GRANDI MAZZETTE

Tangenti grandi opere, alterata perizia su arbitrato Tav Firenze-Bologna

Si scopre che la Finanza indaga sulla Metro C di Roma

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Tangenti grandi opere, alterata perizia su arbitrato Tav Firenze-Bologna



ROMA.  Una perizia relativa all'arbitrato tra la Fiat e la Ingegneria Spm - una delle società riconducibili a Stefano Perotti - per i lavori del Tav Firenze-Bologna, sarebbe stata «alterata».
 La circostanza emerge dalle carte dell'inchiesta fiorentina sulle grandi opere. Per l'appalto in questione gli investigatori hanno accertato che Perotti, «per le prestazioni professionali rese», ha ricevuto dalla Fiat (che era il general contractor) 68 milioni.
C'è infatti una memoria depositata dal difensore della Fiat dalla quale si ricava che al 30 novembre 2013, «ossia ad opera da anni ultimata (fin dal 31 marzo 2011)... Spm ha percepito un corrispettivo di complessivi euro 68.195.241,58 (al netto di Iva), pari addirittura all'1,344% di quanto da Fiat erogato al Consorzio Cavet per la progettazione e la costruzione dell'opera (ed a1l'1,302% di quanto allo stesso titolo erogato a Fiat Tav/Rfi)».
 Complessivamente, scrivono i Pm, l'opera è costata allo Stato oltre 5 miliardi, «con stratosferici aumenti rispetto all'importo originario di aggiudicazione (nell'ordine di almeno tre quattro volte)».
 In questo quadro, sarebbe stato Ercole Incalza a «suggerire» a Perotti di «attivarsi per pretendere da Fiat ulteriori somme» e, dunque, ricorrere in arbitrato. Un arbitrato che interessa molto l'ex capo della struttura di missione delle Infrastrutture: «le istanze sinora acquisite non consentono di valutare compiutamente la rilevanza di tale intromissione (di Incalza, ndr) - scrivono i carabinieri - ma, tenuto conto del rapporto con Perotti, è verosimile ritenere che tale intromissione sia determinata da concreti interessi economici comuni».
 Quando viene dunque presentato l'arbitrato, assieme viene depositata una perizia di parte, di cui tra l'altro Perotti «sollecita la redazione in tutta fretta».
 La perizia porta la data del 6 febbraio 2013, come espressamente richiesto dall'avvocato della società in una delle conversazioni intercettate. Ma quella data, sottolinea il Ros, è «antecedente a quella di presentazione della richiesta di arbitrato (1 agosto 2013)». Ed inoltre, «tale documento sarebbe stato alterato in alcuni passaggi non ritenuti funzionali al loro obiettivo di vincere l'arbitrato».

LA FINANZA AL MINISTERO CERCA INCALZA PER APPALTO METRO C DI ROMA
 Un mese fa la Guardia di Finanza si è presentata al ministero delle Infrastrutture nell'ambito di un'indagine relativa all'appalto della Metro C di Roma. La vicenda emerge dagli atti dell'inchiesta fiorentina sulle grandi opere che ha portato in carcere tra gli altri l'ex capo della struttura di missione del ministero Ercole Incalza e l'imprenditore Stefano Perotti, che della metro C di Roma aveva la direzione dei lavori.
Il 23 febbraio tre militari della Gdf arrivano al ministero e chiedono di Incalza.
Paolo Emilio Signorini, l'uomo che ha preso il posto del super burocrate alla guida della struttura di missione, chiama il suo predecessore al telefono.
«Ciao senti - dice - sono venuti qui da me in ufficio tre ufficiali della Guardia di Finanza...che ti avevano già incontrato per la linea C... Metropolitana di Roma... avrebbero bisogno di parlarti... hanno detto che ti aspetterebbero anche... è una cosa non molto lunga...diciamo».
 Incalza non sembra sorpreso: «avevano chiesto materiale che gli avevamo già dato... avevano bisogno di qualche cosa?... devono darmi qualche documento o non sai?».
 Signorini a quel punto passa direttamente ad Incalza uno degli ufficiali della Gdf che si trovano nel suo ufficio.
«Siamo stati già qui a settembre su delega della procura - dice il militare - ...dovremmo redigere un atto con lei...dovremmo farlo di persona...noi l'aspettiamo...siamo qui».

«Vi raggiungo appena possibile - risponde l'ex capo della struttura di missione - 10 minuti un quarto d'ora». Secondo quanto riportato negli atti dell'inchiesta di Firenze, la Gdf è al ministero per un'indagine delegata dalla procura della Corte dei conti sui lavori di realizzazione della linea C.
Ma dal tenore della conversazione tra Incalza e l'ufficiale è evidente che si tratta almeno della seconda visita della Gdf al ministero. La Ingegneria Spm, una delle società di Perotti, aveva la direzione dei lavori per la tratta San Giovanni-Fori Imperiali, 3 km di linea e due stazioni.
 Direzione che è stata sospesa dalla società Metro C lunedì scorso quando a Firenze sono scattagli gli arresti del Ros.
 E l'appalto interessava parecchio a Perotti tanto che, quando un suo collaboratore gli propone di togliere dall'elenco dei funzionari pubblici destinatari di una bottiglia di champagne «quello della metro C», lui risponde che non è opportuno.
«Ho dei dubbi su quello di Metro C - dice al telefono registrato dal Ros - perché sicuramente quello dopo... io non lo leverei... sinceramente non lo leverei...è chiaro che non è una cosa di domani...si farà poi la seconda tratta... quindi...secondo me conviene tenerseli buoni... poi... che c...o ...una bottiglia di champagne mi sembra una cosa... no?...».