LA SENTENZA

Ogm, il Consiglio di Stato conferma divieto coltivazione. Ora parola passa a Ue

Respinto ricorso agricoltore che piantò mais Mon 810

Redazione Pdn

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Ogm, il Consiglio di Stato conferma divieto coltivazione. Ora parola passa a Ue



TRIESTE. Il Consiglio di Stato conferma il divieto di coltivare mais Ogm in Italia, e completa la risposta istituzionale, dopo il potere esecutivo quello giudiziario, del Paese.
Ora tocca all'Europa scrivere una nuova pagina su limiti e concessioni in materia Ogm. La decisione del Consiglio di Stato depositata oggi respinge il ricorso dell'imprenditore agricolo Giorgio Fidenato, che più volte ha seminato mais Mon 810 nei suoi campi in Friuli e ha impugnato il decreto del luglio 2013 del Governo che vietava la coltura del mais geneticamente modificato. In attesa della sentenza, il Governo si era comunque mosso e lo scorso 23 gennaio aveva prorogato il divieto di coltivazione per altri 18 mesi con un nuovo decreto.
Il Consiglio di Stato dà ragione all'esecutivo sia nel metodo che nel merito. In attesa dell'adozione delle misure comunitarie, si legge nella sentenza, «lo Stato membro può decidere se e per quanto tempo mantenere in vigore le misure d'emergenza nazionali adottate».
 Ancora, il Giudice ha riconosciuto che i Ministeri della Salute, dell'Agricoltura e dell'Ambiente hanno «correttamente ritenuto che il mantenimento della coltura del mais Mon 810 senza adeguate misure di gestione non tutelasse a sufficienza l'ambiente e la biodiversità, così da imporre l'adozione della misura di emergenza».
 L'attenzione si sposta ora a Bruxelles, dove la Commissione europea è al lavoro per rivedere il processo decisionale sugli Ogm.
L'obiettivo è prendere una posizione entro la fine di aprile: finora l'Esecutivo europeo ha sempre dettato la linea agli Stati membri, obbligati eventualmente a decretare d'emergenza. L'unico a dissentire ad alta voce per la decisione del Consiglio di Stato è proprio Fidenato.
«Non nutrivo grandi speranze, mi rivolgerò alla Corte di Giustizia europea, l'unica che ha riconosciuto la bontà delle nostre istanze», dice l'agricoltore. La politica e le associazioni, invece, esultano, da Coldiretti, che parla di «scelta coerente con quanto chiedono quasi otto italiani su dieci», a Greenpeace e Legambiente. Il presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci (Pd) guarda al prossimo passo: «Ora - dice - l'Italia ha i margini per rendere definitivo il bando delle coltivazioni».