CRIMINALITA'

Sicurezza, cambiano le regole: daspo esteso ai piccoli delinquenti

Forze di polizia: identificativo a reparti, non singoli agenti. 5 anni di carcere a chi utilizza caschi a cortei

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Sicurezza, cambiano le regole: daspo esteso ai piccoli delinquenti

ROMA.  Il Daspo agli spacciatori, anche minorenni, con il divieto di accedere a discoteche e locali pubblici; pene più severe per chi commette furti, scippi e rapine; la misura della sorveglianza speciale - la stessa che si applica ai mafiosi e ai presunti terroristi -, con l'utilizzo del braccialetto elettronico, per chi commette "reiterate violazioni" del foglio di via o del divieto di frequentare determinati luoghi tutelati.

Ancora: l'arresto differito e fino a 5 anni di carcere per i manifestanti che fanno uso «di caschi protettivi ovvero di ogni altro mezzo atto a rendere impossibile o difficoltoso il suo riconoscimento», ma anche di «razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi...bastoni, mazze, scudi, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti».

 E un codice identificativo per le forze di polizia: non per i singoli agenti, però, ma per ogni reparto impegnato in ordine pubblico.

E' stato un faccia a faccia tra il ministro dell'Interno Angelino Alfano e i sindaci delle città metropolitane - tra cui il presidente Anci Piero Fassino - a delineare il perimetro operativo delle nuove norme sulla sicurezza urbana. Il cambio di passo nelle città è contenuto in un disegno di legge che dovrebbe approdare in Parlamento nelle prossime settimane e che da qui a sette giorni verrà arricchito con gli 'emendamenti' approntati dai primi cittadini. Il provvedimento si articola in tre parti e 22 articoli: sicurezza delle città, decoro urbano e manifestazioni pubbliche.

Nella prima parte si prevede tra l'altro l'inasprimento delle pene per i reati predatori e un maggiore contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, attraverso l'introduzione di una sorta di Daspo a coloro i quali sono già stati denunciati per reati analoghi: dovranno stare lontani da determinati luoghi, quali ad esempio le discoteche e i locali pubblici, scuole comprese.

Il disegno di legge introduce poi ulteriori misura per «rafforzare il contrasto a condotte lesive del decoro urbano», quali «l'accattonaggio invasivo e il deturpamento», e conferisce un maggiore potere d'ordinanza ai sindaci, ampliandone gli ambiti d'intervento come previsto dall'articolo 54 del testo unico sugli enti locali. L'obiettivo è quello di consentire ai primi cittadini di contrastare con più incisività comportamenti che pur non costituendo reato - bivacchi, commercio ambulante abusivo, accattonaggio - rendono più difficile per i cittadini l'utilizzo dei luoghi pubblici.

«Vogliamo proporre un nuovo modello di governance del sistema di sicurezza nelle aree urbane, perché i cittadini ne abbiano, tra l'altro una maggiore percezione - ha detto il ministro Alfano -. E vogliamo ampliare l'ambito di intervento dei sindaci per fronteggiare forme di incuria e degrado del territorio, attraverso nuovi strumenti normativi, fermo restando la competenza dello Stato in materia di tutela e dell'ordine della sicurezza pubblica».

 La parte sulle manifestazioni pubbliche, prevede un «più incisivo contrasto al travisamento e al mascheramento» durante i cortei, introducendo l'arresto differito come già avviene nel calcio. Viene poi introdotto anche il codice identificativo di reparto per le forze dell'ordine. Significa che ogni reparti impegnato in ordine pubblico avrà un numero che lo identifica.

 Nessun codice, invece, è previsto per i singoli operatori, come invece richiesto da anni da settori della società civile, associazioni e diversi parlamentari. Durante l'incontro i sindaci hanno in ogni caso posto paletti inevitabili, come le competenze, «che dovranno essere chiare», e gli strumenti. Più sfumati i ragionamenti sulle risorse, che a quanto si è appreso dall'Anci non dovrebbero essere eccessive, e di cui comunque si parlerà in ambito di legge di stabilità.

«Il fronte della sicurezza urbana chiama in ballo tutti, città e Stato», ha ricordato all'uscita dal Viminale il coordinatore Anci delle Città metropolitane e sindaco di Firenze, Dario Nardella. I sindaci sono pronti «ad assumersi le proprie responsabilità - ha aggiunto - visto che sempre di più i cittadini imputano tematiche sull'ordine pubblico direttamente ai sindaci».

 Nardella ha sottolineato di aver chiesto «maggiori risorse per la videosorveglianza, che è un deterrente fondamentale per la prevenzione e utile per le indagini».

 Soddisfatto anche il presidente dell'Anci Piero Fassino, che valuta come «una buona base di partenza» il ddl, ma ha anche auspicato una sua approvazione «in tempi brevi, visto che il tema è molto sentito dai cittadini».

 E' bene ricordare, ha aggiunto, che «negli ultimi anni i cittadini hanno chiesto sempre di più soluzioni sulla sicurezza, quindi è necessario fornire loro gli strumenti adatti, capaci di operare anche contro il degrado, il graffitismo e l'abusivismo».