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Riforma Costituzionale, Pastore e Pagano (Fi):«rischio deriva democratica»

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Riforma Costituzionale, Pastore e Pagano (Fi):«rischio deriva democratica»

Andrea Pastore

L’intervento degli esponenti del partito di Berlusconi
ABRUZZO. «Il combinato disposto tra riforma costituzionale e nuova legge elettorale, già approvata, provocherà in Italia una deriva democratica».

 Lo affermano l’ex Senatore Andrea Pastore, relatore della riforma Costituzionale nel 2005, e l’ex presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, attuale coordinatore regionale di Forza Italia.

«Le perplessità – osservano i due esponenti di Forza Italia – non riguardano tanto singoli punti, quanto il sistema che ne emerge. Con la fine del bicameralismo perfetto, e cioè con il Senato ridotto nelle funzioni e nella autorevolezza, la funzione di governo si concentra esclusivamente nella Camera dei deputati e quella di legislazione è affidata in modo assolutamente prevalente alla Camera stessa, con una forte riduzione della potestà regionale “in peius” se vista dalle Regioni ed “in melius” se vista dal lato del Governo e del Parlamento. Il che non può che vedere il nostro favore essendo peraltro pienamente in linea con le scelte della riforma costituzionale del Governo Berlusconi del 2005, anzi, spingendosi ancor più in senso nazionale essendo mancato a Renzi il freno della Lega. Il testo del ddl costituzionale però nulla o poco prevede quanto alle altre figure istituzionali, segnatamente a quelle di "garanzia" che vengono elette dal Parlamento in seduta comune (Capo dello Stato, 5 giudici costituzionali e 4 componenti del CSM) e cioè da deputati e senatori congiuntamente, così come oggi avviene; con una sostanziale differenza: che oggi il rapporto deputati e senatori è di due ad uno, domani sarà di sei ad uno, con un sostanziale dominio della Camera e quindi della sua maggioranza di governo, dominio che diverrebbe preponderante qualora sia supportato da una pur modesta quota di senatori e comporterebbe  per le nomine plurime una scelta esclusiva da parte della sola maggioranza di governo».

«Una simile conseguenza – analizzano Pastore e Pagano – è poi ingigantita dalla nuova legge elettorale che assicura ad un solo partito, anche se di assoluta minoranza nel gradimento dei cittadini, una solida maggioranza nella Camera se non al primo turno in quello di ballottaggio. Si dirà: è la governabilità che lo richiede. Sennonché dimentichiamo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale (c.d. porcellum) e soprattutto le considerazioni che la Corte ha svolto in tale decisione. E’ ben vero  che il premio è attribuito nel primo turno solo al partito che raggiunga un quorum elevato (e si è così in linea con i dettami della Corte) ma nel secondo turno, al quale partecipano due partiti di accentuata minoranza, nessuno garantisce che il partito vincitore sia sufficientemente “rappresentativo” da legittimare una sicura maggioranza nell’aula della Camera»

 Oggi, sulla base dei sondaggi che circolano, si sta ipotizzando un ballottaggio tra PD e 5 Stelle, l’uno con un pacchetto di voti propri poco più del 30% e l’altro con poco meno del 30%; se al voto partecipassero solo gli elettori di questi partiti sarebbe “appropriato” costituzionalmente che al vincitore sia assegnata la maggioranza dei seggi alla Camera con lo strapotere che alla Camera è attribuito?

E comunque, non sarebbe un suicidio per gli elettori moderati? Si domandano Pastore e Pagano.

«A chi replica che comunque le urne devono determinare la maggioranza di governo e il suo leader quale Presidente del Consiglio», aggiungono gli esponenti di Forza Italia, «si può tranquillamente rispondere che nessuna legge elettorale può forzare lo spettro delle opzioni politiche in modo così radicale da eliminare quelle che magari sono maggioritarie nel Paese ma, come oggi avviene, sono frazionate e litigiose né pretendere che ad es. un elettore moderato si senta necessariamente rappresentato da un governo di sinistra o da un governo protestatario-populista. Ciò detto sarebbe senza dubbio preferibile che, in mancanza di un quorum di partecipazione al secondo turno che attesti che inconfutabilmente l’elettore il cui partito viene escluso dal ballottaggio vi partecipi, ci si attenga ai risultati del primo turno. In tale ipotesi si formerà un Governo di coalizione; nulla di scandaloso se si pensa ai governi di coalizione a guida Merkel, due di grande (con l’SPD) ed uno di piccola coalizione (con i liberali) o all’ultimo Governo Cameron, leader della patria del maggioritario. Renzi ha avuto l’abilità di non inserire nella sua proposta di riforma costituzionale il tema della forma di governo su cui si erano appuntati nella discussione della nostra riforma le contrarietà più accese della sinistra che si era spinta fino al punto di demonizzarla e di suscitare contro la stessa la contrarietà degli elettori nella fase referendaria, anche a causa della timida campagna per il “sì” di Forza Italia. Però Renzi ha praticamente, con la riforma della legge elettorale, introdotto una profonda riforma della forma di governo ben più radicale di quella del centro destra».

«Ci sembra saggio che Forza Italia contesti la riforma costituzionale, anche se in gran parte condivisa nei precedenti passaggi parlamentari, proprio adducendo gli effetti complessivi non pienamente valutati se non dopo l’approvazione definitiva delle legge elettorale e l’approvazione del testo di quella costituzionale da parte della Camera: certamente il ballottaggio consentito anche alle coalizioni aprirebbe al pluralismo ed alla rappresentatività come pure la previsione di un quorum minimo di partecipazione al ballottaggio (ad es. una percentuale di affluenza alle urne nel secondo turno rapportata a quella del primo turno) garantirebbero la rappresentatività stessa e contribuirebbero ad evitare un nuovo giudizio di incostituzionalità da parte della Corte», concludono Pastore e Pagano.