IL PERSONAGGIO

Giovanni Sabetti, l’abruzzese ombra che vola alto e “conosce” Obama

Secondo la procura è il capo di una presunta associazione a delinquere dedita alla corruzione

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GIovanni Sabetti, l’abruzzese ombra che vola alto e “conosce” Obama

ABRUZZO. Di certo è uno che “vola alto” e non solo perché gli appalti all’aeronautica erano cosa sua ma perché le scalate al potere sono il suo mestiere. “Sempre più in alto” era lo slogan datato di Mike Bongiorno sulla vetta del Cervino che bene si può appiccicare anche a Giovanni Sabetti, 45 anni, avezzanese di nascita, romano d’adozione, imprenditore della sicurezza che dalla Marsica è volato nell’olimpo del potere globale sino ad arrivare alla casa Bianca e ad Obama.

Da bravo mediatore, o facilitatore, come pure qualcuno lo ha definito, è rimasto sempre defilato pronto a comparire solo nei grandi eventi di alto profilo che presenziava e organizzava.

Ieri però l’abruzzese di successo ha dovuto fermarsi ancora poiché è rimasto invischiato in una nuova inchiesta per tangenti su presunti appalti truccati (per ora nove) in caserme dell’aeronautica militare. Secondo gli inquirenti proprio Giovanni Sabetti è il collegamento con l'inchiesta sulla Cpl Concordia, da cui quella di ieri di Velletri ha preso le mosse.

Nei colloqui intercettati l'anno scorso dalla procura di Napoli, infatti, alcuni dirigenti della Cpl Concordia interessati a lavori da effettuare nella base militare di Pratica di mare, citano Sabetti, definito «uomo di fiducia di Giovanni Santilli», vice segretario generale della Fondazione Icsa (estranea, precisano gli inquirenti, a questi fatti).

E poiché la falsificazione dei documenti delle gare sarebbe avvenuta nel 2/o reparto Genio dell'Aeronautica di Ciampino, le carte sono state trasferite alla competente procura di Velletri. Che ha subito disseminato di cimici e telecamere gli uffici della base e intercettato i telefoni dei sospettati.

 Ne è emerso quello che il procuratore Prete ha definito un «consolidato sistema corruttivo», basato su «un modus operandi rozzo ma efficace», attraverso il quale sono state «sistematicamente alterate gare d'appalto».

 ESPERTO DI TERRORISMO

 Ma a parte le nuove accuse, pure pesanti, Sabetti è un imprenditore di successo che ha fatto del lobbing la sua arma vincente. La Seim System è una delle sue aziende che produce software specializzato per la sicurezza ad ampio spettro e per questo da sempre lavora gomito a gomito con le forze dell’ordine, i militari e con i ministeri, specie quelli che hanno bisogno di maggiore professionalità e discrezione nel campo della sicurezza.

E attorno alla sicurezza è riuscito a calamitare un vero e proprio “think tank” come la Fondazione Icsa che da alcuni anni organizza ad altissimi livelli incontri, convegni, workshop sulla sicurezza ed il terrorismo invitando i maggiori esponenti dell’intelligence italiana e non solo, delle forze dell’ordine e degli investigatori di ultima generazione per spiegare come combattere il terrorismo al tempo del World Wild Web.

Per esempio il 28 novembre 2013 presso la Camera dei deputati «nella esclusiva cornice della Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari» è stato presentato  il “Rapporto sul terrorismo internazionale di matrice jihadista – Il modello italiano di prevenzione e contrasto”, curato e realizzato dalla Fondazione Icsa. In un comunicato della Fondazione si legge: «il Questore della Camera, on. Stefano Dambruoso, ha aperto i lavori con il saluto istituzionale a tutti i convenuti. Tra gli abituali frequentatori degli incontri promossi da ICSA, spiccano tanti imprenditori e professionisti impegnati nel campo della sicurezza e della difesa. Tra questi Giovanni Sabetti imprenditore romano di application tecnologiche di realtà innovative si dice estremamente soddisfatto per la qualità dell’incontro e del dibattito “per chi come me, per competenza si ritrova a operare per contrastare le nuove minacce alla sicurezza aziendale, infrastrutturale, di sistema, che può essere anche minaccia criminale e terroristica”».

Competenze talmente elevate da fargli guadagnare un prestigioso premio internazionale per le «eccellenze italiane».

Appena due mesi fa a Washington il  17 ottobre si è tenuta la cerimonia di consegna del premio presieduto da Santo Versace, «alla presenza di imprenditori e professionisti meritevoli di raccontare un’Italia diversa, del Merito e delle Competenze».

«Il premio», si legge in un altro comunicato, «ideato da Massimo Lucidi giornalista economico ed esperto di marketing internazionale è patrocinato dall’Asmef che quest’anno con il programma istituzionale delle Giornate dell’Emigrazione giunge alla decima edizione».

Tra i premiati figura anche la società di Sabetti.

