IN CIMA AI VELENI

La Boldrini sopra la discarica di Bussi in visita ufficiale nella terra dei veleni

Veleni da bonificare tra mille difficoltà, polemiche e interessi. Veleni da dissipare sul “processo anomalo”

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La Boldrini sopra la discarica di Bussi in visita ufficiale nella terra dei veleni

Mattarella e Boldrini



ABRUZZO. «Le istituzioni si impegneranno per trovare la migliore soluzione per arrivare celermente alla bonifica di questo sito. Sulle presunte rivelazioni giornalistiche sul processo non parlo».
Si accettano scommesse sulle dichiarazioni che la presidente della Camera, Laura Boldrini, farà al culmine del suo sopralluogo sulla discarica di Bussi: i bene informati dicono che Boldrini verrà per mettere il "cappello" delle istituzioni sulla bonifica contestata (che sarà pagata in gran parte con i soldi pubblici invece che da chi ha inquinato) e per dare assicurazioni sul fatto che si farà almeno in parte.
Così la presidente della Camera, accogliendo l'invito dell'assessore all'Ambiente, Mario Mazzocca, sarà lunedì prossimo in Abruzzo per visitare il SIN di Bussi sul Tirino. Ad accoglierla saranno lo stesso assessore Mazzocca e il sindaco di Bussi Salvatore La Gatta, insieme ai responsabili del Corpo Forestale dello Stato. Poco prima delle 11, secondo il programma stilato dagli organizzatori, la presidente effettuerà un sopralluogo alla discarica "Tre Monti", dove sarà accompagnata dal direttore tecnico dell'Arta Giovanni Damiani, che illustrerà le caratteristiche e le criticità del sito. Successivamente,  Boldrini incontrerà i ragazzi che partecipano alla "Settimana Verde" in corso di svolgimento presso il centro visite del fiume Tirino. Quindi incontrerà amministratori locali, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e cittadini. 

«Siamo estremamente orgogliosi di poter accogliere la presidente della Camera che per la prima volta viene in visita ufficiale in Abruzzo - spiega l'assessore Mazzocca -. Conosciamo da tempo la sua spiccata sensibilità per i temi ambientali e il sopralluogo a Bussi ha lo scopo di mostrare quanto è stato fatto e quanto intendiamo fare per ridare dignità a un territorio violentato».

DELIBERA E MILIONI FANTASMA
Magari per l’occasione l’assessore all’ambiente illustrerà almeno a lei una recentissima delibera di giunta regionale annunciata alla stampa in pompa magna ma non pubblicata (come decine di altre delibere) che prevede un investimento della Regione di 3mln di euro per una serie di azioni prodromiche alla bonifica.

Gli interventi di messa in sicurezza, secondo quanto sarebbe previsto dalla delibera ‘segreta’,  mirano a definire un piano di prevenzione delle emergenze anche all'esterno dell'area, al fine di ridurre i possibili rischi sanitari.
Tra i vari interventi sono previsti: un milione 419mila euro a favore dell'Arta per la realizzazione del piano di caratterizzazione delle aree; 1.285.000 euro a favore del Comune di Bolognano per la progettazione e realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica in via sostitutiva dei soggetti inadempienti; 245mila euro a favore della Regione e dell'Istituto superiore di sanita' per verifiche e valutazioni di carattere sanitario e valutazioni epidemiologiche.
Strano che una delibera così centrale e importante non sia stata pubblicata né approfondita e nemmeno più richiamata alla mente quando per cose molto meno importanti ci si mette sotto i riflettori per farsi belli. E in mancanza delle carte ci si affida alla fede.
 
LA VERGOGNA DEL PROCESSO ANOMALO E DELLA OMERTA’

Per molti però la visita dell’alta carica istituzionale è un segnale forte che arriva proprio in un momento delicatissimo di questo incredibile gigantesco scandalo abruzzese che sembrava aver già prodotto il peggio. Ed invece dopo 5 mesi dalla sentenza di assoluzione per i 19 imputati della Montedison da parte della Corte d’Assise di Chieti una lunga inchiesta de Il Fatto quotidiano ha svelato presunte gravi irregolarità nel processo, come pressioni sui giudici popolari e anticipazioni del verdetto da parte di  esponenti istituzionali tanto che tutti erano a conoscenza dell’esito, compreso  pm e parti civili.
Di questa parte la Boldrini non parlerà sorvolando ampiamente su un argomento che è spinosissimo e che investe tutte le istituzioni dello Stato fino ai più alti livelli. 

Il Csm e il ministero della giustizia hanno disposto una loro inchiesta mentre il procuratore Pietro Mennini della Procura di Chieti ha aperto un fascicolo per verificare l’ipotesi di reato di violazione del segreto della camera di consiglio.
L’inchiesta è stata poi trasferita per competenza alla procura di Campobasso. In queste settimane i pm molisani hanno ascoltato molti dei protagonisti della vicenda, dai 3 giudici togati - oltre al presidente Romandini e al giudice al latere Di Geronimo, è stato ascoltato anche l'ex presidente della Corte, Geremia Spiniello, ricusato per alcune sue dichiarazioni a mezzo stampa - ai 6 popolari, dai pm ai funzionari della Regione Abruzzo. Inizialmente il fascicolo spedito da Chieti ipotizzava solo il reato di rivelazione di segreto di camera di consiglio, ma successivamente l'inchiesta si è allargata e il fascicolo è stato unificato con le denunce fatte da alcune associazioni in merito a tutte quelle voci «intorno ad un processo anomalo» e di una sentenza assolutoria «già scritta».