Ora Bankitalia vuole lo stop delle obbligazioni subordinate allo sportello

Rossi; «abbiamo fatto il meglio». Le 4 banche, ecco la mappa dei titoli

Redazione Pdn

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Ora Bankitalia vuole lo stop delle obbligazioni subordinate allo sportello

ROMA.  Stop alla vendita di prodotti come le obbligazioni subordinate agli sportelli: va vietata, serve una legge, ed è importante farlo subito perché il mondo è cambiato e con le nuove regole sulle banche in tutta Europa, è diventata centrale la responsabilità individuale.

Bankitalia, per la prima volta nella sua storia con un'intervista televisiva, interviene per chiarire la posizione dell'autorità di vigilanza rivendicandone l'operato, «convinti di avere fatto il meglio possibile e che anche Consob lo abbia fatto», facendo il punto alla luce delle regole di un bail in "luterano" in base al quale i risparmiatori diventano responsabili e tracciando le linee su cui muoversi per la tutela dei risparmiatori.

A parlare è Salvatore Rossi, direttore generale dell'istituto di via Nazionale che risponde alle domande di Lucia Annunziata nel suo programma "In mezz'ora su Rai Tre".

In mattinata il governatore Ignazio Visco, a Todi per una lectio magistralis, aveva invitato ad affrontare con molta attenzione la questione della finanza e delle regole e non con "gli slogan e con interventi semplici" in un week end caldissimo per le polemiche sorte con gli effetti del provvedimento salvabanche emanato dopo il salvataggio di Carife, banca Etruria, banca Marche e Carichieti. In serata sarà poi un comunicato congiunto delle 4 nuove banche a chiarire le cifre sulle obbligazioni subordinate vendute dai vecchi istituti: 12.500 risparmiatori retail interessati per 431 milioni; circa 8.000 con una concentrazione inferiore al 30% degli investimenti; 1.010 i più esposti per complessivi 27 milioni di euro. Primo obiettivo tra tutti, ricostruire il minato clima di fiducia tra i risparmiatori ed il sistema bancario; una priorità sottolineata in mattinata anche dal presidente dell'Abi Antonio Patuelli.

 La preoccupazione di un effetto domino per i timori dei risparmiatori nei confronti del sistema del credito minore è palpabile (un rapporto di Consultique diffuso ieri parla di 16 miliardi di di euro di azioni di banche, medie e piccole, non quotate sui mercati regolamentari) ed il dg di Banca d'Italia non manca di mettere in evidenza l'importanza della riforma del credito cooperativo avviata dal governo: «perché sono molte banche e molto piccole e cominciano ad avere serie difficoltà a resistere in un mercato che si sta globalizzando e che chiede di avere molto capitale».

 A loro volta le Bcc poi sostengono: «ben venga la riforma ma noi siamo comunque solide». Insomma tutto sta cambiando ed è necessario quindi essere preparati ed informati.

«Mi ha fatto piacere - sottolinea Rossi - che il premier abbia lanciato un richiamo alla solidità di fondo del sistema bancario italiano, c'è la necessità di avere fiducia nel sistema, pur riconoscendo difetti, problemi e questioni da risolvere» e aggiunge «intendo tranquillizzare, le 4 banche non facevano l'1% del totale dei depositi».

 Rossi ricorda poi che nel caso delle 4 banche la metà delle obbligazioni subordinate è stata venduta ad investitori istituzionali che quindi dovevano essere più che informati su ciò che veniva acquistato. Ma comunque seppur convinti di aver fatto il meglio «siamo angosciati per quello che è accaduto».

 E qui l'istituto centrale riconosce: «da relativamente poco tempo, da 3 o 4 anni abbiamo cominciato a investire nella tutela del cliente delle banche, è una funzione che la legge ci assegna da un po' di anni, l'abbiamo svolta inizialmente forse con timidezza».

 Comunque «siamo pronti a chiarire in qualsiasi sede», quella parlamentare è quella migliore per spiegare. Piace «molto» anche l'idea di una commissione d'inchiesta: «sarà occasione per chiarire, spiegare».