NEL PIATTO

Expo, prove tecniche di valorizzazione delle eccellenze agricole d’Abruzzo

La Coldiretti sigla accordi per far “volare” zafferano, arrosticini e grano

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Expo, prove tecniche di valorizzazione delle eccellenze agricole d’Abruzzo

Zafferano

ABRUZZO.  Vere e proprie eccellenze, specialità o semplicemente prodotti tipici locali non sempre valorizzati come meriterebbero e spesso snaturati dal mercato globale.

Per questo l’Expo potrebbe diventare la “scusa” perfetta per riuscire a far passare le “tipicità” locali come il vero volano per l’economia e l’agricoltura regionale. Ci sta provando la Coldiretti con una serie di intenti e accordi economici che hanno l’obiettivo di far conoscere “l’oro” d’Abruzzo ma anche di preservarlo . E’ il caso degli arrosticini, specialità locale che fatica a farsi conoscere in Italia e nel mondo e che, a causa dei vari “terremoti economici” degli ultimi decenni, di “abruzzese” l’arrosticino ha davvero poco. In pochissimi infatti sanno che la carne di cui è composto è quasi esclusivamente importata, spesso dall’estero (mentre i decantati “pastori d’Abruzzo” sono quasi tutti estinti…).  Ecco allora le incongruenze di avere “tipicità locali” che di “locale” hanno solo il ricordo.

Proprio per questo la Coldiretti ha posto al centro tre prodotti fondamentali della filiera regionale come lo zafferano, l’arrosticino ed il grano accordi che dovrebbero prima di tutto avere come effetti quello di risollevare l’agricoltura abruzzese da almeno un ventennio in una profonda agonia mai curata.

LO ZAFFERANO

Così ad introdurre i sette giorni dedicati alle produzioni regionali e intitolati #exportiamoabruzzo, è stato l’accordo programmatico per favorire l’accesso dei giovani alla Banca dello zafferano, promossa dall’associazione “Le vie dello zafferano” con lo scopo di rilanciare la coltivazione del crocus sativus.

Presenti all’evento, il direttore di Coldiretti Abruzzo Alberto Bertinelli, il presidente dell’associazione Le vie dello zafferano Nicola Ursini e due membri del direttivo, Roberta Di Paolo e Ettore Gentile giunti a Milano per promuovere l'iniziativa. «Il progetto – ha spiegato Ursini – consiste nella singolare idea di distribuire bulbi a titolo di prestito d’onore a nuovi coltivatori con la finalità di rendere meno oneroso l’avvio di nuovi insediamenti e incentivare le imprese giovanili rilanciando di fatto la produzione di zafferano, con un riferimento particolare alla Dop Zafferano dell'Aquila».

Lo zafferano è una eccellenza di primaria importanza prodotta in Abruzzo in piccole ma preziose quantità: basti pensare che per un Kg di zafferano occorrono circa 200mila fiori e 500 ore di lavoro e che la raccolta dei fiori può avvenire per massimo 20 giorni tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre in un’area di produzione che comprende, in Provincia dell’Aquila, principalmente i territori dei comuni di Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, San Demetrio nei Vestini, S. Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa S.Angelo (altre interessanti esperienze di coltivazione, con risultati di qualità eccellente, sono in corso nella Marsica, in Val di Sangro e in altre aree pedemontane d’Abruzzo, dove lo zafferano viene riscoperto come una valida alternativa all’abbandono di terreni altrimenti marginali).

 L’ARROSTICINO

La Coldiretti ha poi siglato il primo accordo di filiera sulle carni ovine con l’Associazione produttori zootecnici d’Abruzzo (Aprozoo), commercianti e trasformatori per la valorizzazione dell’allevamento ovino finalizzato alla produzione dell’arrosticino 100% made in Abruzzo.

Un importante “patto” atteso da tempo, diventato realtà anche grazie alla recente entrata in vigore della normativa che impone l’etichettatura delle carni ovine. Un obbligo che ha fatto immediatamente emergere una realtà inaspettata dal consumatore abruzzese: oltre due arrosticini su tre, stando ad una stima di Coldiretti, deriverebbero da carni provenienti dall’estero, penalizzando gli allevatori onesti e snaturando una produzione che trova il suo punto di forza proprio nella tradizione pastorale regionale che in Abruzzo è rappresentata da oltre 300mila capi di ovini adulti di cui ogni anno 60mila destinate alla produzione di arrosticini.

L’accordo prevede in sostanza: una maggiorazione del prezzo riconosciuto all’allevatore dalla ditta di commercio e trasformazione delle carni; la disponibilità delle ditte a partecipare ad una rete comune di valorizzazione e commercializzazione dell’arrosticino made in Abruzzo; l’adozione del marchio Fai (Firmato agricoltori italiani) di Coldiretti per migliorare la riconoscibilità del prodotto per il consumatore; lo sforzo comune nella costituzione di un comitato promotore per il riconoscimento dell’arrosticino quale prodotto Dop della nostra regione.

«Come associazione di produttori abbiamo finalmente la possibilità di restituire fiducia ai nostri soci allevatori – dice David  Falcinelli, presidente dell’Aprozoo – le quotazioni delle carni ovine raggiungeranno finalmente livelli di remuneratività adeguati e l’allevatore potrà così tornare a considerare l’allevamento ovino come una sana alternativa imprenditoriale».

IL GRANO ABRUZZESE

Infine il terzo accordo commerciale riguarda la valorizzazione della filiera dei cereali che rappresenta un buon 7% della Produzione totale dei prodotti agricoli abruzzesi e circa 20mila imprese.

In questo caso Coldiretti ha siglato un “patto” con il Consorzio agrario Centro Sud (nato dall’aggregazione del Consorzio di Foggia con il Consorzio agrario d’Abruzzo e Molise e presieduto da Domenico Pasetti), il Molino Candelori di Pineto, l’università di Teramo e una rappresentanza di panificatori.

Obiettivo dell’accordo di filiera: creare le condizioni per un pane e una pizza rigorosamente made in Abruzzo. L’impegno tra le parti prevede infatti una filiera cerealicola regionale che: fornirà seme di grano certificato ai cerealicoltori, ritirerà a condizioni vantaggiose il grano prodotto, contribuirà con il mondo scientifico alla costruzione di un disciplinare di produzione che, dalla semina alla panificazione, certifichi l’intero processo. Non ultima, una filiera che valorizzerà con un marchio specifico il prodotto del panificatore e del pizzaiolo tutelando il loro lavoro e invertendo di fatto la tendenza degli ultimi venti anni, caratterizzata dalla fortissima diminuzione – meno il 76,5% - delle superfici coltivate a grano tenero e causata dalle quotazioni troppo basse e mortificanti del seminativo.

Si tratta di accordi giunti in extremis che almeno in teoria potrebbero dare una boccata d’ossigeno alle produzioni locali ma che forse dovrebbero essere prese ad esempio come “metodo” da opporre alla globalizzazione indiscriminata, cioè quella che di fatto favorisce la morte delle tipicità locali.