PETROLIO

Il ministro Guidi e D’Alfonso assicurano: «nessuna trivellazione entro le 12 miglia in Adriatico»

Ma è rivolta adriatica

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Il ministro Guidi e D’Alfonso assicurano: «nessuna trivellazione entro le 12 miglia in Adriatico»

ROMA. «Nell'Adriatico non è stata autorizzata alcuna trivellazione, le proteste di ambientalisti e Regioni sono solo un polverone».

 Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha risposto così oggi alle polemiche sui permessi di ricerca di petrolio in mare. Per Guidi, i permessi sono solo per prospezioni e sono oltre le 12 miglia dalla costa.

 Categorico anche il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso che dice «a tutti gli abruzzesi e in particolare ai professionisti dell’allarmismo ripeto: Ombrina non si farà né ora né mai. Ho ricevuto precise ulteriori assicurazioni dal Ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giorgio De Vincenti, sul fatto che la vicenda Ombrina è definitivamente chiusa e che non vi saranno nuove trivellazioni entro le 12 miglia nel mare Adriatico.

Prendo atto delle esigenze di chi – continuando a diffondere notizie prive di fondamento – cerca disperatamente di testimoniare la propria esistenza in vita, ma un simile comportamento è ingiustificabile, inqualificabile e politicamente ignobile.

A breve assumeremo ulteriori iniziative per aumentare la grandezza della difesa del mare blu».

 Ma i comitati anti-trivelle chiedono una moratoria immediata di tutte le attività offshore.

Si gioca sul sottile perché da una parte vi sono i permessi di prospezione rilasciati e dall’altra vi è l’assicurazione che i pozzi non saranno entro le 12 miglia.

Insomma le promesse di oggi sono chiare e riguardano le attività petrolifere più vicine alla costa. Delle altre il Governo non ne parla lasciando intendere che è un discorso a parte.

 Dopo il governatore della Puglia, Michele Emiliano, anche il suo collega del Veneto, Luca Zaia, ha promesso battaglia contro i petrolieri. E il verde Angelo Bonelli chiede l'intervento del capo dello Stato: «Rivolgiamo un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché faccia sentire la sua voce contro lo scempio a cui rischiano di andare incontro i mari italiani e le Isole Tremiti, che non solo sono un bene comune di tutti i cittadini italiani, ma che rappresentano un patrimonio naturalistico unico»

«Un polverone pretestuoso e strumentale: non c'è nessuna trivellazione - ha commentato oggi il ministro Guidi -. Il permesso di ricerca concesso alla società Petroceltic (di fronte alle isole Tremiti in Puglia, n.d.r.) riguarda soltanto, e in una zona oltre le 12 miglia, la prospezione geofisica e non prevede alcuna perforazione che, comunque, non potrebbe essere autorizzata se non sulla base di una specifica valutazione di impatto ambientale».

 Ma per il Coordinamento No Ombrina (Abruzzo), Trivelle Zero Marche e Trivelle Zero Molise, «il permesso di ricerca rilasciato davanti alle Tremiti e a Termoli alla Petroceltic è solo un assaggio amaro e tra poco sarà un vero e proprio far west», con «decine di titoli minerari già rilasciati».

 «E' necessaria una moratoria immediata - concludono i comitati -, si tratta di settimane».

 Il governatore veneto, Luca Zaia, rincara la dose: «combatteremo al fianco delle altre Regioni in ogni sede», per «fermare questo pericoloso scempio, i cui rischi superano di gran lunga i presunti benefici».

 Zaia apre un fronte anche sull'altra sponda dell'Adriatico: occorre, dice, «adoperarsi in campo internazionale perché finiscano le trivellazioni in Croazia».

 Il 22 dicembre il Ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato una serie di ricerche petrolifere in alcuni tratti di Adriatico: Ombrina in Abruzzo, le isole Tremiti e il Golfo di Taranto in Puglia, l'isola di Pantelleria in Sicilia. Il giorno dopo, 23 dicembre, il parlamento ha approvato la Legge di Stabilità, che vieta le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa, ma permette lo sfruttamento dei giacimenti già autorizzati.

 La Cassazione aveva autorizzato sei referendum contro le trivelle, presentati da dieci Regioni. Di fronte al cambiamento della legge, la Corte ha dovuto riesaminare le richieste (i comitati dicono che il governo l'ha fatta modificare apposta).

La Cassazione ha dato l'ok a un solo referendum, quello contro la proroga delle concessioni per tutta la durata del giacimento. Sull'ammissibilità di questo referendum dovrà pronunciarsi ora la Corte Costituzionale.