro lavoro, che non ci viene retribuito».