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Sanità. L’ex manager Asl, Cordone, indagato a Pavia

Mentre in Abruzzo si fanno ancora i conti con la sua eredità

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Sanità. L’ex manager Asl, Cordone, indagato a Pavia

Angelo Cordone

ABRUZZO.  Sono passati otto anni da quando  l’ex manager della Asl di Pescara, Angelo Cordone, 60 originario di Pineto, si è trasferito al nord Italia dove ha diretto importanti ospedali in Lombardia tra Milano e Pavia.
Qualche giorno fa il manager che oggi dirige il policlinico San Matteo di Pavia ha ricevuto un avviso di garanzia (atto dovuto obbligatorio che informa di una proroga delle indagini) su un appalto che la locale procura ritiene truccato.
Una vicenda che risale al 2008 ma Cordone è arrivato a Pavia solo nel 2012  e per questo lo stesso si è detto meravigliato ed estraneo alle accuse ed è probabile che possa uscire al più presto dall’inchiesta.
Le indagini, però, fanno paura a Pavia visto che si intrecciano con quelle della procura di Messina che ha già arrestato imprenditori e politici che ruotano intorno alla “Meridional service” azienda importante di pulizia che lavora presso molti enti pubblici tra i quali l’aeroporto di Roma ed il San Matteo l’ospedale oggi diretto da Cordone.
Gli avvisi di proroga delle indagini sono stati recapitati anche ad altre 8 persone, Alessandro Moneta, presidente del Consiglio di amministrazione del Policlinico dal 2009, Marco Passaretta, direttore amministrativo dal 2012 e Pietro Caltagirone, che è stato direttore generale del Policlinico ma non è più al San Matteo dal 2011. Ed ancora Maurizio Panciroli, di Pavia, ex dirigente del Provveditorato (ora in pensione), il funzionario di Pavia Rodolfo Lodi, che per anni si è occupato dei rapporti con la direzione medica, Matteo Barbieri di Bastida Pancarana, collaboratore del Provveditorato che si è occupato di istruire i bandi di gara, Giacomo Giordano, fino a dicembre 2012 amministratore unico della società di pulizie Meridional che ha l' appalto al San Matteo dal 2009, e quello di Andrea Valentini, amministratore dal 2012 in poi. Reato contestato turbativa d’asta.

A parte le recenti vicende di cronaca giudiziaria, in Abruzzo in questi lunghi anni segnati dalla assenza di Cordone il suo nome è ritornato ciclicamente nelle cronache locali per varie vicende che hanno riguardato la sua gestione tutt’altro che tranquilla, segnata da profonde spaccature e scontri anche violenti con i sindacati. Ben voluto dal centrodestra di Nino Sospiri ha gestito la Asl tra successi e molte ombre quando la trasparenza non esisteva http://www.primadanoi.it/news/cronaca/-8803/Cordone-Story--il-noir-della-sanita-insana.html e gli atti si negavano con estrema facilità ma senza mai incappare nelle maglie della giustizia. Secondo i suoi detrattori (alcuni sindacati in primis) autore di scelte che hanno appesantito i debiti della Asl.
Qualcuno ancora ricorda il suo addio lasciato sulla sua scrivania e costituito da ben 400 delibere firmate in pochi giorni. Una serie di decisioni molto contestate tanto che sfociarono in un esposto archiviato dal procuratore Nicola Trifuoggi. Prima delle elezioni regionali del 2009 il nome di Cordone ritornò in cronaca per aver firmato nel 2004 una allora contestatissima consulenza al candidato governatore del centrodestra, Gianni Chiodi.

LE INCOMPIUTE
Nell’eredità di Cordone rientrano ancora alcune incompiute che potrebbero essere sanate nel prossimo futuro se è vero che sono stati trovati 9 mln di euro dall’attuale manager della Asl di Pescara, Claudio D’Amario.
Soldi che dovranno trasformarsi in cantieri e forse rendere fruibili strutture finanziate per milioni di euro. E’ il caso del distretto fantasma di Cepagatti, inaugurato nel 2004 e mai aperto nonostante i tre milioni di euro già spesi oppure  come l’ospedaletto di contrada Carmine a Penne, abbandonato da oltre un trentennio o come il distretto sanitario di Pescara sud in via Rio Sparto, con il primo finanziamento che riporta al 1988 ma bloccato dai ricorsi. Incompiute che hanno attraversato i decenni e le amministrazioni senza uno sbocco.
E dietro le incompiute aleggiano ancora dopo tanto tempo misteri irrisolti e bocconi amari che non si riesce a digerire (e che portano via molti soldi)

IL DISTRETTO DI CEPAGATTI
Come nel caso della Rsa di Cepagatti dove l’ex sindaco Michele Cantò, intervistato da Il Centro appena un mese fa, spiega che la mancata apertura della struttura pronta ed inaugurata nel 2004 è dovuta a «forze occulte» anche perchè una inchiesta penale avviata è stata archiviata perché non sono state trovate prove che inchiodassero e provassero la volontarietà di commettere illeciti. E dopo l’inaugurazione in campagna elettorale la struttura è rimasta chiusa  ed il trasferimento del vecchio distretto sanitario di base nella nuova struttura non è avvenuto «per successiva decisione di Cordone che, manifestando la volontà “di procedere diversamente in merito al dsb” ha richiesto il rilascio del certificato di agibilità per la originaria destinazione d’uso».

Cantò su Il Centro commenta: «Chissà perché, di colpo, è stata cambiata idea. Diciamo che ci sono state le forze occulte della sanità che non hanno voluto che la struttura aprisse. Noi del Comune abbiamo curato gli incartamenti, ma mai nessuno della Asl è venuto a ritirarli nonostante i solleciti. Sono tornato a vedere l’immobile: è abbandonato ed è stato depredato dai delinquenti. Adesso, voglio proprio vedere chi pagherà i danni».
 
MISTERI DEL MATERNO INFANTILE
Nel 2010 fu la volta dell’inchiesta della procura di Pescara sull’appalto del materno infantile il cui processo è ancora in corso (la sentenza è prevista per il 25 maggio prossimo) e che ha svelato un presunto sistema clientelare e di corruzione.
Quell’appalto ebbe origine  nel 1997, durante la gestione di Cordone (non indagato nell’inchiesta)  e alcuni documenti scovati da PrimaDaNoi.it raccontavano una serie di affidamenti di incarichi non senza stranezze o qualche colpo di scena con la smentita (oltre 10 anni dopo) di uno dei progettisti incaricati con delibera… 
E nel corposo curriculum dell’illustre manager Cordone figurano ancora oggi moltissime delle cose fatte a Pescara e tra queste anche opere poi non rese fruibili per la collettività per ragioni e responsabilità attribuibili ad un vasto numero di persone oggi ormai difficili da individuare.

a.b.