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Speculazioni sui pascoli, il Tar Lazio dà ragione a Confagricoltura Abruzzo

«Per ottenere i sodi dalla UE occorre essere proprietari del bestiame»

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PASCOLI MONTANI

ABRUZZO. Il caso era scoppiato esattamente un anno fa con le numerose proteste da parte degli allevatori abruzzesi anche contro alcuni sindaci di Comuni montani.
Erano state denunciate delle anomalie nell’assegnazione dei pascoli da parte dei Comuni a favore di Società del nord Italia in grado di pagare affitti fuori mercato per accaparrarsi i pascoli demaniali senza essere proprietari di bovini o ovini.
Grazie alla disponibilità economia di queste società si sono esclusi dalla possibilità di affitto i pastori del territorio, che improvvisamente si sono visti privare di superfici che utilizzavano per il pascolo da generazioni, ulteriormente beffati dall’impossibilità di ottenere i fondi comunitari.
Confagricoltura Abruzzo sollevò questa «speculazione» all’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) e con il supporto dell’assessore Regionale Mauro Febbo furono apportate modifiche alla normativa impedendo a queste società del nord di lucrare ingenti premi comunitari affittando i pascoli abruzzesi sottratti agli allevatori locali.
I legali di Confagricoltura Abruzzo, infatti, avevano scoperto che l’atto speculativo si manifestava per effetto di una norma contenuta nella circolare applicativa della politica agricola comune che consentiva ad una decina di società del Nord, ma operanti nelle province abruzzesi, di intascare, nella sola provincia dell’Aquila, oltre 2 milioni di euro di premi comunitari facendosi concedere 8.500 ettari di pascoli demaniali dai Comuni e senza l’obbligo di possedere il bestiame.
Ora il TAR del Lazio, cui avevano fatto ricorso queste aziende, ha dato ragione a Confagricoltura Abruzzo e al presidente della Sezione Ovicaprina dell’Aquila in ordine alla applicazione della circolare AGEA 2013/979 del 11/10/2013 riaffermando che il pascolamento deve essere effettuato solo quando l’azienda possiede in proprietà il bestiame e non con quello di terzi. 

«Abbiamo vinto una battaglia di equità che dovrebbe evitare ingiustificate speculazioni sulla pelle degli onesti allevatori abruzzesi» afferma Concezio Gasbarro presidente di Confagricoltura Abruzzo «non era possibile che un cavillo burocratico consentisse a soggetti residenti fuori regione di incassare premi comunitari senza esercitare alcuna attività imprenditoriale».
«Queste società non hanno alcun rapporto con il nostro territorio, non esercitano alcuna funzione ambientale, eludono gli obblighi del corretto pascolamento e drogano il mercato degli affitti, depredano le casse comunitarie intascando somme altrimenti destinate alle vere imprese agricole che ogni giorno devono lottare per portare a casa un modesto reddito».
Ma la guerra non è finita.
Confagricoltura Abruzzo continuerà a contrastare un decreto, in approvazione al Ministero delle Politiche Agricole, che tenderebbe ad annullare gli effetti della sentenza del TAR.
«Abbiamo già interessato l’assessore Agricoltura Dino Pepe che, sensibile alle richieste degli allevatori, è già intervenuto in passato nella Conferenza Stato Regione per contrastare la speculazione ed eliminare definitivamente questa anomalia normativa», chiude Gasbarro.