PETROLITICA

Referendum anti trivelle, coro unanime: «Mattarella dica sì ad election day»

In questo modo si risparmieranno circa 300 milioni di euro

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

141

Referendum anti trivelle, coro unanime: «Mattarella dica sì ad election day»

Matteo Renzi

ABRUZZO. Il Consiglio dei ministri ha fissato il referendum sullo stop alle trivelle: la consultazione si terrà il 17 aprile.

Sfuma così l’ipotesi di un election day e scoppia la protesta.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, frontman politico di questa rivolta anti trivelle si dice «addolorato» del fatto che sia stata bocciata l’ipotesi di accorpamento con le amministrative. Sulla stessa linea anche il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (anche lui del Pd) affinché intervenga il capo dello Stato.

Solo con il decreto di indizione del presidente Sergio Mattarella partirà ufficialmente la campagna referendaria.

Per la presidente del Gruppo Misto-SEL al Senato Loredana De Petris così come decisa la data referendum è da considerarsi «una truffa a cittadini»  perché si butteranno 300 milioni di euro pur di non accorpare il voto referendario a quello delle comunali: «è il contrario esatto di quello che un governo democratico dovrebbe fare, cioè incentivare e agevolare la partecipazione all'appuntamento più centrale nella vita democratica di un paese: il referendum popolare».

 Parla di «truffa» anche Greenpeace:  «Renzi sta giocando sporco, svilendo la democrazia a spese di tutti noi. chiarissima la sua volontà di scongiurare il quorum referendario, non importa se così si sprecano centinaia di milioni di soldi pubblici per privilegiare i petrolieri. L'allergia del premier alle prassi del buon governo, però, troverà questa volta risposte nuove, ovviamente democratiche e pacifiche».

A questo proposito Greenpeace ricorda la petizione lanciata nei giorni scorsi per chiedere al premier Matteo Renzi e al ministro degli Interni Angelino Alfano un Election Day che preveda l'accorpamento del voto referendario al primo turno delle prossime amministrative. Tale iniziativa da un lato garantirebbe i tempi necessari per la campagna referendaria, mentre dall'altro farebbe risparmiare una cifra compresa tra i 350 e i 400 milioni di euro. La petizione, sottolinea l'associazione, ha raccolto in brevissimo tempo oltre 68mila firme.

Greenpeace auspica ora che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui spetta l'atto ultimo di indizione del referendum, respinga la data proposta dal governo per consentire una votazione effettivamente democratica.

«Il Governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro», dice anche Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia. «Con 300 milioni di euro si potrebbe rendere più sicuro il nostro Paese agendo sul dissesto idrogeologico, si potrebbero disinquinare i nostri fiumi e i tanti tratti di mare oggi non balneabili, si potrebbe potenziare il trasporto pubblico e migliorare la vita e la salute di milioni di pendolari, si potrebbe finanziare il sistema delle aree naturali protette italiane. Si preferisce invece sprecare tutti questi soldi e obbligare i cittadini italiani a recarsi alle urne quattro volte nel giro di pochi mesi. La politica del Governo si conferma una politica 'fossile', nella sostanza e nei metodi».

«Il Governo butta 360mln però dice di non averne 200 per i truffati Banca Etruria», fa notare il Coordinamento No-Triv.

Se le cose resteranno così nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben quattro volte: per i due referendum abrogativi, per le elezioni amministrative e per il referendum costituzionale.