ULTIMO GRADO

Canzio: «la Cassazione sommersa dai ricorsi rischia il default»

Orlando: «io favorevole ma decide Cdm». Legnini: «accogliere appello»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

102

Canzio: «la Cassazione sommersa dai ricorsi rischia il default»

ROMA. «Assediata da un mostruoso numero di ricorsi» che non ha paragoni con nessuna altra Corte al mondo, e soffocata da un pesantissimo arretrato, che solo nel settore civile vede 105mila processi pendenti, la Cassazione rischia "il default".

E' il primo presidente Giovanni Canzio a lanciare l'allarme e a chiedere alla politica di non starsene con le mani in mano perché se non si arresta il "declino" della Suprema Corte, a soffrirne sarà l'intera collettività.

Anche i suoi predecessori al vertice del Palazzaccio avevano usato toni preoccupati sulla sorte della Corte, ma è la prima volta che un primo presidente si spinge a chiedere alla politica atti concreti: e cioè un decreto legge per affrontare con «provvedimenti urgenti» il fardello dell'arretrato nel settore civile, che rappresenta «un'emergenza» tale da mettere «in forse i valori della democrazia».

Si' perché, di fronte a un «flusso di ricorsi patologico» (ogni anno i nuovi sono 80mila, di cui 50mila nel penale e 30mila nel civile, dove i procedimenti durano in media quattro anni e il 48% dei ricorsi proviene dallo Stato) e davanti a pendenze così rilevanti, la Cassazione non riesce più a svolgere appieno il suo compito primario: garantire l'esatta e uniforme interpretazione delle norme e in questo modo l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Canzio parla a un convegno organizzato dal Csm. E il suo appello (condiviso dal Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo) è rivolto al Governo e al Parlamento.

Ad ascoltarlo ci sono tra gli altri il presidente della Consulta Paolo Grossi,i presidenti delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, Donatella Ferranti e Nico D'Ascola e il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Proprio al Guardasigilli il primo presidente sembra rivolgersi quando elenca i «pochi e semplici interventi» da inserire nel decreto legge per abbattere l'arretrato civile: una procedura semplificata per i ricorsi più semplici, l'apporto di tirocinanti in alcuni uffici, la possibilità di utilizzare come consiglieri i magistrati del Massimario, la nomina di giudici ausiliari (tra magistrati e avvocati in pensione) per smaltire il contenzioso tributario, che rappresenta il 50% di tutto l'arretrato civile della Corte.

E nello stesso decreto, Canzio propone di inserire la riforma delle impugnazioni penali, stralciandola dal provvedimento del governo all'esame del Senato. Orlando tende subito la mano. Interpellato dai giornalisti,dice di essere personalmente a favore del decreto legge, ma che la valutazione dovrà essere fatta collegialmente dal Consiglio dei ministri, dal premier e dal ministro per i Rapporti con il Parlamento.

«Valuteremo se ci sono le condizioni per un decreto legge», assicura, facendo notare che «molte questioni poste dal presidente Canzio possono trovare ospitalità in provvedimenti che sono a buon punto in Parlamento».

 Dunque «se non ci fosse quella via, per ragioni di congestionamento della decretazione d'urgenza, possiamo lavorare su un'altra strada».

 L'appello di Canzio va senz'altro accolto per il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, che fa notare tuttavia come la scelta dello strumento legislativo sia una prerogativa del Governo e del Capo dello Stato.