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Stop a pensionamento toghe, Ministro e Csm contro Consiglio di Stato

Rischio valanga ricorsi e blocco nomine

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Stop a pensionamento toghe, Ministro e Csm contro Consiglio di Stato

ROMA. Csm e ministro della Giustizia sono pronti a dare battaglia contro il parere con cui il Consiglio di Stato ha sospeso il collocamento a riposo anticipato di cinque magistrati che hanno presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato per ottenere l'annullamento del provvedimento che li riguarda e che è conseguenza della riforma che ha riportato da 75 a 70 anni l'età massima per restare in servizio.

Il rischio concreto è si inneschino ricorsi a valanga e si blocchino per mesi le nomine del Csm, anche quelle che riguardano i vertici degli uffici giudiziari, non escluso l'incarico di primo presidente della Cassazione, su cui la Commissione per gli incarichi direttivi si appresta a discutere domani.

«Ricorreremo in tutte le sedi consentite, la prima azione sarà una richiesta di riesame al Consiglio di Stato», ha assicurato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, esplicitando tutte le sue preoccupazioni: questa decisione che «il vicepresidente del Csm Legnini ha definito abnorme, rischia di avere un impatto molto negativo sul sistema giustizia»; perché quei cinque magistrati «possono aprire la strada ad altri provvedimenti analoghi, che tra l'altro, andrebbero ad impattare su uffici già assegnati».

 Anche il Csm è pronto a reagire: con una delibera approvata all'unanimità (con la sola astensione del primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, motivata con la circostanza che tra i ricorrenti ci sono magistrati del suo ufficio), il plenum di Palazzo dei marescialli ha non solo invitato il ministro della Giustizia ad opporsi, ma ha anche dato mandato all'Avvocatura dello Stato di chiedere che i cinque ricorsi siano decisi nel merito dal Tar del Lazio; e resta aperta l'ipotesi di un'impugnazione anche davanti alle Sezioni unite civili della Cassazione.

 La posta in gioco e' altissima, perche' sono tanti i magistrati che hanno già, o devono lasciare la magistratura, come i cinque che hanno presentato ricorso ( il presidente di sezione della Cassazione Mario Cicala e i giudici della Suprema Corte Antonio Merone e Antonino Di Blasi, il Pg di Lecce , Giuseppe Vignola e il presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli Carminantonio Esposito) a partire dal primo gennaio dell'anno prossimo.

L'ultima infornata c'e' stata la settimana scorsa, con il pensionamento in blocco di 84 tra giudici e pm, in gran parte capi di uffici giudiziari e loro vice. Tra di loro, il Pg di Torino Marcello Maddalena e il procuratore aggiunto Raffaele Gauriniello e a Milano Ferdinando Pomarici, pm del processo Abu Omar.

Ma in tutto i "forzati" della pensione sono almeno un centinaio e diversi di loro potrebbero avere la tentazione di seguire l'esempio dei colleghi. Il risultato sarebbe anche quello di legare per mesi le mani al Csm in tema di nomine: perché non solo bisognerebbe rifare i concorsi già banditi per sostituire chi va via, ma ricominciare daccapo le procedure per l'assegnazione degli incarichi direttivi a cui non ha avuto la possibilità di partecipare chi è stato "costretto" alla pensione.