LA FUGA

Ryanair, la ritorsione è nazionale e contro Alitalia e Governo

Ma chiude solo le basi di Alghero e Pescara

Redazione Pdn

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Ryanair, la ritorsione è nazionale e contro Alitalia e Governo

Michael O'Leary

ROMA. La ritorsione di Ryanair è su scala nazionale e contro il governo e gli eventuali “privilegi” che gidrebbe Alitalia che oggi è anche partecipata dagli Emirati arabi di Etihad.

 Così  Ryanair chiuderà da ottobre le basi di Alghero e Pescara, taglierà alcune rotte e chiuderà tutti i voli di Crotone.

Lo ha annunciato la compagnia spiegando che la decisione è presa «a seguito dell'illogica decisione del governo italiano di aumentare ancora le tasse municipali».

 Con questa decisione, è stato spiegato durante una conferenza stampa, vengono chiuse 16 rotte, persi 800 mila clienti e tagliati 600 posti di lavoro.

Nello specifico, la decisione di Ryanair prevede: per Alghero la chiusura della base, il taglio di 8 rotte (60%), la perdita di 300 mila passeggeri, 225 posti di lavoro persi; per Pescara la chiusura della base, il taglio di 5 rotte (70%) la perdita di 250 mila clienti e 188 posti di lavoro persi; per Crotone la chiusura dell'aeroporto, il taglio di tutte e tre le rotte (100%), la perdita di 250 mila clienti e 188 posti di lavoro persi. Ryanair ha annunciato oggi anche il lancio della nuova programmazione per l'inverno da Roma, con 4 nuove rotte e nuovi collegamenti che permetteranno di trasportare oltre 9 milioni di clienti all'anno, sostenendo oltre 6.900 posti di lavoro tra Fiumicino e Ciampino.

«Non dovremmo essere noi a finanziare Alitalia-Etihad, dovrebbe essere qualcuno ad Abu Dhabi a finanziare il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti Alitalia», ha detto il chief commercial officer di Ryanair David O'Brien.

«Il Governo italiano ha aumentato di 2,50 euro la tassa municipale senza preavviso e senza giustificazione dal primo gennaio per sussidiare il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti Alitalia», ha spiegato O'Brien, definendo questa una «cattiva notizia per gli aeroporti regionali: il Piano di Alitalia-Etihad di distruggere gli aeroporti regionali sta funzionando». «Il nostro non è un attacco diretto ad Alitalia - ha pero' puntualizzato O'Brien - riteniamo che non ci sia ragione d'essere di questa tassa».

«Ryanair paga già 165 milioni di tassa municipale per il fondo piloti Alitalia», ha spiegato O'Brien. «Il Governo per raccogliere pochi milioni fa sì che le Regioni perdano centinaia di milioni di spesa turistica», ha aggiunto, spiegando che nelle tre Regioni coinvolte dalle chiusure la spesa turistica è di 100 milioni.

«Ryanair crede nella promozione degli aeroporti regionali, mentre per colpa di questa tassa la promozione diventa molto più difficile», ha detto ancora O'Brien.

Ma qualcosa non torna e che si tratti di vera e propria ritorsione o di una scusa che cela altre ragioni è presto detto.

Se la ragione dell’aggravio di 2,50 euro fosse vera sarebbe bastato “caricare” di questa minima cifra il costo del biglietto, con molta probabilità non se ne sarebbe accorto nessuno e nessuno avrebbe perso il posto di lavoro e non ci sarebbe stata una ripercussione sull’indotto e sull’intero settore del turismo.

Dunque questa motivazione non regge.

Allora quale potrebbe essere la vera ragione di Ryanair?

E’ indubbio che il clima è cambiato negli ultimi tempi e c’è una escalation nazionale che parte dall’Europa che impone vincoli precisi e certe scorciatoie del passato non sono più ammissibili.

E’ ipotizzabile, dunque, che la compagnia irlandese utilizzi una scusa qualsiasi per battere in ritirata prima che scoppi la vera bomba che coinvolgerà le singole regioni e di riflesso lo Stato Italiano? E’ possibile che possano scoppiare anche scandali giudiziari legati alle gestioni allegre di qualche aeroporto?

E poi infrazioni sono già state avviate negli scorsi anni dall’Europa anche in Francia…

  Le inchieste giudiziarie sono diverse e creano malumori che agitano gli animi e la politica e per questo al momento non sembra opportuno tirare troppo al corda.

Ma gli irlandesi non vogliono certo rinunciare a centinaia di milioni di euro di fatturato e guadagni  per cui l’ipotesi che rimane sul tappeto è quella della pressione sul governo affinchè si adoperi per innescare ulteriori pressioni a livello europeo che in qualche modo possano “legalizzare” quello che attualmente non lo è. Trovare insomma una scappatoia normativa per far affluire in maniera del tutto regolare i fondi pubblici nelle casse della compagnia.

 Insomma a rischiare sono in tanti e prima che sia troppo tardi gli irlandesi si ritirano.

 Per ora.

Per il futuro gli scenari   potrebbero essere diversi ma non si esclude che a questo punto gli “stranieri” possano decidere di far fallire i piccoli aeroporti in tutta Italia che negli ultimi 15 anni hanno giocato a fare turismo con i soldi pubblici comprando turisti a caro prezzo.

Ed ora che i soldi non ci sono più la giostra si ferma.