LE MOTIVAZIONI

Stamina. Giudice: «il metodo è una enorme truffa scientifica»

Ecco le motivazioni della condanna dell’ex socio Vannoni ed ex funzionario Aifa

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TORINO. «Un'enorme truffa scientifica».

 Il gup torinese Potito Giorgio non usa mezze parole per definire il metodo Stamina, che ha diviso l'opinione pubblica negli anni scorsi fino a quando l'inchiesta giudiziaria del pm Raffaele Guariniello ha portato prima a processo e poi al patteggiamento (un anno e dieci mesi con la condizionale) il padre della metodica al centro delle polemiche Davide Vannoni.

Nelle 175 pagine di motivazioni delle condanne a sei mesi di Carlo Tomino, ex funzionario dell'Aifa, e a due anni di Marcello La Rosa, ex socio di Vannoni, unici due imputati a scegliere il processo con rito abbreviato, il giudice prende una posizione netta sull'efficacia delle infusioni di cellule staminali. Sostiene infatti che «si deve ritenere che sia stata raggiunta la prova non solo dell'inutilità e della mancanza di fondamento scientifico, ma anche della potenziale nocività e pericolosità dello stesso».

 Allo stesso tempo abbraccia a piene mani la linea della procura sull'attività della Stamina Foundation che, scrive, «si è sempre svolta al di fuori dalla normativa vigente» e «presentando aspetti di segretezza incompatibili con le più elementari regole deontologiche che dovrebbero disciplinare l'attività medica». Secondo il gup Giorgio, fondamentale nella vicenda Stamina è stato soprattutto il ruolo di Tomino, che avrebbe dato a Vannoni «il lasciapassare necessario» per introdurre il metodo negli Spedali Civili di Brescia. A provarne le responsabilità, secondo il giudice, sarebbero una serie di e-mail.

L'ex funzionario dell'Aifa avrebbe ceduto alle proposte dalla Stamina Foundation «dopo avere espresso un iniziale diniego», «verosimilmente per debolezza» e «pur essendo perfettamente consapevole della mancanza di fondamento scientifico del metodo Stamina».

 Vannoni e i suoi, sempre secondo il giudice, avevano bisogno di tale lasciapassare «se non altro per superare eventuali obiezioni del Comitato Etico».

 Insieme a Vannoni, hanno percorso la strada del patteggiamento altri sei imputati, tra cui il medico triestino Marino Andolina, che hanno concordato pene variabili dai dodici ai venti mesi di reclusione. Gli ultimi quattro imputati del gruppo di 13 per cui Guariniello aveva chiesto il giudizio, quelli del cosiddetto "gruppo bresciano", legato cioè all'attività degli Spedali Civili della città lombarda, saranno processati invece col rito ordinario nel 2016.