PAURA GLOBALE

Attentati di Parigi: livello 2 di allerta in Italia. Alfano: «nessuno a rischio zero»

Pronti corpi speciali, timori su Roma e Giubileo dopo proclami Is

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Attentati di Parigi: livello 2 di allerta in Italia. Alfano: «nessuno a rischio zero»

 ROMA. Corpi speciali militari pronti ad entrare in azione, Gis e Nocs in "assetto operativo", controlli "strettissimi" alle frontiere, verifiche straordinarie in tutta Italia con i prefetti chiamati a rimodulare la lista degli obiettivi sensibili, monitoraggio delle carceri, espulsioni mirate, perquisizioni a tappeto di tutti i luoghi dove si annida l'integralismo, 700 soldati schierati immediatamente a protezione di Roma, indicata tra i possibili prossimi obiettivi dai sostenitori dell'Is: dopo gli attentati di Parigi l'Italia alza a livello 2, un solo gradino sotto il livello massimo, che scatterebbe in caso di attacco, l'allarme terrorismo.

«Vi è una minaccia accresciuta - ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano - anche se non sorretta da elementi concreti e specifici sul nostro paese».

 In attesa di avere maggiori dettagli dalle autorità francesi, al Viminale leggono le sparatorie per le strade parigine, le esplosioni fuori allo Stade de France, i kamikaze al Bataclan, come segnali chiarissimi: nessuno è al sicuro; i terroristi puntano a distruggere i valori dell'occidente prima ancora che le persone e sono ormai in grado di colpire ovunque e in ogni momento.

La situazione richiede dunque che tutte le istituzioni lavorino compatte per cercare di ridurre al minimo i rischi. Per questo al Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica convocato d'urgenza da Alfano, ha partecipato anche il premier Matteo Renzi, mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella è stato tenuto costantemente informato su quanto veniva deciso al Viminale.

Un vertice ai massimi livelli, dunque, nel quale si è partiti da un elemento tanto evidente quanto preoccupante: qualunque sforzo venga messo in campo, non è possibile garantire la sicurezza assoluta. A meno che, e non è detto basti, si voglia comprimere a dismisura o addirittura sospendere le libertà dei cittadini. Il che però vorrebbe dire darla vinta ai terroristi.

«Non possiamo escludere niente, chi dice che l'Italia è al sicuro sbaglia» afferma il presidente del Copasir Giacomo Stucchi.

«Nessun paese è a rischio zero - ha aggiunto non a caso Alfano al termine del vertice - Lo sforzo di prevenzione che abbiamo messo in campo può ridurre i rischi ma non può eliminarli con certezza».

 Concetti che Intelligence e Antiterrorismo vanno ripetendo da anni, consapevoli del fatto che in ogni casa può annidarsi un potenziale terrorista, spinto a uccidere gli infedeli da una propaganda martellante che punta a radicalizzare i soggetti più deboli, gli esclusi, i disperati che trovano in quelle parole di odio una ragione di vita. Dunque l'unica arma veramente efficace, seppur non risolutiva, resta quella della prevenzione.

«Che finora ha funzionato» sottolinea il ministro ricordando i 55 estremisti espulsi dall'inizio dell'anno, l'ultimo stamattina, e le 540 perquisizioni nei confronti di soggetti che avevano a che fare con il terrorismo. Non a caso le misure decise - già scattate nella notte per Roma, Milano e Torino e poi estese a tutta Italia - vanno tutte in questa direzione: un «controllo strettissimo» di tutti i valichi di frontiera - compresi quelli aeroportuali -, in particolar modo con la Francia affinché, dice Alfano, «non si verifichino dei transiti che potrebbero creare danni alle indagini», e un rafforzamento della presenza delle forze di polizia sul territorio, anche squadre speciali miste Polizia e Carabinieri.

«E' assolutamente chiaro che il nostro obiettivo è controllare quanto più possibile il territorio, senza concentrarci sui singoli luoghi».

 Il ministro ha chiesto ai prefetti di convocare "immediatamente" i comitati di sicurezza locali, con l'obiettivo di adeguare le misure. Andranno rivisti e integrati tutti gli elenchi degli obiettivi sensibili e ridistribuite le forze a seconda delle nuove esigenze. Il Viminale ha disposto anche una riattualizzazione dei protocolli operativi in caso d'attacco e un monitoraggio più stringente delle carceri, luoghi dove il proselitismo e la radicalizzazione trovano terreno fertile. Antiterrorismo e Intelligence avranno invece il compito di monitorare tutti quegli ambienti legati all'estremismo islamico, compresi quelli in rete, per cercare di intercettare eventuali lupi solitari, foreign fighters di ritorno dai teatri di guerra, cellule isolate pronte a colpire.

Discorso diverso riguarda Roma, che resta il luogo più a rischio d'Italia, come dimostra anche il sinistro messaggio diffuso su Twitter dopo gli attentati parigini: «ora tocca a Roma, Londra e Washington».

 Gli analisti sanno bene che la capitale d'Italia è da sempre all'attenzione degli estremisti, in quanto centro della cristianità e casa del Papa. Il Giubileo che inizierà tra una ventina di giorni rappresenta dunque un ulteriore elemento di preoccupazione in un contesto già a rischio.

«Nulla sarà dato per scontato» ha detto Alfano annunciato che sono già in città 700 militari previsti per l'anno santo. E nei prossimi giorni verrà rimodulato il piano operativo, fermo restando quell'elemento immodificabile: la sicurezza assoluta non esiste. Né a Roma né nel resto d'Italia.