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Prelievo forzoso, primo sì alla Camera. Se la banca fallisce pagano i clienti

Se ne parla anche in Grecia e l’Italia intanto si organizza

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ROMA. La Camera ha approvato in via definitiva, adesso si passa al Senato,  la direttiva comunitaria che rende legittima la procedura del "bail in": 270 voti favorevoli, 113 contrari e 22 astenuti

Di che si tratta? La norma stabilisce che, a partire dal 2016, in caso di crisi di liquidità di banche, i problemi saranno risolti accedendo, in caso di necessità, anche ai depositi superiori ai 100.000 euro  oltre che agli azionisti e agli obbligazionisti meno assicurati.

Dunque se tra sei mesi le banche saranno in default potranno attingere dai conti correnti, dalle

azioni e dalle obbligazioni dei propri clienti-risparmiatori. Un bel guaio per chi ha in banca il proprio ‘tesoretto’ e una eventualità che da qualche giorno sta scaldando il popolo del web anche a causa della diffusione di notizie non vere come quella che vorrebbe il prelievo forzoso, perché così si chiama, già in procinto di essere attuato. 

Ma per fortuna per il momento non c’è nulla di concreto se non un sì alla Camera che potrebbe anche trasformarsi in un no al Senato.

Di certo anche se il provvedimento passasse l’azione non sarebbe immediata o scontata ma sarà il governo italiano a dover valutare «l'opportunità di stabilire modalità applicative del bail-in coerenti con la forma societaria cooperativa».

Nella scheda di lettura che ha accompagnato il testo in aula, si legge: «sono escluse dall’applicazione del bail-in alcune categorie di passività, segnatamente quelle più rilevanti per la stabilità sistemica o quelle protette nell’ambito fallimentare, come i depositi di valore inferiore a 100.000 euro, le obbligazioni garantite da attivi della banca, i debiti a breve sul mercato interbancario. Altre categorie di passività potranno essere escluse dall’autorità di risoluzione, in casi particolari, sulla base di una valutazione specifica degli effetti sulla stabilità sistemica e del possibile contagio».

E poi ancora: «in ogni caso, il trattamento riservato agli azionisti e ai creditori nell’ambito della risoluzione non potrà essere peggiore rispetto a quello che essi avrebbero subìto in caso di liquidazione coatta amministrativa». Alla vigilia del referendum in Grecia lo spauracchio dei prelievi forzosi è arrivato anche ad Atene.

Secondo il Financial Times, smentito però dall’ormai ex ministro Varufakis, le banche greche starebbero preparando un piano di emergenza comprensivo di un prelievo forzoso sui conti correnti nel caso in cui la crisi diventi irrisolvibile. Il Financial Times, cita fonti degli istituti finanziari e del mondo degli affari della Grecia. Almeno una banca ellenica potrebbe applicare un prelievo del 30% sui depositi sopra 8.000 euro.

Un piano che replicherebbe quello messo in atto da Cipro nel 2013 sui depositi superiori ai 100.000 euro che è poi la soglia protetta dalla direttiva Ue sul risparmio.

E il prelievo forzoso non sarebbe una novità per gli italiani. In molti, infatti, ricorderanno il luglio del 1992 quando il governo Amato prelevò il sei per mille da tutti i depositi bancari degli italiani.

Il Governo in quella occasione approvò un decreto legge da 30.000 miliardi di lire in cui tra le altre cose veniva deliberato (retroattivamente al 9 luglio) il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti bancari per un "interesse di straordinario rilievo", in relazione a «una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica».

Di anni ne sono passati 23 e la cosa potrebbe ripetersi? L’ultima parola spetta al Parlamento.  Di sicuro il provvedimento non piace al Movimento 5 Stelle e Forza Italia, che hanno votato contro il recepimento della direttiva.

«Dal 1 gennaio 2016 se la vostra banca va in crisi dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni. Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania», hanno scritto i parlamentari M5S. «Tutto ciò in barba ad ogni buonsenso, alla Costituzione e persino alle più recenti parole del Papa. I giornali opportunamente tacciono. Tra qualche mese diventeremo tutti soci delle banche, ma sia chiaro, sempre con le consuete regole contrattuali: se le perdite saranno di tutti, i profitti restano i loro».

Ma il Mef chiarisce che la direttiva esclude esplicitamente alcune categorie di crediti dal contributo alla risoluzione della crisi bancaria. Ad esempio sono escluse le passività garantite, le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente (per esempio il contenuto della cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito), o i crediti da lavoro o dei fornitori. L`autorità di risoluzione può escludere altre categorie di crediti, al ricorrere di determinate condizioni secondo una valutazione da fare «caso per caso».