RITROVATO

Il cadavere nel bosco è del giovane sulmonese

La conferma dal test del dna

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Cadavere nel bosco, è il sulmonese sparito da agosto?

LA SPEZIA. Appartiene al giovane sulomonese Giuseppe Colabrese il corpo trovato nei boschi di Cerri di Arcola.

Lo scrivono questa mattina i quotidiani della Liguria.

L’identità, come riporta il quotidiano Città della Spezia, sarebbe stata rivelata dal test del dna effettuato sul cadavere rinvenuto venerdì 9 ottobre all'alba da un gruppo di cacciatori in fondo a un canalone. Svanisce la speranza dunque per la famiglia del 27enne abruzzese; i parenti più stretti la scorsa settimana erano arrivati da Sulmona seguendo gli ultimi indizi del percorso di Giuseppe, ospite in estate di un amico residente a Romito Magra. Da due mesi ormai il giovane mancava da casa dopo essere partito per passare un periodo di vacanza alla Spezia alla fine della quale sarebbe dovuto salire a bordo di un treno che lo avrebbe dovuto portare a Genova e poi di nuovo in Abruzzo. Da allora, erano i primi di agosto, più nessuna traccia. 

«Abbiamo avuto la notizia che il test, al 99 per cento, conferma l'identità purtroppo», ha detto l'avvocato Federica Benguardato, legale rappresentante della famiglia Colabrese e presidente dell'associazione Penelope.

Adesso potrebbe esserci un'accelerazione delle indagini (un fascicolo è stato aperto alla Spezia e uno in Abruzzo) per capire le cause della morte. Il primo passo è ricostruire gli spostamenti del 27enne, anche attraverso nuove testimonianze. «Stiamo lanciando appelli disperati perché chiunque lo abbia visto in quei giorni ce lo segnali: non sappiamo, dal 1° agosto in poi, quali siano stati i reali spostamenti di Giuseppe. Di solito si ottengono diverse risposte, talvolta ne arrivano anche di non attendibili, ma in questo caso non abbiamo avuto nessun riscontro. Chiediamo agli spezzini di aiutarci, di farci sapere se qualcuno ha visto Giuseppe la scorsa estate».

Il giovane, la cui denuncia di scomparsa è stata fatta dai genitori il 31 agosto, era arrivato nello spezzino nei primi giorni dello stesso mese a trovare l’amico. I due, stando al racconto dell’amico, avrebbero passato una settimana di vacanze prima del 6 agosto, quando insieme si sarebbero diretti alla stazione ferroviaria di Genova Principe. Alle 19 il giovane avrebbe dovuto prendere il treno per far rientro a Sulmona: da allora però la famiglia non avrebbe più ricevuto notizie dal ragazzo.

Loro sono da sempre convinti che il giovane non abbia deciso di allontanarsi spontaneamente perché, dicono, non avrebbe mai lasciato i genitori senza avvisarli: «lo avrebbe detto a qualcuno, in qualsiasi momento della giornata, non ci avrebbe mai lasciati così», ripetono, non credendo all’ipotesi dell’allontanamento volontario. «No, non è scappato» sostengono.

Durante l'autopsia erano stati prelevati alcuni tessuti proprio per estrarre il dna. Stessa cosa ha fatto la biologa incaricata dal pubblico ministero, che ha prelevato alcuni campioni dai genitori per procedere poi con una comparazione. 

 «ORA VOGLIAMO VERITA’»

«Ora vogliamo sapere la verità, cos'è successo e chi lo ha ucciso»: la madre di Giuseppe Colabrese parla tramite l'avvocato della famiglia, Federica Benguardato. Annarita Grossi aveva sperato fino a ieri di poter riabbracciare il figlio 27enne, partito dall'Abruzzo per una vacanza in Liguria e di cui si erano perse le tracce a fine agosto. Sulla morte del giovane la Procura del tribunale di La Spezia ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui si ipotizza l'omicidio volontario. Non si esclude che nei prossimi giorni possa essere contestato anche il reato di occultamento di cadavere, viste le modalità del ritrovamento.

In precedenza la Procura di Sulmona aveva aperto un'inchiesta per violenza privata, dopo che i genitori avevano denunciato la scomparsa di Giuseppe dal 31 agosto. Secondo il legale della famiglia ci sono troppi lati oscuri nella storia, dall'improvvisa scomparsa alle modalità con cui è stato ritrovato il corpo, del tutto casualmente, in un bosco popolato da cinghiali.

«Lui che non amava fare passeggiate solitarie e che aveva paura degli animali - sottolinea l'avvocato Benguardato, presidente della sezione abruzzese dell'associazione Penelope che si occupa di dare assistenza alle famiglie delle persone scomparse - E poi perché indossava scarpe nuove, appena comprate? E i pantaloni corti in un posto così impervio? Quesiti ai quali la famiglia vuole risposte».

 «I genitori di Giuseppe sono distrutti - dice ancora l'avvocato Benguardato - Non accettano di aver perso il maggiore dei figli, solo 27enne, in questo modo così assurdo e pieno di perché».

 Giuseppe era partito in treno da Rivisondoli (L'Aquila), paese di origine della madre, all'inizio di agosto per raggiungere un amico in Liguria e trascorrere con lui un breve periodo di vacanza.

«L'amico sostiene che Giuseppe non ha dormito da lui, ma in un B&B, e di averlo incontrato solo al suo arrivo e mai più rivisto - racconta l'avvocato Benguardato - Il fatto strano è che, nonostante i nostri sforzi e i tanti volantini affissi tra La Spezia, Genova e Romito Magra, frazione di Arcola, nessuno in quei giorni ha visto Giuseppe e nessun proprietario di B&B pare lo abbia ospitato».

«Di sicuro in quel bosco di cui non conosceva l'esistenza non ci è andato da solo - conclude il legale della famiglia Colabrese - L'impressione è che sia stato ucciso in un posto e poi trasportato nel luogo del ritrovamento da una persona che conosce bene la zona e che sapeva che il corpo non sarebbe mai stato ritrovato, perché a farlo sparire ci avrebbero pensato i cinghiali. Cosa che sarebbe avvenuta, se i cacciatori che lo hanno trovato non si fossero spinti, per pura casualità, in quel dirupo».