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Voce delle Voci, respinta richiesta archiviazione per il giudice che pronunciò la condanna

Il 7 luglio a Campobasso si decide sul rinvio a giudizio

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Voce delle Voci, respinta richiesta archiviazione per il giudice che pronunciò la condanna

SULMONA. Si terrà il 7 luglio prossimo al Tribunale di Campobasso la Camera di consiglio che dovrà stabilire se sarà o meno rinviato a giudizio il giudice Massimo Marasca per i reati di abuso d’ufficio ed omissione di atti d’ufficio ai danni dei giornalisti della Voce delle Voci Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola.

La camera di consiglio del 7 luglio è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari Libera Maria Rosaria Rinaldi,  in accoglimento della opposizione alla richiesta di archiviazione del fascicolo proposta dal pm Barbara Lombardi (che si era avvicendato all’originario titolare dell’indagine, Francesco Santosuosso). La richiesta del pm Lombardi è stata respinta dal gip («ritenuto che la richiesta di archiviazione non possa essere allo stato accolta»), che ha accolto l'opposizione presentata dal difensore della Voce Serena Improta.

«Vedremo il 7 luglio quale sarà la decisione del giudice circa il rinvio a giudizio», commenta il direttore Cinquegrani. «Intanto, però, questa data segna una tappa importante in una delle più paradossali vicende giudiziarie destinate ad imbavagliare la libertà di stampa nel nostro Paese».

La vicenda ha avuto origine da  un articolo pubblicato a ottobre 2008 sul mensile La Voce delle Voci, diretto da Cinquegrani e Pennarola, scritto dal giornalista Rai Alberico Giostra con il suo abituale pseudonimo, Giulio Sansevero. Nel pezzo, uno dei tanti dedicato da Giostra a Di Pietro nel periodo di incubazione del successivo libro shock “Il Tribuno”, si descriveva il sistema di potere collegato al partito, allora in auge, di Italia dei Valori, ed in un passaggio ci si soffermava sull’esame di maturità di Cristiano Di Pietro, riportando peraltro notizie già apparse su quotidiani nazionali circa l’interessamento di una insegnante molisana amica di famiglia dei Di Pietro, Annita Zinni.

Ad oltre un anno dalla pubblicazione dell’articolo la Zinni aveva presentato una citazione civile al Tribunale di Sulmona, città in cui risiedeva ed insegnava, chiedendo 40mila euro di risarcimento per presunto danno da “patema d’animo transeunte”. Il giudice Massimo Marasca, dopo aver accolto e convalidato i certificati di una psicologa sulmonese di Italia dei Valori a supporto delle affermazioni di Zinni, e dopo avere ammesso in aula come teste il pubblico ministero anziano di Sulmona Aura Scarsella, che confermava implicitamente in dibattimento la sua amicizia di lunga data con la Zinni, ha assegnato oltre 90mila euro di risarcimento danni cash, con una sentenza provvisoriamente esecutiva, alla insegnante dipietrista, divenuta nel frattempo segretario provinciale IDV a L’Aquila.

I successivi atti di pignoramento dei legali della Zinni (avvocato Sergio Russo di Roma e avvocato Alessandra Vella di Italia dei Valori, Sulmona) sono stati notificati tra 2014 e 2015 all’intero sistema bancario italiano nonché alla presidenza del consiglio, dipartimento editoria, dove erano maturati contributi spettanti alla cooperativa editrice della Voce. Russo ha inoltre pignorato la testata La Voce delle Voci, chiedendone al Tribunale di Napoli la vendita all’asta. Mentre il giudizio d’appello, arenato dal 2013 all’Aquila, ha subito l’ennesimo rinvio a fine 2016, producendo per ora solo una sanzione contro la Voce, ‘rea’ di aver chiesto la sospensione della provvisoria esecuzione motivandola con la pendenza a Campobasso dell’indagine penale a carico di Marasca. Tutta la vicenda, segnalata dai giornalisti alla Procura generale presso la Cassazione, ha poi prodotto l’apertura di un fascicolo a carico del giudice Marasca presso la Procura di Campobasso, competente per territorio sul distretto di Sulmona.

Nel frattempo la Voce ha chiuso i battenti a marzo 2014, cessando le pubblicazioni in edicola dopo oltre trent’anni di storia.

«Assume perciò particolare rilievo», sottolinea Cinquegrani, «non solo per la Voce, ma per il destino del giornalismo in Italia, la decisione che sarà assunta in Camera di consiglio a Campobasso il 7 luglio prossimo, in merito ad una indagine nella quale, come si apprende dalla consultazione del fascicolo, Marasca finora si è fatto assistere solo da un difensore d’ufficio».