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Caporalato nella Marsica, per il Governo è tutto a posto: «vigiliamo»

Melilla: «situazione drammatica»

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 Melilla

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ABRUZZO. «Una situazione drammatica», secondo chi la vive da vicino, «una situazione circoscritta» per chi invece controlla.  

Il Governo ha risposta  ad una interrogazione di Gianni Melilla sul caso del caporalato nella Marsica e quella che è emerge è una realtà meno difficile di quella che non è in realtà. Numeri ‘contenuti’. Ma è proprio così?

Il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova ha evidenziato che l'attività di vigilanza condotta dal 2014 ad oggi dagli uffici periferici del Ministero a L'Aquila, insieme ad INPS, Carabinieri ed Guardia di finanza, ha portato all'accertamento di circa 30 lavoratori in nero, di cui 4 sprovvisti di permesso di soggiorno, 90 lavoratori extracomunitari somministrati irregolarmente, 142 rapporti di lavoro fittizio, circa 200 violazioni delle norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e varie fattispecie di truffa che hanno coinvolto 10 aziende e circa 500 lavoratori.

Melilla aveva alzato il velo sugli invisibili extracomunitari che lavorano nelle campagne del Fucino per 2 euro e 50 centesimi l'ora, lavorando tra le 12 e le 14 ore al giorno.

«Nessuno versa loro i contributi e non hanno alcun diritto riconosciuto», ha denunciato il deputato di Sel. Sono oltre 2 mila le aziende agricole del territorio e sono impiegati 9.500 braccianti. Il fenomeno del caporalato è particolarmente accentuato nel Fucino, ha sottolineato Melilla, perché ci sono molti immigrati non in regola con il permesso di soggiorno, che, di conseguenza, non possono far valere i loro diritti: questi «invisibili» delle campagne del Fucino non hanno nome e per questo spesso non possono essere aiutati.

Dalla Marsica, partono insalate e ortaggi destinati ai mercati del Nord Europa e a prevalere non sarebbe la legge del mercato, ma quella della malavita che impone prezzi e regole. Ci sono 400 mila persone in tutta Italia che vivono in questa situazione, 100 mila dei quali rischiano la schiavitù: i braccianti sono costretti ad accettare il volere del caporalato senza poter dire una parola perché hanno bisogno di quei soldi. La maggior parte dei braccianti impiegati nelle terre del Fucino è di origine marocchina, romena e albanese.

9.500 BRACCIANTI A RISCHIO SCHIAVITU’

Secondo uno studio del sindacato ci sarebbero attualmente 9.500 braccianti a rischio «schiavitù» nel Fucino. L'Inail ha comunicato che una quota rilevante dei finanziamenti destinati all'adeguamento delle cabine dei trattori riguarda l'Abruzzo: su un totale di 5 mila domande ben 1.200 interessano il Fucino. Secondo il direttore dell'Inps Abruzzo, «nel Fucino ci sono molti casi di “agricoltori” che lavorano e hanno dipendenti irregolari, senza neanche avere un campo di proprietà. L'attività ispettiva nella Marsica è stata molto intensa e ci siamo resi conto che ci sono molte truffe difficili da scoprire».

 Secondo il sindacato c’è un legame strettissimo tra il Fucino, l'Agro pontino e il Casertano: molti braccianti vengono assunti qui perché le aziende usufruiscono degli sgravi dell'Abruzzo e poi vanno a lavorare a Caserta o a Fondi. Vi sono state delle segnalazioni di lavoratori con regolare contratto di lavoro ai quali viene corrisposto però il 30 per cento del compenso dovuto, un vero e proprio ricatto che viene fatto per permettere loro di avere poi la disoccupazione agricola.

«REALTA’ DRAMMATICA»

«Lo sfruttamento e il caporalato nella Marsica sono una realtà drammatica», continua Melilla, «vi sono numerose vertenze aperte di aziende che non pagano i contributi a centinaia di lavoratori coinvolti».

Nel corso degli accertamenti il Ministero ha riscontrato, inoltre, la presenza di imprese cosiddette 'senza terra' che svolgono cioè attività di somministrazione illecita di manodopera senza essere conduttrici di alcun fondo agricolo, senza sopportare alcun rischio di impresa e senza essere dotati di mezzi e risorse. In buona sostanza, tali imprese svolgono un'azione di caporalato mascherata da una finta attività imprenditoriale.

IMPRESE INESISTENTI

Sono emersi, inoltre, numerosi casi di imprese inesistenti, spesso ditte individuali, che non svolgono alcuna attività, neanche quella di somministrazione di manodopera, ma che trasmettono regolarmente le denunce contributive trimestrali all'INPS, salvo poi lasciarle insolute al solo fine di accreditare ai lavoratori le giornate necessarie per ottenere prestazioni previdenziali o garantire l'ottenimento o il rinnovo del permesso di soggiorno.

«Data l'ampiezza e la complessità dei fenomeni descritti, il Ministero del lavoro ha recentemente rafforzato il personale ispettivo operante sul territorio aquilano mediante l'impiego temporaneo di ispettori provenienti dalle Direzioni territoriali di Frosinone e Roma», ha concluso Bellanova.