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Scuola, la riforma va avanti senza problemi: sale la protesta

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 Scuola, la riforma va avanti senza problemi: sale la protesta



 ROMA.  Card di 500 euro per l'aggiornamento dei prof, bonus (200 milioni l'anno) per valorizzare gli insegnanti, limite di 36 mesi per i contratti di supplenza, detrazione (per un massimo di 400 euro all'anno per studente) delle rette per la frequenza delle scuole paritarie di ogni ordine e grado. Al terzo giorno di votazioni, il ddl di riforma della scuola Giannini-Renzi, con una raffica di sì, è quasi arrivato in zona traguardo alla Camera.
 Manca una manciata di articoli e pare sia stato trovato il modo anche per superare l'empasse dell'articolo 10 (quello sulle assunzioni) ieri accantonato. La maggioranza non ha mollato e ha tirato dritto, con buona pace di chi anche oggi ha protestato davanti a Montecitorio e non solo. Il Governo ha però ceduto sul "cinque per mille", capitolo che pur in maniera meno eclatante rispetto alla vexata quaestio del "preside-sceriffo", ha sollevato in queste settimane non poche polemiche e la preoccupazione del Forum del terzo settore per l'estensione della platea dei beneficiari. L'articolo 17 che trattava la materia è stato stralciato dal ddl come avevano chiesto le opposizioni; una decisione frutto della mediazione portata avanti dall'area della minoranza Pd che fa capo a Cesare Damiano. Questione espunta dunque e rinviata - come ha spiegato in Aula il ministro Giannini - a un successivo provvedimento che affronti temi di natura fiscale. Una scelta che non fuga i timori del M5S. " A quanto pare - spiega Giuseppe Brescia - la decisione non sarebbe stata presa per il merito della questione bensì per mera mancanza di copertura alternativa. Vigileremo affinché questa misura estremamente pericolosa per l'uguaglianza degli istituti scolastici non sia riproposta né al Senato né in nessun altro provvedimento". Sostanzialmente, a parte qualche piccolo ritocco qua e là, il testo, a ora, resta quello uscito dalla commissione Cultura e già si intravede la fine: domani, esaurito l'esame dei 27 articoli del provvedimento, il ddl sarà licenziato. La partita proseguirà al Senato, ed è lì che i sindacati si aspettano quelle "aperture" promesse dall'Esecutivo. Intanto, domani, i segretari generali di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals si riuniranno per valutare la situazione e decidere i prossimi passi. Aspettano la convocazione del ministro Giannini che aveva garantito loro un supplemento di confronto in settimana.
"Nonostante gli interventi di Commissione e Aula sono ancora necessari cambiamenti profondi al testo in discussione alla Camera: restano i nodi critici contro cui il mondo della scuola è sceso in piazza lo scorso 5 maggio", fa notare il segretario confederale della Cgil, Gianna Fracassi, che, comunque, ritiene "un'ottima notizia" lo stralcio del 5 per mille dal disegno di legge. Del resto, come ha sottolineato in serata il premier Renzi "la risoluzione" della riforma della Scuola "non è semplice, è una discussione vera". E ha pure aggiunto: "non posso pretendere di imporre la mia volontà, questa non è la legge elettorale".