VERSO IL PROCESSO

Mazzette nella giacca e la truffa della banda larga: l’abruzzese che rischia il processo in Sardegna

Già operati i sequestri. Con le mazzette Nicola Tenaglia avrebbe costruito una villetta a Vasto

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ABRUZZO. E’ stata fissata per il 24 novembre la prima udienza preliminare del processo per corruzione sulla banda larga in Sardegna.
A rischiare il processo c’è anche l’abruzzese di Vasto, Nicola Tenaglia accusato di truffa, falso, frode nelle pubbliche forniture e concussione in qualità di direttore dei lavori nominato dalla ditta pubblica Infratel Italia spa, ditta del ministero e, dunque, pubblico ufficiale impegnato al controllo di una opera pubblica finanziata per decine di milioni di euro.
Rischiano il processo a Cagliari insieme a Tenaglia anche Luciano Tracucci, Michele Ragni, la Imet spa mentre risultano parti offese la stessa Infratel Italia spa, ditta impegnata tuttora in tutta Italia e anche in Abruzzo nei lavori per la banda ultralarga, che ha già messo da parte Tenaglia che non lavora più sui vari cantieri per l’Adls, il Ministero dello sviluppo economico, Stefano Piga, imprenditore concusso e collaboratore di giustizia, Annarita Dessì.
Secondo l’accusa Tenaglia direttore dei lavori della società in House del ministero  tra il 2009 ed il 2011, nell’ambito del progetto faraonico del piano nazionale della banda larga (lavori aggiudicati alla Imet spa realtivo al lotto 6 della Regione Sardegna  e del progetto banda ultra larga), avrebbe attestato falsamente l’esecuzione dio lavori mai realizzati in collaborazione con Tracucci, project manager e procuratore della Imet spa e Ragni addetto tecnico ai cantieri.

In pratica si facevano risultare lavori mai eseguiti come l’asportazione dell’asfalto da strade sterrate o ripristini mai eseguiti  questo per gonfiare le fatture ed ottenere maggiori introiti che però prendevano anche vie non lecite.
Per quello che la procura sarda ha potuto verificare in oltre tre anni di inchieste sarebbero stati pagati dalla stazione appaltante 437.075,10 euro non dovuti per lavori fantasma.
Tenaglia, Ragni e Tracucci si sarebbero poi procurati ingiusti profitti con artifici e raggiri incamerando almeno la medesima somma maggiorata dei lavori.
I tre inoltre avrebbero in concorso tra loro contribuito a concutere molti degli imprenditori delle ditte che avevano ottenuto i subappalti per i lavori a consegnare soldi a Tenaglia.
Nella fattispecie avrebbero  concusso Gaetano Russo, Angelo Fusaro, Francesco Vassolo e Stefano Piga con la minaccia tacita di escluderli dalla realizzazione dell’appalto.

L'indagine è partita nel 2010 dalle dichiarazioni di Stefano Piga, imprenditore del settore movimento terra che ha lavorato a lungo in subappalto per la Imet. È stato lui a svelare agli inquirenti il presunto meccanismo di corruzione messo a punto per spartirsi una torta milionaria.

Il collaboratore ha in particolare parlato dei rapporti con il funzionario Infratel Nicola Tenaglia: «Arrivava due volte al mese per controllare i lavori per la posa delle reti, attestarne il corretto andamento e dare il benestare alla fatturazione. Senza il suo via libera non venivamo pagati. Lasciava la giacca in un ufficio della Imet a Decimomannu. Io dovevo entrare e infilare la mazzetta nella tasca. Cinquemila euro per volta. Credo di avergli dato più di 80 mila euro in pochi anni».

