CERTEZZA E SICUREZZA

Carrai, l’amico di Renzi e il nuovo incarico alla cybersecurity

L’imprenditore vicino al premier non avrebbe però la laurea necessaria per ricoprire incarico

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Carrai, l’amico di Renzi  e il nuovo incarico alla cybersecurity

ROMA. Due presidenti di commissione al Senato, un ministro, diversi viceministri e sottosegretari, un nuovo consigliere diplomatico a Palazzo Chigi.

Sono le nomine che entro  la prossima settimana faranno un 'restyling' degli incarichi nella maggioranza a due anni dalla nascita del governo Renzi. Ma il nome che più surriscalda il clima politico è quello di Marco Carrai, l'imprenditore amico del premier che dovrebbe approdare a Palazzo Chigi con un "incarico tecnico" sulla cyber security.

M5s, Fi e Si sono sulle barricate: portano il caso in Aula alla Camera e nel Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Contro la nomina, annunciano gli "azzurri", son pronti a chiamare in causa anche il Quirinale.

Per Carrai il ruolo immaginato da Renzi è quello di "consulente", probabilmente a Palazzo Chigi. Lo conferma Maria Elena Boschi, che risponde alla Camera a una interrogazione di Si.

 Il ministro assicura che non ci sarà nessuna interferenza di Carrai sui Servizi segreti: «Non è prevista alcuna forma di partecipazione di strutture private» (Carrai, accusano le opposizioni, ha una società che si occupa di cyber security).

Dopo gli attentati di Parigi, ricorda il ministro, il governo ha stanziato 150 milioni per la sicurezza informatica. Ma, precisa, non ha cambiato il quadro normativo in cui si muovono i Servizi e la destinazione dei fondi sarà concordata da Renzi con Comitato per la sicurezza della Repubblica, sentiti Dis, Aisi e Aise, e informato il Copasir.

«L'unica autorità politica - scandisce Boschi - preposta alla gestione dei servizi di sicurezza è Marco Minniti», che gode di «piena fiducia» da parte di Renzi. Carrai potrebbe invece operare, spiegano fonti parlamentari, nell'ambito del nucleo di sicurezza cibernetica presso l'ufficio del consigliere militare di Palazzo Chigi. Un incarico ora vacante ma che, fanno notare fonti parlamentari, Carrai non potrebbe ricoprire perché non ha il requisito della laurea.

Prima ancora della nomina, però, l'opposizione è già sugli scudi e porta in sede di Copasir la questione: il M5s chiede una audizione di Matteo Renzi, mentre la prossima settimana verrà sentito il direttore del Dis Giampiero Massolo.

I 5 Stelle denunciano un progetto 'dittatoriale' per spiare i cittadini: «La spudoratezza è oltre la soglia di tolleranza», dice Beppe Grillo.

Silvio Berlusconi racconta di aver già pronti volantini "anti-regime": "Dio ti vede, Renzi no". E Renato Brunetta e Maurizio Gasparri mettono in scena un'occupazione simbolica del Copasir per denunciare l'assenza di membri in quota FI chiedendo urgentemente l'intervento di Mattarella e dei presidenti delle Camere. Intanto, tra Parlamento e governo si prepara un corposo giro di nomine.

BANCA ETRURIA

Ma a far discutere in queste ore è ancora il caso Banca Etruria.

Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d'Italia al Consiglio regionale della Toscana, denuncia infatti il fatto che Banca Etruria avrebbe finanziato la Fondazione Open che sostiene Matteo Renzi e che, fra le altre cose, organizza ogni anno la convention della Leopolda.

 Secondo Donzelli  il finanziamento di 15mila euro sarebbe arrivato tramite la società 'Intesa Aretina Scarl', di cui è socia Banca Etruria. «La Fondazione Open - spiega Donzelli - è presieduta da Alberto Bianchi, avvocato di Renzi, ed il consiglio direttivo è composto da Maria Elena Boschi, il cui padre è stato vicepresidente dell'istituto di credito, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, e Marco Carrai, che il Presidente del Consiglio sta proprio in questi giorni pensando di nominare a responsabile di una struttura per la cybersecurity». «Il finanziamento è pubblicato sul sito della Fondazione Open - sottolinea Donzelli - ed è gravissimo che il Presidente del Consiglio abbia preso l'iniziativa del 'salva-banche' dopo aver ricevuto quei soldi dall'istituto di credito che maggiormente ne ha beneficiato. Come abbiamo sempre sostenuto il conflitto d'interessi non coinvolge soltanto Maria Elena Boschi, ma lo stesso Matteo Renzi».