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Sanità, per le nuove cure da inserire nei livelli di assistenza servono altre tasse

Ma per Lorenzin i livelli di assistenza sono sostenibili

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Sanità, per le nuove cure da inserire nei livelli di assistenza servono altre tasse




ROMA. La lista dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) - ovvero le cure e prestazioni garantite ai cittadini dal Servizio sanitario nazionale, gratuitamente o col pagamento di un ticket - è pronta, ma sulla loro concreta attuazione è polemica: le nuove cure sono a rischio se non ci sarà un aumento delle tasse, avverte il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità Luca Coletto, mentre il ministro della Salute assicura la piena sostenibilità economica dei nuovi Lea.
Dalla cura delle nuove forme di dipendenza come la ludopatia ai trattamenti di fecondazione eterologa, sono varie le 'new entry' della revisione dei Lea, che giunge a 14 anni dalla loro istituzione nel 2001. Ieri Lorenzin ha illustrato le novità in commissione Sanità al Senato, dopo aver incontrato al ministero gli assessori regionali.
La necessità di una revisione dei Lea è condivisa da tutti ma sul tavolo resta il nodo delle risorse a disposizione. Un punto sul quale Coletto è stato chiaro: «Secondo me sarà molto difficile poter erogare i nuovi livelli essenziali di assistenza - ha avvertito - se non aumentando ulteriormente le tasse».
 La revisione dei Lea, ha spiegato, «va fatta ed è scritto nel Patto per la Salute; il documento presentatoci dal ministro è un buon documento ed ora le Regioni faranno la loro valutazione e poi ci sarà un nuovo incontro».

 Sul tavolo resta però il nodo delle risorse: «Va detto - ha ricordato Coletto - che il ministero ha messo a disposizione più di 400 milioni proprio per la revisione dei Lea, ma il problema - ha chiarito - resta il taglio di due miliardi» stimato per la Sanità, conseguenza degli oltre 5 miliardi di tagli imposti alle Regioni tra Legge di Stabilità e vecchie finanziarie Monti e Letta. Dunque, avverte, «con o senza la revisione dei Lea, se non ci saranno aumenti di tasse sarà difficile sopperire al taglio di questi due miliardi», in merito al quale «la Regione Veneto ha sempre detto di non essere d'accordo».
 D'altro canto, ha affermato l'assessore alla Sanità e vicepresidente della Regione Liguria Claudio Montaldo, «il taglio di 2 mld al Fondo sanitario è una proposta inesorabile, altrimenti le Regioni chiudono tutti gli altri servizi perchè non ci sono più soldi: è cioè impossibili fare tagli senza toccare il fondo sanitario nazionale». Diversa la posizione del ministro: «L'aggiornamento dei Lea avrà un costo di 415 milioni di euro e la cifra richiesta è perfettamente sostenibile», ha detto in Senato.
Ed ancora: «Nel Patto avevamo previsto un costo di 950 milioni di euro da distribuire in tre anni, e questi dovevano essere coperti dall'appropriatezza delle degenze ospedaliere. Nessuno ha detto alle regioni che si devono tagliare due miliardi di euro, se faranno questa scelta è una scelta loro, lo sforzo fatto per adeguare il fondo Sanitario Nazionale è stato enorme, e sappiamo che è una gara contro il tempo per garantire la sostenibilità del sistema e allo stesso tempo la qualità delle cure».
 I costi dei nuovi Lea, ha ribadito, «non sono eccessivi» e «una cifra di 415 milioni spalmabili in due anni mi sembra decisamente sostenibile, qualsiasi scelta faranno le Regioni».
 La cifra di cui «stiamo parlando - ha concluso il ministro - può essere assorbita con un lavoro su altri centri di costo diversi dalla sanità».