La presunta truffa avveniva in questo modo: «Per gli scavi la Infratel pagava 47 euro a metro lineare alla Imet che a noi pagava 23 euro», ha spiegato Piga, «noi facevano il lavoro dalla a alla z con i nostri mezzi per un importo inferiore a quello previsto nei capitolati. Non dovevamo mai indicare la località di esecuzione dei lavori né l'esatta misura, ma solo genericamente la qualità. E ciò a un scopo: così risultava che la maggior parte degli scavi era sull'asfalto e non sullo sterrato, mentre invece era vero il contrario. Tagliare l'asfalto costava di più, senza contare i ripristini e la posa del tubo e del cavo. Alla fine cento chilometri di linea erano costati un milione: in realtà ne avevano speso un terzo».

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La guardia di finanza che ha indagato -anche coadiuvata dai reparti vastesi- ha potuto poi documentare con fatture e contratti come in realtà Tenaglia avesse imposto ai titolari delle ditte impegnate nei lavori anche in altre regioni d’Italia come Emilia Romagna, Liguria Lomabardia ad eseguire lavori edili  su una propria casa a Vasto tra il 2007 ed il 2012 del valore complessivo di 180mila euro. L’immobile di Vasto in via Montevecchio, formalmente della moglie di Tenaglia, Grazia Soria, era comunque nella disponibilità di entrambi, e si tratta di una villetta da 165 metri quadri con terreno di 1650 metri e sequestrata dalla finanza.

Nello specifico Gaetano Russo rappresentante della Ruspal srl  subappaltatrice della Imet sarebbe stato costretto a realizzare il tetto in travi lamellari di legno a vista per un importo di 3mila euro oltre ai lavori sarebbe stato costretto anche ad assumere il figlio Stefano Tenaglia da 2010 al 2013 solo per alcuni mesi all’anno avendo percepito circa 57mila euro.
Angelo Fusaro altro subappaltatore e titolare della Fga Impresa Edile avrebbe invece realizzato le opere murarie della villetta di Tenaglia intonaci e vari impianti.
Francesco Vassolo della ditta D.I. sarebbe stato costretto per il tramite di Tracucci a prestazioni d’opera gratuita per l’elaborazione di progetti tecnici e presentazione di domande alle autorità preposte per la regolarità urbanistica della villetta.
Tenaglia e Ragni avrebbero poi costretto Stefano Piga a consegnare al primo somme di denaro in contante per un ammontare complessivo almeno pari a 18.700 euro.
Anche con i soldi estorti a Piga Tenaglia ha contribuito a fare più bella la casa di famiglia di Vasto pagando  varie altre migliorie anche facendo incassare per il tramite di suoi conoscenti assegni bancari emessi da Piga ma negoziati in una banca di San Salvo.

LE INTERCETTAZIONI

Moltissime le intercettazioni finite nel faldone delle indagini dove i vari personaggi parlano e raccontano del modus operandi del direttore abruzzese.

In una intercettazione tra un imprenditore concusso ed il suo interlocutore si racconta che Tenaglia avesse palesato le sue intenzioni con chiarezza: «Tenaglia a me m’ha detto che se volevo partecipare a dei lavori di manutenzione per la cosa… e volevo entrare  a far parte  delle impese di fiducia pagando qualcosa. Io mi sono rifiutato, assolutamente…» poi però lo stesso imprenditore confessa di aver fatto comunque dei regali di natale. «E’ vero però che gli ho regalato un capretto a natale  e tre bottiglie di vino un po’ dolci un po’ di cose e sta cosa è nata pure una barzelletta perchè l’hanno saputa tutti. Però è finita là a me non mi ha cacciato un euro».

Dalle varie conversazioni dei tecnici la finanza annota anche il sospetto che «la dirigenza Infratel fosse cosciente delle malefatte del Tenaglia e che fossero state raccolte prove significative a riguardo dal Lombardo e dall’Arizzi (vertici della società) ma che comunque il Tenaglia veniva ancora mantenuto nello staff per questioni di comodità e opportunità».

Dopo lo scandalo ed i sequestri la Infratel ha comunque sospeso Tenaglia dal suo incarico.

Alessandro Biancardi