IL GROVIGLIO

Bussi, il “processo anomalo”: anche i pm conoscevano la sentenza in anticipo

Sarebbero stati informati da un personaggio istituzionale

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Bussi, il “processo anomalo”: anche i pm conoscevano la sentenza in anticipo

Bellelli e Mantini

ABRUZZO. Sette ore davanti ai colleghi di Campobasso per rispondere e ricostruire tutti i fatti ancora avvolti da una fitta nebbia che riguardano il processo anomalo di Bussi, le presunte pressioni sui giudici popolari e la sentenza anticipata settimane prima.

I pm della procura di Pescara, Giuseppe Bellelli (appena promosso procuratore a Sulmona) e Anna Rita Mantini sono stati ieri dall’altra parte della barricata, interrogati dai colleghi molisani come persone informate sui fatti.

Secondo l’articolo di oggi de Il Fatto Quotidiano anche Bellelli e Mantini erano a conoscenza dell’esito della sentenza settimane prima che il verdetto venisse letto in aula, perché informati da una fonte autorevole e istituzionale. Furono loro, scrive il giornalista Antonio Massari, a dire la frase «saranno tutti assolti, è già tutto deciso»  secondo le testimonianze raccolte dalla Procura di Campobasso. E a parlare ai pm di una decisione già presa, come riferiscono «fonti accreditate» con le quali ha parlato il giornalista, sarebbe stato il governatore D’Alfonso.

Dunque se così fosse l’assoluzione era praticamente una notizia che conoscevano tutti, da Cristina Gerardis dell’Avvocatura dello Stato, a diversi avvocati, passando per il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso e i pm che sostenevano l’accusa in dibattimento.

Ma a differenza di quanto voluto far capire non si trattava affatto di «voci e dunque per questo penalmente irrilevanti» come ha dichiarato Cristina Gerardis al Tg3 ma di una notizia che per la sua provenienza era sicuramente attendibile anche perché le parti erano a conoscenza anche dei contorni entro i quali è scaturita la «anticipazione».  

 Ma soprattutto, secondo il giornale di Travaglio che oggi fornisce nuovi e inquietanti dettagli, ci sarebbero molte persone coinvolte nel caso e si racconta, peraltro, anche un episodio piuttosto criptico che dovrà essere valutato dai magistrati di Campobasso che stanno indagando.

Al centro dell’episodio narrato -ma non chiarito fino in fondo- un incontro attorno «ad un tavolino» di alcuni personaggi istituzionali (di cui non vengono fatti i nomi) coinvolti nella questione e la frase ambigua, riportata dal Fatto, pronunciata da uno di questi: «il passaggio c’è già stato. Si andrà verso l’assoluzione».

Cosa si intendeva non è chiaro e toccherà probabilmente alla magistratura valutare anche questo episodio.

Si tratta di un ennesimo episodio della incredibile e gravissima saga che ruota intorno ad un processo che sembra sempre più diventare un crogiuolo di commistioni ed interessi vari dove tutti sembrano dimenticare diritti e doveri e a farne le spese è proprio la “giustizia”.

I due pm Bellelli e Mantini nelle scorse settimane sono stati ascoltati a Pescara per circa un'ora e mezza anche dalla Commissione parlamentare sulle attivita' illecite connesse al ciclo dei rifiuti presieduta dall'onorevole Alessandro Bratti (Pd). Mentre a Campobasso sono già stati sentiti tutti i giudici, togati e popolari, ed ognuno ha fornito la propria versione. Secondo quanto siamo riusciti ad apprendere Gerardis avrebbe raccontato una storia molto lunga ed articolata e illustrato moltissimi particolari della vicenda ancora non pubblici. Anche i giudici popolari avrebbero confermato quanto già trapelato sui giornali ed aggiunto ulteriori particolari inerenti la formazione della volontà nell’ambito della sentenza Bussi.

Dunque dopo qualche settimana di pausa il Fatto ritorna e rincara la dose e dalle notizie trapelate si evincono almeno due fatti importanti.

Il primo è che i pm Belleli e Mantini, avendo contezza della sentenza prima del tempo e informati direttamente da un personaggio istituzionale (chissà se proprio dal presidente Luciano D’Alfonso) sapevano bene che la notizia aveva piena attendibilità anche prechè poi confermata nei giorni successivi anche da altre fonti.

Se così’ stanno le cose bisogna allora credere che i due magistrati andarono in aula più volte con la piena consapevolezza che qualcosa di grosso e grave era successo. Bisogna ammettere anche che i due magistrati -impegnati in una durissima requisitoria per la gran parte impeccabile e mastodontica- sapevano di parlare al vento e sapevano che quei giudici che avevano di fronte avevano in realtà già deciso.

