CAMBIAMENTI CLIMATICI

Non ci sono più le mezze stagioni e anche l’agricoltura rischia grosso

Il caldo crea stravolgimenti e conseguenze pesanti sul ciclo naturale

Redazione Pdn

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ABRUZZO. Il caldo non è solo un problema di temperatura ma anche e soprattutto economico. Aumentano i consumi di carburante ed elettricità e questo si ripercuote anche sull’ambiente, ma il caldo sta producendo epocali cambiamenti con la progressiva “africanizzazione” del nostro paese. Non si parla ancora di desertificazione ma gli esperti dicono che la strada è quella.

Non un problema dei soliti “ambientalisti” ma di tutta la società se è vero che l’aumento delle temperature incide sulle coltivazioni e sull’allevamento, dunque su una fetta enorme della nostra economica locale. Se tutto cambia, allora bisogna adeguarsi per restare al passo e non sparire… come le mezze stagioni.  

La Cia Abruzzo rileva che le temperature anomale, ben al di sopra delle medie stagionali di questo periodo, per esempio, non solo stanno creando problemi sui campi e perdite agli agricoltori, ma riportano in evidenza una questione di ben più ampia portata: negli ultimi vent'anni il progressivo aumento delle temperature ha cambiato il calendario delle nostre campagne, soprattutto al Sud dove le operazioni di raccolta sono anticipate anche di 20 giorni.

Non soltanto pomodori, pesche e nettarine, ma anche mais e uva: i cambiamenti climatici, con il progressivo aumento delle temperature e dei periodi di siccità, hanno effetti diretti sui calendari "classici" dell'agricoltura italiana. Il problema riguarda ovviamente l'immediato, ma non solo.

SI GIOCA D’ANTICIPO

In vent'anni si sono riscontrati cambiamenti significativi nell'anticipazione della raccolta. In particolare nella stagione estiva, rispetto al trentennio 1960-1990, i cicli vegetativi sono anticipati mediamente di 5-10 giorni al Nord e di 7-12 giorni al Centro-Sud, con punte in Sicilia di 15-20 giorni. E a risentirne di più sono proprio le coltivazioni di questo periodo.

A preoccupare sono anche la scarsità dell'apporto idrico e le inefficienze nelle reti di accumulo e distribuzione. Dunque le infrastrutture carenti a supporto dell’agricoltura che o non ci sono o non funzionano come dovrebbero. E dire che nei decenni si sono persi fiumi di miliardi che avrebbero dovuto finanziare proprio queste opere affidate di solito ai Consorzi di bonifica…

Così i lunghi periodi di assenza di precipitazioni, intervallati a temporali brevi e violenti, innescano fenomeni di dissesto idrogeologico: la siccità "impoverisce" il suolo rendendolo meno produttivo e sui terreni così stressati le piogge intense e improvvise non fanno che aggravare la situazione, provocando allagamenti e frane.

Senza contare che i cambiamenti del clima – sostiene ancora la Cia - impongono di lavorare seriamente a una rete idrica realmente efficiente, con opere infrastrutturali per la manutenzione, il risparmio ed il riciclo delle acque.

GUAI PER LA FRUTTA

Frutta e ortaggi subiscono danni più o meno gravi a causa delle temperature elevate: dal colpo di calore, che dissecca porzioni della pianta provocando uno squilibrio idrico con effetti sullo sviluppo, alle scottature che colpiscono colletti e fusti delle giovani colture, alla spaccatura dei frutti.

E poi il caldo, accompagnato da un alto tasso di umidità, aumenta il rischio di attacchi parassitari, oltre ad accrescere il costo della "bolletta energetica" con un uso maggiore di carburante agricolo necessario per mantenere i prodotti freschi nei magazzini di conservazione ed effettuare irrigazioni di soccorso.

GUAI PER I VIGNETI

La Cia d’Abruzzo, con i suoi uffici territoriali, sta monitorando la situazione sia qualitativa che quantitativa delle produzioni ed ha riscontrato le prime difficoltà, in particolare per i vigneti, in zone non servite da strutture irrigue dove le alte temperature di questi giorni rischiano di anticipare l'invaiatura, ovvero la maturazione dei vigneti stessi. Tale operazione di monitoraggio è attuata anche al fine di invocare eventuali provvidenze a favore degli agricoltori danneggiati.

GUAI ANCHE PER GLI ALLEVAMENTI

Inoltre, mentre restano a rischio le coltivazioni necessarie all’alimentazione animale e nonostante gli impianti di ventilazione nelle stalle, la produzione di latte è calata di 5 o 6 litri al giorno.

«I danni dovuti a questa tropicalizzazione del clima rientrano tra gli effetti dovuti ai mutamenti delle condizioni ambientali», spiegano dalla Cia Abruzzo, «non si tratta solo di cali di resa, ma di cicli di produzione che si sono ridotti e anticipati».