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Province: oggi nodo 'esuberi' ma prevale lo stallo

Cronoprogramma al palo, solo 3 Regioni hanno legiferato

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Province: oggi nodo 'esuberi' ma prevale lo stallo

Graziano Delrio


ROMA. Contorni più che sfumati sulla vicenda degli esuberi delle Province, imposta dalla legge Delrio e che vede le Regioni ancora in forte ritardo.
Al momento, ha confermato oggi il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, quelle che hanno legiferato sono soltanto la Toscana, l'Umbria e la Liguria. Le altre, nell'ambito di quelle ordinarie, sono ancora ferme al palo, complice anche la tornata elettorale del 31 maggio, che però non rappresenta un alibi visto che le tre Regioni che hanno onorato gli impegni di legge sono anch'esse chiamate all'appuntamento con le urne.
Quindi è evidente che la scadenza del 31 marzo, cioè domani, verrà disattesa dalla maggioranza delle amministrazioni, rendendo così ancora più incerto il futuro di circa 20mila 'soprannumerari' delle Province.
Nel frattempo il ministero della Pubblica Amministrazione ha accelerato per la messa a punto delle cosiddette tabelle di equiparazione, utili per attuare la mobilità dei dipendenti pubblici da un ufficio all'altro. 

E' bene in ogni caso ricordare che il numero degli addetti delle Province da destinare ad altre attività nell'ambito della P.A. riguarderà meno di 20 mila unità, visto che circa 8mila dipendenti dei Centri per l'Impiego (attivi al momento in 556 sedi oggi facenti capo alle Province) dovrebbero confluire nella costituenda Agenzia Nazionale per l'Occupazione prevista dalla delega lavoro (Jobs Act). Altro personale dovrebbe poi essere dirottato nel progetto annunciato dal Governo sulla razionalizzazione della polizia locale e altro, circa mille persone, dovrebbe essere allocato presso gli Uffici giudiziari (su questo il Ministero della P.A. pochi giorni fa ha pubblicato un Dpcm inserendo una dote di 30 milioni per il 2015). In ogni caso rimane ancora aperta la partita sul numero degli esuberi che dovrà confluire verso Regioni e Comuni, ma il rischio temuto da molti si sta avverando, con un rinvio alle calende greche per il ricollocamento, facendo saltare così anche il cronoprogramma fissato con la circolare 1/2015 dai ministri per la P.A. e Affari Regionali. A questo va aggiunto anche che già la scadenza del primo marzo, in cui le nuove Province avrebbero dovuto comunicare il numero delle eccedenze, è passata inosservata. E naturalmente si parla di numeri importanti, visto che le Province sono chiamate a tagliare del 50% il proprio organico (e del 30% le Città metropolitane). 

Situazione di stallo, quindi, con l'unica certezza rappresentata dal fatto che i 'soprannumerari' continueranno, per ora, a stare in capo alle Province. Sulla vicenda ha parlato con un tono quasi rassegnato il sottosegretario Baretta: intervenendo a un incontro organizzato da Legautonomie, l'esponente di via XX Settembre ha spiegato «che su questa vicenda bisogna superare limiti evidenti e personalmente penso che una gestione più 'centralizzata' avrebbe aiutato».
 Unica scusante per i governatori rimane quella dei tagli subiti in sede di legge di stabilità, come ha confermato oggi il presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, per il quale «è innegabile che i 5 miliardi di tagli che le Regioni hanno subito hanno portato incertezza sulla loro capacità di legiferare».
 Nel frattempo oggi il ministero della P.A. ha convocato per giovedì 2 aprile un incontro con i sindacati per affrontare il tema delle cosiddette tabelle di equiparazione, strumento utilizzato per operare i trasferimenti dei dipendenti pubblici e che in questo caso verrà utilizzato anche per gli esuberi delle Province. Sulle tabelle, su cui verrà fatto un decreto ad hoc dal Ministeri della Funzione Pubblica e dell'Economia, si pronuncerà anche la Conferenza Unificata.