L'INCHIESTA

Fidi bancari e conflitti di interessi: sotto indagine anche società Outlet di Città Sant’Angelo

Ieri scattate le perquisizioni in varie sedi di Banca Etruria

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Fidi bancari e conflitti di interessi: sotto indagine anche società Outlet di Città Sant’Angelo

AREZZO. Ondata di perquisizioni nelle aziende che hanno ottenuto affidamenti da Banca Etruria, probabilmente, è l'ipotesi investigativa della procura di Arezzo, grazie ai rapporti tra esse ed alcuni amministratori dell'istituto di credito.

La Guardia di finanza ha visitato le sedi di 14 aziende, la maggior parte delle quali opera nel settore delle costruzioni e nella compravendita di beni immobili, alla ricerca di documenti utili a ricostruire tali rapporti.

Nell'inchiesta sul conflitto di interessi gli indagati sono l'ex presidente Lorenzo Rosi e l'ex membro del Cda Luciano Nataloni: la procura sospetta che da parte di entrambi vi sia stato il via libera ad operazioni che hanno contribuito al alla crisi finanziaria dell'ente, celando «interessi sottostanti» tra gli amministratori della banca e le società che hanno «ricevuto affidamenti non restituiti che hanno generato una sofferenza o una perdita per la banca».

 Le 14 società sono Castelnuovese (San Giovanni Valdarno), Casprini Holding (sede legale a Milano), Praha Invest (La Spezia), Gianosa srl (Reggio Emilia), Immofin (Prato), Cd Holding (Milano), Cdg srl (Milano), Consorzio Etruria srl (Firenze), Etruria Investimenti (Firenze), Td Group ( Pisa), Naos srl (Arezzo), Città Sant'Angelo sviluppo spa (Pescara), Città Sant'Angelo outlet (Pescara), Casprini gruppo industriale spa (Arezzo).

La Castelnuovese è stata amministrata da Rosi fino a quando è stato chiamato ai vertici dell'istituto. Secondo il verbale degli ispettori di Bankitalia Nataloni aveva invece nove posizioni in conflitto di interessi, nelle quali rientrerebbero tra le altre le società Casprini Holding, Etruria Investimenti, Immofin, Td Group.

 Gli accertamenti riguardano eventuali incarichi che i due indagati possano avere avuto nelle aziende alle quali sono stati concessi gli affidamenti.

Oltre alle società sono stati perquisiti anche gli uffici della sede centrale di Banca Etruria: l'attenzione degli inquirenti è puntata sugli atti del cda di cui facevano parte Rosi e Nataloni. In particolare vogliono verificare la regolarità dello svolgimento delle sedute e se, nel corso di esse, sia stato o meno manifestato il rischio di loro conflitto di interesse nelle pratiche di affidamento discusse dall'organo di governo della banca.

L'inchiesta sulla omessa comunicazione di conflitto di interessi è una delle quattro condotte dal procuratore di Arezzo Roberto Rossi su Banca Etruria, uno dei quattro istituti commissariati dopo essere stati squassati dalla vicenda delle obbligazioni secondarie: le altre sono su false fatturazioni, su ostacolo alla vigilanza e l'altra ancora sull'ipotesi di truffa. In prospettiva potrebbe aggiungersene una quinta sull'ipotesi di bancarotta, ma solo se la procura ravvisasse tale reato a conclusione del percorso di dichiarazione di stato di insolvenza che potrebbe arrivare entro febbraio. Il commissario liquidatore Giuseppe Santoni ha depositato lo scorso 28 dicembre il ricorso sullo stato di insolvenza, atto propedeutico alla dichiarazione di stato di insolvenza.

Da allora sono scattati i 45 giorni che, come da prassi, il collegio del Tribunale di Arezzo ha a disposizione per riunirsi, verificare il ricorso e dichiarare lo stato di insolvenza. Qualora l'iter si concludesse con la dichiarazione dello stato di insolvenza il collegio trasmetterà gli atti al procuratore Roberto Rossi il quale verificherà se, negli stessi, siano ravvisabili gli estremi per il reato di bancarotta fraudolenta.

Sulle vicende politiche e giudiziarie di Banca Etruria torna, infine, Beppe Grillo, che cita il ministro delle riforme Maria Elena Boschi (il cui padre era vicepresidente dell'istituto) e i genitori del premier, Tiziano Renzi e Laura Bovoli.

«Maria Elena Boschi - dice - è scomparsa. In televisione non la si vede più, nessuna intervista, nessuno la nomina, ha smesso di twittare. Che fine ha fatto? Macina chilometri col babbo lontano dai riflettori?».

 Aggiunge il leader di M5S che tra le società perquisite ve ne sono alcune «specializzate nella costruzione e la gestione degli outlet, nuova attività di Rosi con la sua 'Egnatia Shopping Mall'. Uno dei soci di questa azienda è la 'Castelnuovese' (visitata giovedì dalla Finanza) mentre il socio di riferimento è la 'Nikila Invest', a sua volta titolare di una quota del 40 per cento nella 'Party srl': socio è Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, mentre la madre Laura Bovoli è amministratore unico».

 L'inchiesta, conclude Grillo, «si prevede scoppiettante».