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Ambiente Italia 2015. Legambiente: «ricicliamo molti rifiuti ma siamo molto indietro con la tecnologia»

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Ambiente Italia 2015. Legambiente: «ricicliamo molti rifiuti ma siamo molto indietro con la tecnologia»


ROMA. Efficienza e sostenibilità ambientale si sono «irrobustiti» nel corso della recessione, «non per scelta» ma è qualcosa che è avvenuto «nonostante l'assoluta mancanza di politiche esplicite e di idonee scelte di governo»: l'Italia ha infatti «la concreta possibilità di avviare una ripresa 'ambientale' dell'economia e dei consumi».
 Questo il quadro che emerge dal rapporto annuale sullo stato del Paese, 'Ambiente Italia 2015', realizzato dall'Istituto Ambiente Italia e Legambiente, e presentato oggi in occasione del lancio delle proposte per il Green act.
Per Legambiente i «sorprendenti risultati» dell'economia italiana «in alcuni settori ambientali» sono frutto di «una conversione ecologica sostanzialmente spontanea» e che ha preso il via da una maggiore attenzione delle imprese al risparmio proprio durante la crisi: il consumo assoluto di materia tra il 2004 e il 2013 è diminuito del 32% (255 milioni di tonnellate in meno all'anno estratte) e la produttività delle risorse è cresciuta ben del 40% (in Europa del 15%).
Nel 2013 i consumi lordi di energia primaria sono scesi a 173 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (1,9% in meno rispetto al 2012); «forte contrazione» dei consumi petroliferi e di gas.

 Nel 2014 ha invece «fortemente rallentato la corsa delle rinnovabili, che pure continuano a crescere sia in termini assoluti che come quota sul totale della produzione energetica: la produzione elettrica è cresciuta» per «il fotovoltaico» del 10%; stabile la produzione eolica.
Nel 2014, il 44% della produzione nazionale di energia elettrica deriva da fonti rinnovabili pari a 102.000 Gigawattora (GWh) da idroelettrico, geotermico, eolico e fotovoltaico e circa 17.000 stimate da biomassa, rifiuti e bioliquidi: si tratta del «massimo mai raggiunto».
 Nei rifiuti «l'Italia è il Paese europeo con le maggiori quantità recuperate dopo la Germania», soprattutto per «la specificità del sistema industriale italiano che consente un elevato riciclo interno».
 Anche sul fronte clima le cose migliorano: nel 2013 le emissioni sono il 16% in meno rispetto a quelle del 1990. Il consumo di suolo rimane un problema: tra il 1989 e il 2006 il suolo consumato sale al 6,6%, al ritmo di 265 kmq all'anno e poi rallenta per giungere al 2010 al valore del 6,9%. A «peggiorare la situazione, l'urbanizzazione delle aree costiere e l'abusivismo».
 Anche il turismo «conosce una forte stasi, sia in termini di visitatori che di fatturato».
 Infine «abbiamo un crescente ritardo nell'innovazione tecnologica e di prodotto con la completa stasi della capacità brevettuale: sintomo inequivocabile della marginalità tecnologica del Paese».