GRANDE RISCHIO

Inchiesta Grandi Rischi, il 19 novembre la Cassazione scriverà la parola definitiva

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Inchiesta Grandi Rischi, il 19 novembre la Cassazione scriverà la parola definitiva

ABRUZZO. Il 19 novembre 2015 la Quarta sezione penale della Cassazione ha in calendario l'udienza sul processo alla commissione Grandi rischi per stabilire se confermare o meno le assoluzioni emesse al termine del processo di appello.

Al centro del processo, c'è la ormai famosa riunione del 31 marzo 2009, svoltasi 5 giorni prima del terremoto dell'Aquila del 6 aprile, al termine della quale i sette esperti dell'organo scientifico consultivo della Presidenza del Consiglio rassicurarono i cittadini a rimanere nelle loro case, causando così - questa la tesi dell'accusa - la morte accertata di 29 persone.

Il processo che ha assunto una rilevanza internazionale, ha avuto esiti alterni in primo e secondo grado, entrambi caratterizzati da polemiche, innescate soprattutto dalla comunità scientifica e dai familiari delle vittime. In primo grado, infatti, i sette componenti, tra cui esperti di rilievo, furono condannati a sei anni per omicidio colposo plurimo e lesioni. In appello, invece, in sei sono stati assolti, e l'unico al quale è stata inflitta la condanna è stato Bernardo de Berardinis, allora vice capo della Protezione Civile.

Dopo domani, al tribunale dell'Aquila, ci sarà la prima udienza di un processo satellite di quello alla Grandi rischi, con le stesse accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni, che vede imputato, da solo, l'ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, accusato di aver promosso la riunione della Commissione come evento mediatico finalizzato a tranquillizzare gli aquilani da mesi tormentati dallo sciame sismico.

 La quinta sezione penale della Cassazione, invece, sarà chiamata a decidere sul ricorso presentato dalla procura generale dell'Aquila contro l'assoluzione di 6 dei componenti della commissione Grandi Rischi, Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva e Michele Calvi, assolti dall'accusa di omicidio e lesioni colpose dalla corte d'appello il 10 novembre dello scorso anno.

Ricorre anche l'unico condannato, Bernardo De Bernardinis, ex vice capo della Protezione Civile, la cui pena era stata rivista al ribasso a due anni, con la sospensione e la non menzione. In primo grado, il 22 ottobre 2012, erano stati tutti condannati a 6 anni. L'accusa sarà rappresentata dal sostituto procuratore generale Maria Giuseppina Fogaroni.

L'udienza si svolgerà nell'Aula Magna del Palazzaccio, che è prenotata anche per venerdì.

 

 

«MESSAGGI RASSICURANTI»
Secondo il pm della Procura della Repubblica dell'Aquila i sette furono colpevoli di aver lanciato alla popolazione messaggi rassicuranti che hanno indotto le persone a non prendere le dovute precauzioni. La Commissione Grandi Rischi è accusata, infatti, di aver redatto «una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico». Ma anche di aver fornito «dopo la riunione» recita il capo di imputazione «informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica vanificando le attivita' di tutela della popolazione».
Secondo i pm gli imputati «sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione» anche sotto il profilo dell'informazione. E le notizie rassicuranti «hanno indotto le vittime a restare nelle case».


«IMPOSSIBILE PREVEDERE UN TERREMOTO»
Uno dei primi organi di informazione a puntare la lente di ingrandimento sulla “comunicazione” è la rivista Nature in un articolo che fece discutere.
E' fuori discussione, secondo i ricercatori, il fatto che prevedere un terremoto sia impossibile alla luce delle conoscenze scientifiche attuali. Bisogna piuttosto riflettere sulle strategie di comunicazione perché quello che è accaduto all'Aquila è destinato a fare riflettere e porterà i sismologi di tutto il mondo a chiedersi quale sia la strategia migliore per comunicare il rischio. Comunicazioni così delicate «devono essere fatte bene, e all'Aquila non è stato fatto»: è il giudizio severo e senza appello espresso su Nature da Thomas Jordan, direttore del Centro terremoti dell'Università della California a Los Angeles e presidente della Commissione Internazionale sulla Previsione dei Terremoti (Icef).

LE PAROLE DEL SINDACO E L’IRA DEI PARENTI
Fu seguita da una serie di polemiche la deposizione al processo di primo grado del sindaco Massimo Cialente che disse: «Dopo avere parlato con gli esperti mi resi conto che in nessun caso essi avrebbero potuto fornire risposte precise alla domanda che i cittadini si ponevano su cosa sarebbe potuto succedere visto che i terremoti non sono prevedibili». Una deposizione che di fatto scagionava la Commissione e che ha spiazzato tutti: dai legali della difesa che si sono ben guardati dal fare domande al sindaco a quelli di parte civile che hanno tentato di metterlo in difficoltà. Grande rabbia da parte dei cittadini che gridarono «al complottismo». «Si coprono a vicenda», disse Vincenzo Vittorini che quella tragica morte perse moglie e figlia.
«La Commissione Grandi Rischi», ha detto sempre l’assessore Stefania Pezzopane, allora presidente della Provincia, «deve spiegarci perché ha rassicurato un’intera città. Ricordo perfettamente il clima di quei giorni. Subito dopo la scossa del 30 marzo eravamo chiaramente in ansia, ma fummo tranquillizzati».
In aula hanno sfilato anche i parenti delle vittime che hanno tutti confermati la stessa tesi: i familiari morti dalle macerie restarono in casa perché tranquillizzati.