L'INCHIESTA

Olio: Procura Torino, allo studio altre ipotesi reato

Proseguono accertamenti Nas, al vaglio modalità di produzione

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Olio: Procura Torino, allo studio altre ipotesi reato

TORINO. Non solo frode in commercio. Altri reati si profilano nell'inchiesta della procura di Torino sull'olio di oliva extravergine che extravergine non è. Tutto dipende dall'esito degli accertamenti che i carabinieri del Nas, su invito dei magistrati subalpini, stanno svolgendo sulle modalità di produzione dell'"oro verde".

Potrebbero emergere violazioni della legge del 1962 sugli alimenti, del codice del consumatore del 2005, della disciplina che tutela i marchi made in Italy, o casi di certificazioni compiacenti, o altre ipotesi addirittura più gravi. La Coldiretti denuncia da tempo "i rischi di contraffazioni legate al record di importazioni del 2014, con l'arrivo dall'estero di 666 mila tonnellate di olio e sansa". I Nas stanno cercando di ricostruire il percorso che conduce ai luoghi di origine delle olive, gli esperti dell'ufficio intelligence dell'Agenzia delle Dogane stanno incrociando i flussi di dati e informazioni. Ieri il procuratore Armando Spataro ha diffuso una nota per spiegare, fra l'altro, che bisogna "verificare la competenza territoriale". La frode in commercio si commette dove il prodotto viene messo in vendita (e quindi anche a Torino), ma per altri reati il discorso potrebbe essere diverso.

Delle sette aziende finite nel mirino del pm Raffaele Guariniello, oggi è intervenuta la Coricelli, da Spoleto. "I nostri prodotti rispettano i più elevati standard di qualità", assicura, per poi criticare i test (comprensivi di vere e proprie prove di assaggio dell'olio da parte di esperti del settore) che hanno portato all'apertura dell'indagine: "Anche se sono svolti da professionisti, ormai sono considerati insufficienti. Il metodo è soggettivo, non ripetibile, non riproducibile". In ogni caso, "prima di essere messo in commercio il lotto in contestazione è stato oggetto di accurate analisi sia da parte dell'azienda che di laboratori esterni accreditati". Assitol, l'associazione che riunisce i produttori oleari, raccomanda prudenza: "Basta un poco di luce o un eccesso di calore perché gli assaggiatori colgano nell'extra un difetto minimo, ma tale da classificarlo come semplicemente vergine".

Il presidente di Copagri, Franco Verrascina, lamenta il fatto che "le colpe di alcuni gettano sospetti indistinti su tutti i produttori con l'aggravante che i più piccoli non hanno i mezzi per condurre campagne informative a loro tutela", mentre Confragricoltura e Assofrantoi denunciano "il danno economico per chi lavora onestamente". E Coldiretti ha una raccomandazione per i consumatori: se volete acquistare un buon extravergine italiano, di fronte a prezzi da 6 o 7 euro fate attenzione e preferite quello più recente, guardando l'anno di produzione.