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Monte Paschi di Siena. Chiuse indagini a Milano: «truccati bilanci per 2 mld»

Pm: «da ex vertici operazioni per celare buco acquisto Antonveneta»

Redazione Pdn

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MILANO. Centinaia di milioni di euro di utili mai prodotti effettivamente e perdite miliardarie occultate con dati di bilancio truccati per oltre 2 miliardi di euro. A chiusura delle indagini sui tronconi Santorini, Alexandria, Fresh e Chianti Classico è questa la situazione evidenziata dalla Procura di Milano sul dissesto del Monte dei Paschi di Siena, che si è realizzato tra il 2008 e il 2012 con una serie di operazioni finanziarie, tra derivati, prestiti ibridi e cartolarizzazioni, servite soltanto a nascondere il buco seguito all'acquisizione di Antonveneta da parte dell'istituto senese, costata circa 10 miliardi di euro.

Per questo motivo i pm Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, hanno notificato oggi l'avviso di conclusione delle indagini, condotte dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma, a 13 persone, tra cui gli ex vertici della banca senese, manager ed ex manager di Deutsche Bank ed ex dirigenti di Nomura. Le ipotesi di reato vanno dalle false comunicazioni sociali all'aggiotaggio, dal falso in prospetto all'ostacolo alle funzioni di vigilanza di Banca d'Italia e Consob. Indagate per la responsabilità amministrativa anche Mps, Nomura e Deutsche Bank, la quale precisa, però, che il derivato Santorini fu chiuso nel dicembre 2013 con accordo tra le parti e «con reciproca soddisfazione».

La Procura si appresta, intanto, a chiedere il processo per Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gian Luca Baldassarri, rispettivamente ex presidente, ex direttore generale ed ex responsabile Area finanza della banca toscana, tutti già condannati in primo grado nel processo 'Alexandria' a Siena, dove scoppiò lo scandalo e da dove sono stati trasmessi gli atti che poi hanno dato vita ai filoni chiusi oggi a Milano.

Coinvolti nelle indagini anche sei tra dipendenti ed ex della filiale londinese di Deutsche Bank, che aveva strutturato il derivato Santorini poi venduto all'istituto e che sarebbe servito ad occultare le perdite. Si tratta di Ivor Dunbar, Michele Faissola, Michele Foresti, Dario Schiraldi, Matteo Vaghi e Marco Veroni. Indagati anche due manager della banca d'affari Nomura, che aveva strutturato il derivato Alexandria: l'ex ceo Sadeq Sayeed e l'ex responsabile vendite per l'Europa e il Medio oriente Raffaele Ricci.

La chiusura dell'inchiesta, tra l'altro, segna la conclusione del lavoro istruttorio della Procura milanese sul dissesto di Rocca Salimbeni, visto che il troncone principale sul derivato Alexandria si trova già in fase di udienza preliminare.

Mussari e Vigni, in particolare, in concorso con gli altri indagati, «con l'intenzione di ingannare i soci» per «conseguire per sé e per altri un ingiusto profitto» avrebbero esposto, come scrivono i pm, nei «bilanci, nelle relazioni e nelle altre comunicazioni sociali» fatti «materiali non rispondenti al vero», causando così «ad MPS un danno patrimoniale di rilevante entità».

 In relazione al derivato Santorini, solo per fare un esempio, spiegano gli inquirenti, gli ex vertici «ideavano, organizzavano, concludevano ed eseguivano un'operazione di finanza strutturata fatta su misura, anomala e fuori mercato».

 Solo nel 2011, il peggiore bilancio tra quelli analizzati dalla Procura, l'istituto avrebbe accumulato un miliardo di perdite nette (1,5 miliardi circa di perdite lorde) in più rispetto a quelle dichiarate in bilancio. In totale, poi, le sopravvalutazioni del risultato netto, per l'accusa, hanno superato i 2,2 miliardi di euro nei quattro anni considerati, con una rappresentazione decisamente più rosea di quella che era in realtà. Stessa musica per ciò che riguarda il patrimonio netto del gruppo senese, che sarebbe stato sopravvalutato per centinaia di milioni di euro in ogni esercizio, dando così un'informazione distorta sulla solidità del gruppo.