NUCLEARE

Pronta la mappa dei depositi di scorie radioattive ma è top secret

Tra Abruzzo e Marche e tra Abruzzo e Molise due aree potenzialmente idonee

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Pronta la mappa dei depositi di scorie radioattive ma è top secret

 ROMA.  La mappa che servirà a scegliere dove costruire il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è pronta. Ha completato il suo viaggio, fatto di relazioni e verifiche, tra l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e la Sogin (la società che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi). Ora, quella mappa - chiamata 'Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) alla localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi' - è nelle mani del ministero dell'Ambiente e di quello dello Sviluppo economico; da loro si attende il nulla osta per la declassificazione del documento da top secret, e di seguito il via libera per la pubblicazione da parte di Sogin che potrebbe avvenire entro la fine di agosto. Da oggi infatti i ministeri hanno a disposizione trenta giorni di tempo per il via libera. L'Ispra ha finito il lavoro di verifiche richiesto dagli stessi ministeri, inviando la relazione sulla proposta messa a punto da Sogin, e facendo presente di non aver "formulato ulteriori rilievi". I ministeri avevano chiesto approfondimenti all'Istituto ambientale sulla "validazione dei risultati cartografici" e sulla "coerenza" dei criteri contenuti nella Guida tecnica (della stessa Ispra e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica).

L'area su cui sorgerà il deposito, che avrà al suo interno anche un parco tecnologico (un centro di ricerca), deve rispettare alcune condizioni. Sono così escluse aree vulcaniche, località ad una soglia di 700 metri sul livello del mare o ad una distanza inferiore ai cinque chilometri dalla costa, aree sismiche, a rischio frane o inondazioni e le fasce fluviali, ma anche quelle dove c'è una pendenza maggiore del 10%. Fuori dalle possibili scelte anche le aree naturali protette, che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati. Ed ancora non potranno andar bene quelle a una distanza inferiore di un chilometro da autostrade, strade extraurbane principali e ferrovie. Fatte queste esclusioni e al netto delle proteste popolari che animano già, per esempio, Sardegna e Basilicata, le aree potenzialmente idonee per il deposito di rifiuti nucleari - come hanno ricordato tempo addietro i due ministeri - sono "nell'ordine di alcune decine dislocate in varie regioni italiane". Dopo questa scrematura che ha portato alla mappa 'Cnapi', individuate le aree potenziali, si faranno analisi locali e socio-economiche. Non solo. Si accetteranno anche candidature 'spontanee'. Ci sarà una consultazione pubblica, alla quale seguirà un seminario nazionale, e quindi la conseguente redazione della 'Carta delle aree idonee' che comprenderà una rosa ristretta di posti adatti ad ospitare il deposito. Il deposito (l'Italia è l'ultimo Paese Ue a non averlo) è un'infrastruttura di superficie per i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti da attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca (circa 75.000 metri cubi a bassa e media intensità). Un'opera pubblica che promette investimenti per 1,5 miliardi in 4 anni, 1.500 posti di lavoro l'anno per la costruzione e 700 per la gestione.