LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

Ora le banche saranno salvate dai clienti con depositi sopra i 100mila euro

Il Consiglio dei ministri approva nuove regole in linea con l’Europa. Ora il rischio c’è

Redazione Pdn

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Ora le banche saranno salvate dai clienti con depositi sopra i 100mila euro

ROMA. Questa volta il via libero è definitivo e l'Italia può così allinearsi alle norme europee colmando il ritardo.

Dal 1 gennaio anche per le banche del nostro paese scatteranno le regole che prevedono la fine, seppure resti una ipotesi remota, di una delle certezze nel mondo del credito: i depositi sopra i 100mila euro non saranno più senza rischi e un risparmiatore potrebbe in teoria dover pagare con i soldi del proprio conto corrente il fallimento del suo istituto di credito.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione che se da una parte si allinea con le direttive europee che sanzionano gli aiuti di Stato, dall’altra però fanno pesare il rischio di rifusione in capo ai clienti.

Le norme approvate dal Consiglio dei Ministri decretano quindi la fine dell'era dei salvataggi a carico degli Stati denominata ”bail out” (esterno) a favore del “bail in” (interno, cioè dei clienti).

Un cambio di orientamento epocale e preoccupante anche in considerazione delle tante banche di fatto dilapidate da amministrazioni scellerate e senza né controllo e trasparenza.

E proprio questo appare il punto debole: ad un aumentato del rischio per i correntisti non corrispondono maggiori diritti di informazione e trasparenza e nemmeno di intervento e controllo della gestione della “loro” banca.

Un aspetto non di poco conto che oltre che avere risvolti pratici potrebbe anche rischiare seriamente davanti alla Corte Costituzionale, la quale potrebbe ravvisare una violazione dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione.

Per ora, dunque, si fa sempre più difficile e macchinoso il salvataggio della Carichieti, classico esempio di storia provinciale italiana che per anni è cresciuta nel silenzio e nell’ombra senza che nemmeno gli stessi organi di controllo potessero intervenire in tempo per evitare il commissariamento.

I testi, rileva l'esecutivo, sono stati modificati per accogliere alcune osservazioni proposte dalle Commissioni parlamentari competenti.

In particolare si è rinviata al 2019 l'applicazione delle norme dell'estensione della cosiddetta “depositor preference” ai depositi diversi da quelli protetti dal sistema di garanzia dei depositi e di quelli delle persone fisiche e delle Pmi.

Una estensione che rischiava, aveva segnalato l'Abi, di penalizzare i possessori di bond non garantiti.

Il recepimento tuttavia, pur essendo una delle condizioni, non apre ancora al piano di salvataggio del Fitd (il fondo tutela privato alimentato dalle banche) dei 4 istituti in crisi: Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti.

La Ue, come emerso nei giorni scorsi, resta infatti contraria al piano così come è stato prospettato in un primo momento seppur il fondo sia alimentato da risorse private.

Le banche stanno quindi lavorando a un piano B che preveda un veicolo finanziario su base volontaria.

 E se i depositanti non verranno toccati (nemmeno sembra quelli sopra i 100mila euro), è probabile invece che i possessori di bond subordinati (il totale per i 4 istituti dovrebbe superare secondo alcune stime i 700 milioni di euro) si vedranno convertire le obbligazioni in azioni con perdita.

Le norme della direttiva Brrd, va ricordato, nascono dopo i salvataggi delle banche che sono costati miliardi ai contribuenti in Europa ma non in Italia dove i Tremonti e poi Monti Bond erano prestiti dello Stato anche piuttosto onerosi.

Da quella crisi europea nacque l'idea di non far pagare più i contribuenti ma con una scala gerarchica via via gli azionisti, gli obbligazionisti e poi, in ultimissima istanza anche i depositanti delle banche per la parte eccedente sopra la fatidica soglia dei 100mila euro. Va ricordato che se un correntista ha più conti presso lo stesso istituto la garanzia massima è sempre 100mila euro ma è doppia se il conto è cointestato con il coniuge.

Un rischio che per i depositanti esiste ma, come ha spiegato più volte la Banca d'Italia è piuttosto remoto.

Sia Via Nazionale che la Consob hanno piuttosto sottolineato l'importanza della trasparenza con l'obbligo per le banche di avvisare i risparmiatori dei rischi potenziali. Le passività soggette al bail-in saranno innanzitutto gli strumenti di capitale, poi le passività subordinate e successivamente le obbligazioni bancarie non garantite.

 I depositi detenuti da famiglie o da piccole e medie imprese potranno essere intaccati solo per la parte che eccede i 100.000 euro, ma soltanto dopo le altre passività; ciò minimizza di fatto la probabilità che essi subiscano perdite in situazioni di dissesto.

Ma non è tutto. Le autorità hanno sempre in mano un'arma finale anche perchè, come ha ricordato il presidente Abi Antonio Patuelli, in Italia vige sempre l'art 47 della Costituzione che tutela il risparmio. In caso di bail-in, le autorità potranno sottrarre ulteriori passività alla riduzione o alla conversione in azioni, per evitare possibili effetti sulla stabilità finanziaria e assicurare la continuità di funzioni aziendali essenziali.