GLI (EX) AMICI ABRUZZESI E FINMECCANICA

Sabetti figura anche tra gli indagati della mega inchiesta con più filoni del Sistri, il sistema “rivoluzionario” che doveva tracciare i rifiuti per sconfiggere le ecomafie e che, invece, non è mai partito pur costando milioni di euro.

Anche in quell’inchiesta finirono i vertici di Finmeccanica, a più livelli, fino a lambire il vertice, Pierfrancesco Guarguaglini e l’addetto alle relazioni esterne, Lorenzo Borgogni, tirati dentro dalle confessioni giunte durante gli arresti di Sabatino e Maurizio Stornelli che raccontando una parte della verità hanno poi patteggiato la pena. Si tratta del groviglio di interessi e di tangenti che hanno interessato anche il “tranquillo” Abruzzo e la squadretta di campagna del Pescina Valle del Giovenco, che ha incrociato figure come Vincenzo Angeloni, ex deputato di Forza Italia e odontoiatra, lo stesso Sabatino Stronelli (Selex Sema e Abruzzo Engineering), Francesco Paolo Di Martino, che con la scusa delle sponsorizzazioni facevano girare soldi che poi servivano a fare il ero per le tangenti dei piani alti di Finmeccanica per ottenere appalti.

Grazie alle confessioni di Stornelli venne fuori anche la storia delle maxitangenti dentro i borsoni della Valle del Giovenco ed i retroscena fatti di intrecci societari e false fatturazioni dietro il Sistri. Nel frattempo Angeloni è stato assolto per l'accusa di omesso versamento dell'Iva.

LE ACCUSE DI BORGOGNI ED I CONTATTI CON OBAMA

Arrestato anche Borgogni, relazioni esterne di Finmeccanica, ripercorre davanti al pm le vicende della squadra di calcio e racconta di come subito dopo la nomina alla presidenza di Stornelli cominciano i contrasti con Angeloni, mentre lo stesso Borgogni e Mastroianni tentavano di mediare. Stornelli infatti si dimise alla fine il campionato 2009-2010 e venne sostituito da Di Martino, anch’egli arrestato nell’ambito della medesima inchiesta.
«Mastroianni mi disse che Di Martino», racconta Borgogni, «era stato nominato su indicazione di Stornelli in quanto aveva ricevuto da Selex molti lavori in relazione al progetto Sistri. Quest’ultima circostanza mi fu confermata anche da Giovanni Sabetti che io ho conosciuto in un ristorante di via Veneto a Roma con Stornelli, il fratello Maurizio, Mastroianni e Angeloni. In quella occasione Sabetti , amico di Stornelli, mi fu presentato come persona in grado di aprirci un canale di comunicazione nientemeno che con l’amministrazione Obama. La circostanza ovviamente c’interessava in virtù dei nostri molteplici interessi imprenditoriali negli Usa. Il contatto in realtà era mediato attraverso l’avvocato Teresa Napolitano a sua volta in contatto con uno studio legale di Washington. Verificata la circostanza con i nostri contatti americani, si dimostrò comunque di scarsa importanza, tanto che non l’abbiamo poi percorsa. Dopo alcuni mesi Sabetti venne da me a lamentarsi negli uffici di Finmeccanica perché aveva litigato con Stornelli perché costui non aveva mantenuto la promessa di affidare alle sue aziende consistenti forniture relative alle chiavette Usb nell’ambito del progetto Sistri…. Dopo qualche tempo Stornelli non era più amministratore della Se.Ma che era confluita nella Selex-Elsag amministrata da Aielli».

 LE ACCUSE DI STORNELLI: SABETTI A BRACCETTO CON DI GREGORIO

Sempre nell’ambito delle maxi inchieste sulle tangenti in Finmeccanica sentito a verbale,  Maurizio Stornelli, fratello di Sabatino,  - coinvolto negli appalti per il sistema Sistri - svela l'intreccio di società e riferimenti incrociati all'ombra del colosso della Difesa:

«Sono a conoscenza», dice, «delle operazioni finanziarie con la Gsp Holding di Sabetti Giovanni di cui la SV mi chiede. Nello specifico, la Gsp Holding era gestita da Sabetti Giovanni, persona di Avezzano che io già conoscevo. Il Sabetti era legato al senatore De Gregorio e ad alcuni soggetti a lui vicini che in questo momento non ricordo ad eccezione di tale Ioppolo. Anche Sabetti era interessato ad entrare nell'affare del Sistri e per quanto ne so aveva ricevuto una commessa legata alle black-box... Anche a Sabetti fu chiesta una tangente di 250/300mila euro da Angeloni Vincenzo destinata ai vertici del settimo piano, sempre intesi come Guarguaglini e Borgogni».

 Anche in Abruzzo erano in molti a conoscere Sabetti e a rivolgersi a lui per varie ragioni e non solo di «sicurezza» o per la sua vicinanza con la Cpl Concordia che pure in Abruzzo ha avuto molto successo ma forse anche per raggiungere agevolmente i livelli più alti del potere  e delle forze dell’ordine.

Chissà se qualcuno gli ha mai davvero chiesto anche di incontrare Obama.