ADRIATICO NERO

Petrolio: Regione Marche dice no alle trivellazioni della Croazia in Adriatico

«Non quantificabile l'entità degli sversamenti in mare dei fluidi di perforazione»

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Petrolio: Regione Marche dice no alle trivellazioni della Croazia in Adriatico

ANCONA. Le Marche esprimono parere negativo sul "Piano e programma quadro di ricerca degli idrocarburi nell'Adriatico della Repubblica di Croazia", cioè a prospezioni sismiche e trivellazioni esplorative per la ricerca di petrolio e gas e la perforazione di pozzi per l'estrazione nel mare Adriatico croato.
Il 'no' della giunta è dovuto ai possibili impatti sulla fauna marina, al cumulo degli effetti nocivi non valutati, alla mancanza di adeguate misure di compensazione o mitigazione
Entro ieri dovevano essere fornite al ministero dell'Ambiente del Territorio e della tutela del Mare le osservazioni ai due elaborati del Governo croato, nell'ambito degli adempimenti della consultazione transfrontaliera della Vas (Valutazione ambientale strategica) che coinvolge anche le altre regioni adriatiche italiane.
Sulla base della documentazione fornita dalla Croazia, le Marche ritengono non quantificabile l'entità degli sversamenti in mare dei fluidi di perforazione: il rapporto trasmesso indica un quantitativo massimo di 23.835 metri cubi/giorno, senza riportare una valutazione cumulativa degli effetti e senza indicare il numero massimo di pozzi realizzabili. 

Inoltre la giunta regionale ritiene «non approfondite le questioni legate al rischio di incidenti, all'incremento dei traffici marini dovuto allo sfruttamento dei pozzi, all'inadeguatezza delle misure di mitigazione individuate, all'assenza di quelle di compensazione e delle misure finanziarie a copertura dei danni, alla scarsa chiarezza sulle fasi di dismissione dei pozzi esauriti e dei relativi impatti che ne potrebbero derivare».
Un altro aspetto valutato negativamente riguarda l'impatto sulla conservazione della fauna marina (in particolare rettili e cetacei): gli effetti del Piano croato potrebbero vanificare la riuscita dei progetti di salvaguardia in corso.
Il Movimento 5 Stelle ha già chiesto al Governo italiano di aprire un contezioso con la Repubblica Croata per fermare «lo scempio» del mare Adriatico. La richiesta è stata inserita in una interrogazione firmata dai senatori Gianni Girotto e Gianluca Castaldi e presentata ai ministri per gli Affari esteri e dello Sviluppo economico.
Tutto questo dopo che il governo croato ha deciso di affidare in concessione dieci aree del mare Adriatico per l'esplorazione di possibili campi per l'estrazione di gas e petrolio. Il consorzio tra l'americana Marathon Oil e l'austriaca Omv si è aggiudicato sette delle dieci aree concesse. Due licenze sono andate al consorzio tra la società pubblica croata Ina e l'ungherese Mol, una al consorzio tra l'Eni e l'inglese Medoilgas.

A Dubrovnik, Zara, Pola, Fiume e in altre città della costa dalmata, decine di ambientalisti sono scesi in strada per protestare contro il piano del governo per lo sfruttamento delle risorse energetiche dell’Adriatico (gas e petrolio).
Secondo la mappa diffusa dal ministero croato i 29 settori interessati dall’attività petrolifera rasentano tutti i parchi naturali e nazionali della costa croata: l’arcipelago delle Brioni al largo dell’Istria, il Parco naturale di Porto Taier (Telašćica), le celebri Incoronate (Kornati), l’isola di Lagosta (Lastovo) e, appunto, il parco di Mljet.