Stessa cosa evidentemente quando hanno speso ore a tavolino per incardinare il ricorso per Cassazione che dovrebbe cancellare una tra le più contestate e meno genuine sentenze della storia della Repubblica italiana.

E che dire dell’episodio strano del “tavolino”, magari di un bar, nel quale un personaggio afferma riferito alla sentenza «il passaggio c’è già stato».

Ma chi sono queste persone che si interessano così tanto a questo processo, chi ascolta e perché? Di che passaggio parliamo? Ma è possibile che dietro un processo vi siano tali e tanti lati oscuri e che coinvolgono tante persone che non hanno minimamente sentito il bisogno di denunciare e tantomeno fare chiarezza preferendo reticenza e omertà.

Qui però ora si rischia grosso perché c’è una procura che indaga e qualche volta anche il silenzio può essere un reato.

Intanto nessuno, infatti, ha inteso rispondere alle domande che PrimaDaNoi.it ha pubblicato qualche giorno fa indirizzate agli esponenti istituzionali a conoscenza dei fatti.

La vicenda oltre che grottesca sta assumendo toni da farsa ma potrebbe diventare una bomba atomica sempre che la procura di Campobasso intenda andare fino in fondo e ne abbia la possibilità.

Le domande di PrimaDaNoi.it

PRESSIONE SUI GIUDICI POPOLARI
1) Il malcontento di alcuni giudici popolari era già noto ad alcuno prima della sentenza?
2) Qual è la vera ragione per cui i giudici popolari non hanno denunciato le presunte “pressioni” del presidente Camillo Romandini?
3) Che ruolo ha svolto in questa vicenda l’allora avvocato dello Stato Cristina Gerardis e quando è venuta a conoscenza delle “pressioni” e del verdetto?
4) Che cosa ha fatto la Gerardis quando è venuta a conoscenza di notizie riservate del Collegio? Da chi ne è venuta a conoscenza e con chi ne ha parlato?
5) Ricordate il caso del primo giudice della Corte d’assise Geremia Spiniello? E’ stato ricusato in seguito a sue dichiarazioni i tv appena dopo la fine di una udienza del processo dicendo la frase (ambigua) «faremo giustizia per il territorio». Le domande allora sono: c’è qualcuno che può indicare una intervista televisiva di un qualsiasi giudice appena dopo l’udienza e nella stessa aula? L’inflessibile Spiniello prima di quella volta aveva rilasciato interviste simili?

LA SENTENZA ANTICIPATA
6) D’Alfonso era a conoscenza della sentenza prima del 19 dicembre 2014 come ci risulta e come pubblicato da Il Fatto; chi informò D’Alfonso e a chi ne parlò il governatore?
7) D’Alfonso conosce il giudice Camillo Romandini? Lo ha incontrato tra il 2014 ed il 2015 e se sì per quali ragioni? Se sì hanno per caso parlato anche della sentenza di Bussi?
8) D’Alfonso ha mai informato la Gerardis del verdetto prima della sentenza?
9) D’Alfonso e Gerardis hanno poi informato altri esponenti istituzionali della notizia che loro sapevano essere certa e proveniente da fonte attendibile (e non semplici voci)?
10) I pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini erano a conoscenza delle notizie riservate e se sì da chi sono stati informati? Se sono stati informati hanno aperto un fascicolo di indagine magari ancora segreto per la verifica delle informazioni?
11) Ipotizzando che la notizia di eventuali pressioni sui giudici popolari e di un verdetto già scritto era cosa nota, qualcuno pensò di informare anche il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, la più alta autorità in materia e per di più di Chieti dunque conosciuto e conoscitore della realtà locale?
12) Che ruolo hanno svolto i vari avvocati delle parti civili e nello specifico della Solvay? Notizie di presunte irregolarità sono giunte fino a loro?
13) Che ruolo hanno svolto gli avvocati degli imputati della Montedison? Anche a loro la notizia è giunta in anticipo?
14) Ci risulta che esistono diverse “prove” che potrebbero raccontare vari spezzoni della storia in possesso di alcuni “attori” anche non protagonisti. A che cosa sono servite queste “prove” visto che non sono servite a denunciare possibili reati? Potrebbe esserci almeno in astratto la possibilità che tale materiale possa essere utilizzato in maniera impropria e divenire mezzo di “pressione” verso figure istituzionali?
15) Ammettendo pure che –come dicono molti- le anticipazioni del verdetto sono state giudicate “non attendibili” e “voci generiche” perché nessuno ha sentito il bisogno di denunciare il 20 dicembre, giorno dopo la sentenza, affinchè le autorità competenti accertassero la verità? Perché i politici che sanno continuano a tacere? Chi sta guadagnando da questa vicenda e chi ci sta perdendo?