ORIZZONTI CORTI

La guerra dei punti nascita e dei campanili: politica disinformata e senza proposte

Il taglio dei servizi è un grave problema ma in Abruzzo si parla “contro” in modo bipartisan e senza leggere i documenti

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neonatologia punti nascita

 

ABRUZZO. Sulmona insiste, anzi raddoppia nella sua opposizione alla chiusura del suo Punto nascita, si aggiunge Ortona che difende a spada tratta il “rosa” del suo ospedale “G. Bernabeo” e quindi il reparto dove si partorisce, non molla Atri che “contagia” anche il prossimo congresso del Pd con gli appelli dei candidati alla segreteria “a non chiudere” quel punto nascita.
Ieri inoltre il centrodestra aquilano ha rincarato la dose contro l’ospedale da costruire tra Chieti e Pescara, dopo che ad inizio mese i suoi rappresentanti regionali avevano già sparato a zero contro questa idea di Luciano D’Alfonso.
Insomma prende sempre più piede lo sport di parlare “contro” la sanità, anche se c’è l’impressione che non si parli proprio di sanità e che si confondano gli argomenti.

Una cosa infatti è opporsi legittimamente del taglio dei servizi, un’altra è difendere il «reparto dove si partorisce» che è cosa diversa dal «reparto dove si nasce».
 E così si può condividere la contrarietà politica al nuovo ospedale Chieti-Pescara, ma senza contrapporre i cinque ospedali che il centrodestra aveva promesso e che non ha costruito nei suoi 5 anni e mezzo di governo. E che sono stati il filo conduttore della guerra ai piccoli ospedali chiusi proprio sotto Chiodi, che per scelta o per imposizione romana ha desertificato le zone interne dell’Abruzzo dal punto di vista sanitario, cancellando anche molte Guardie mediche.

SANITÀ DELLA PROTESTA E NON DELLA PROPOSTA, SENZA LEGGERE I DOCUMENTI
E’ perciò desolante assistere in questi giorni al dibattito sulla sanità abruzzese. Sono molte le proteste e le minacce bipartisan di ammutinamento di sindaci, consigli comunali ed esponenti regionali, ma senza l’ombra di una proposta alternativa. Niente, assolutamente niente. Nemmeno sui pericoli del decreto Lorenzin che dimezzerà la dotazione di ospedali in Abruzzo. Dunque solo parole, tanto più gravi perché vengono da figure istituzionali che dovrebbero attivarsi per una sanità più appropriata. Proprio come ha detto ieri il ministro Lorenzin in Parlamento, durante il question time sulla morte della piccola Nicole a Catania, frutto di troppa inappropriatezza.
«In Sicilia l’ispezione ha accertato che i Punti nascita di 1° livello non sono in grado di garantire l’emergenza tanto da imporre il trasferimento altrove – ha detto il ministro - una situazione paradossale, con questi centri di 2° livello che gestiscono le emergenze di competenza del 1° livello».

 Senza dire che partorire in clinica, sotto casa, non è sembrata la scelta migliore per la neonata. Eppure per dare un contributo al dibattito, ai politici ed agli amministratori “contro” sarebbe bastato leggere sul “Sole 24 ore” di dicembre  il saggio del professor Massimo Sargiacomo (ordinario di economia aziendale della d’Annunzio ed esperto tra i più quotati sui rapporti tra economia e sanità). 

«Uno dei pericoli per la corruzione in sanità, segnalato dalla Corte dei Conti nel Rapporto 2012 sul coordinamento della spesa pubblica – scrive il prof. Sargiacomo – è che il settore sanitario evidenzia livelli inaccettabili di inappropriatezza organizzativa e gestionale che vanno ad incrementare i danni già provocati dagli episodi di corruzione».
 Come dire che nel dibattito abruzzese non c’è traccia della necessità di una sanità “appropriata”, sostituita invece da quella “buona” identificata in quella sotto casa. E così mancano sia le proposte del centrodestra (che si ferma a quelle “edificatorie”) sia quelle del centrosinistra, non tanto a difesa del presidente D’Alfonso che gioca a fare l’apolide politicamente, quanto per elaborare una linea politica per Silvio Paolucci, l’assessore regionale lasciato solo a decidere sulla sanità regionale.

BATTAGLIE “CONTRO” IN MODO BIPARTISAN, MA SENZA LEGGERE I DOCUMENTI
In sostanza si fa una battaglia contro la chiusura dei Punti nascita (da notare che sull’argomento non sono intervenute le mamme, che pure qualche diritto di parlare lo avrebbero) senza sapere che in Europa i requisiti minimi europei per restare aperti sono 1000 parti/anno, con tutto il contorno della sicurezza: attrezzature, personale, turni di notte, neonatologia e così via. E senza aver letto il documento finale della commissione regionale che in sostanza proponeva un “percorso” per raggiungere dappertutto gli obiettivi di sicurezza “per il bambino che nasce” e non solo per la mamma che partorisce.

Altrettanto desolante è infine il tentativo di far credere che Chiodi stesse per costruire i 5 ospedali a Lanciano, Casoli, Vasto ecc. ecc.. Tutti sanno infatti che in alcuni casi non era pronta nemmeno la localizzazione (vedi la lite tra Atessa e Lanciano per l’ospedale in Val di Sangro) e per altri – come a Vasto – il terreno c’era, ma non i soldi. Insomma non è cambiato l’approccio alla sanità, usata solo come pretesto per parlare di altro. Un rischio che corre anche Luciano D’Alfonso: le sue dichiarazioni estemporanee forse esorcizzano così il suo timore che il Commissariamento della sanità duri all’infinito (con questa classe politica alle spalle).
E sarebbe già tanto poter parlare di politica “provinciale” ma qua siamo a livello di piccoli campanili… Per giunta la battaglia “contro” è disinformata e senza proposte costruttive.
La sanità del futuro è sempre più lontana…

Sebastiano Calella