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Volevano sfregiare il giudice, due tunisini arrestati e già in carcere

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Volevano sfregiare il giudice, due tunisini arrestati e già in carcere

Tribunale Ascoli

ASCOLI PICENO. Il Gip del tribunale dell'Aquila ha emesso due ordini di custodia cautelare a carico di altrettanti tunisini accusati di tentate lesioni personali gravissime in concorso per le minacce di morte subite lo scorso anno dal giudice delle tribunale di Ascoli Piceno Giuliana Filippello.

Al magistrato erano state assegnate una scorta per diversi mesi, ed un'auto blindata.

Nell'aprile 2015 era stato già indagato Afif Ben Fattoum, tunisino di 39 anni. Avrebbe dato lui, parlando in un colloquio con la moglie nel carcere ascolano, intercettato dagli agenti di polizia penitenziaria, l'ordine al connazionale Mohmid Ben Alì, 24 anni, di sfregiare con il giudice Filippello o simulare un incidente stradale ai danni del magistrato.

I due nordafricani erano infatti detenuti nello stesso carcere, in forza di una misura cautelare emessa dalla Filippello per fatti di droga che hanno coinvolto anche altri soggetti. Le indagini del Nucleo operativo del comando provinciale dei carabinieri di Ascoli avrebbero appurato che l'attentato all'incolumità fisica del giudice sarebbe potuto avvenire nel corso dell'interrogatorio di garanzia successivo alla notifica della misura cautelare a Momhid, emessa dal magistrato nel mese di aprile 2015, per l'omicidio preterintenzionale di un detenuto italiano che era in cella con lui.

Nell'occasione il tunisino avrebbe voluto aggredire il giudice con una lametta occultata nella cavità orale.

Il tunisino ha poi desistito dal suo proposito, e si è rifiutato di sostenere l'interrogatorio: improvvisamente ha estratto la lametta dalla bocca, minacciando di fare del male a sé stesso e a chiunque gli si fosse avvicinato, per poi passare alle vie di fatto procurandosi tagli al collo e alle braccia prima di essere immobilizzato.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state notificate dai carabinieri ai due tunisini già detenuti nelle case circondariali di Viterbo e Trani.