L'EMERGENZA

Accoglienza profughi: Comuni e Regioni propongono di sistemarli nelle caserme

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Accoglienza profughi: Comuni e Regioni propongono di sistemarli nelle caserme


ROMA. Comuni e Regioni affrettano i tempi per collocare ogni tessera al punto giusto nel puzzle ancora confuso dell'emergenza sbarchi. Sindaci e assessori regionali guardano con sollievo all'appuntamento del 7 maggio, giorno in cui al Viminale si riuniranno intorno al tavolo tutti i protagonisti della vicenda.
Per l'Anci, nel frattempo, già il presidente Piero Fassino ha tratteggiato qualche risposta, come l'utilizzo delle caserme in una fase intermedia tra lo sbarco e l'accoglienza sui territori. Ma sul tutto aleggiano ancora la scarsa disponibilità delle regioni nella messa a punto degli hub concordati in sede di Conferenza Stato-Regioni e i tanti 'no' espressi da molti sindaci, soprattutto del Nord.
Che però vengono bacchettati dalla stessa Anci. 

«So bene che ci sono dei colleghi sindaci, soprattutto in alcune regioni del Nord, che dicono di non avere gli spazi per accogliere i migranti», spiega il delegato Anci all'Immigrazione e sindaco di Prato, Matteo Biffoni. «Credo che questo sia uno sbaglio, perché bisogna invece sforzarsi di fare la propria parte, anche perché si corre il rischio di consegnare i propri territori alle prefetture. Mi sembra chiaro che invece bisognerebbe verificare meglio la possibilità di trovare gli spazi e organizzare le presenze delle persone sbarcate. Ci deve essere una valutazione dei sindaci, sono d'accordo, ma - avverte l'esponente Anci - questi non possono farsi autogol. Se dopo aver detto 'no' all'arrivo dei migranti, arriva un prefetto che requisisce un albergo, cosa si fa?».
 Nel frattempo, in vista dell'incontro del 7 maggio, Biffoni annuncia che «un pacchetto di proposte è già pronto, anche se ne parleremo tutti insieme in settimana con i colleghi dell'Anci, ma sicuramente lo metteremo a punto per essere operativi già il giorno dopo l'incontro al Viminale. «Del resto - conclude - noi sindaci siamo gente di territorio e sapremo fare la nostra parte».
 Intanto, sulla ritrosia dei Sindaci ha detto la sua l'ex governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota, che lancia l'idea di un referendum: «bisognerebbe fare un referendum tra tutti gli amministratori locali per capire come la pensano», afferma su Facebook.
«In fondo si gioca sulla loro pelle perché sono loro in prima linea sul territorio».
 E gli hub dell'accoglienza, propone l'esponente del Carroccio, «vanno fatti in Nord Africa. Poi, ci sono anche motivazioni tecniche e sanitarie che sconsigliano simili concentrazioni nelle nostre città. Non è vero - conclude - che i sindaci sono tutti d'accordo».

 Nel frattempo le Regioni hanno scritto oggi a Mario Morcone, Capo del dipartimento Libertà civili e immigrazione del Viminale, per avere notizie particolareggiate sulle politiche adottate. La lettera, ha chiarito la coordinatrice degli assessori alle politiche sociali e all'immigrazione della Conferenza delle Regioni, la ligure Lorenza Rambaudi, serve per capire, ad esempio, la percentuale dei riconoscimenti dei rifugiati rispetto al numero totale dei migranti, quanti rimpatri sono stati fatti rispetto a quelli non riconosciuti e la precisa definizione delle coperture di bilancio.
«La missiva - afferma Rambaudi - serve per inquadrare meglio il fenomeno, poi andiamo avanti con la nostra idea di accoglienza diffusa e su questo io avevo proposto che al tavolo delle Regioni partecipassero anche i rappresentanti di organizzazioni internazionali, come ad esempio l'Unhcr, per verificare così chi ha lavorato meglio e chi deve ancora fare uno sforzo in più».
 Anche perché, ricorda, «sono disponibili delle risorse europee che possono sollevare il peso economico dei sindaci e che possono anche essere usate per quei minori stranieri non ancora collocati, il cui numero totale, nell'arco dell'ultimo anno, ha raggiunto le 13 mila unità. C'era già stato un primo bando - ricorda - e sono stati finanziati solo 10 progetti, su 20, per 50 minori e ogni lotto ammonta a 710 mila euro per 9 mesi di attività, con una parte di compartecipazione per la programmazione europea».
 Naturalmente le caserme non verranno utilizzate per i minori, aggiunge. Ma, sottolinea, «l'intesa Stato-Regioni ha previsto almeno un hub per regione, e al momento l'unica pronta è in Emilia Romagna».