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Elettrodotto e cavo dal Montenegro: M5S: «istituzioni prime a trasgredire»

Interrogazione dei 5 Stelle alla Camera e al Parlamento europeo

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Elettrodotto e cavo dal Montenegro: M5S: «istituzioni prime a trasgredire»

Berlusconi e Djukanovich

ABRUZZO. Con due interrogazioni, una al parlamento europeo presentata dall’europarlamentare Daniela Aiuto, e l’altro presentato al Governo italiano dai deputati Vacca, Colletti e Del Grosso, il Movimento 5 Stelle chiede per quale motivo l’opera che deve realizzare il collegamento sottomarino dell’elettrodotto Montenegro-Italia non è stato assoggettata a VIA.

«Più si scava a fondo sulla vicenda dell’elettrodotto Villanova-Gissi, e più ci si rende conto che le regole e le leggi valgono per i cittadini (come nel caso di espropri per opere di pubblica utilità) ma non per le amministrazioni pubbliche o per quei concessionari di servizi pubblici che le regole dovrebbero farle rispettare», denunciano i parlamentari.
«Non bastava la scoperta della determina regionale che, di fatto, (probabilmente illegittimamente) ha spianato la strada all’elettrodotto della Terna; ora, analizzando la documentazione di quest’opera, strettamente legata all’elettrodotto Villanova-Gissi, ovvero la realizzazione il collegamento Tivat-Villanova attraverso la messa in posa del cavo sottomarino nel mare Adriatico, ci rendiamo conto che la difesa dell’ambiente è scritta solo su carta, ma non è mai attuata nei fatti».
Secondo i pentastellati i primi a trasgredire e a non controllare sarebbero state proprio le istituzioni: «il ministero dell’ambiente, dopo considerazioni e le valutazioni tecniche (di cui non siamo a conoscenza) ha ritenuto opportuno di non assoggettare l’opera alla preventiva Valutazione di Incidenza Ambientale, come invece vorrebbe la Direttiva 43/92/CEE. È da sottolineare che la messa in posa del cavo che proviene dal Montenegro, e che ha bisogno dell’elettrodotto Villanova-Gissi, presuppone la prospezione dei fondali anche attraverso tecniche che possono avere un effetto deleterio, anche a lunga distanza, sulla fauna acquatica e in particolare sui cetacei. Ricordiamo, a tal proposito, la vicenda dei cetacei che l'8 settembre 2014 si sono spiaggiati all'interno del Sito di Interesse Comunitario “Punta Aderci – Punta della Penna” dimostrando il fragile equilibrio del mare Adriatico».
Ma i grillini citano l’articolo 6 della Direttiva 43/92/CE che stabilisce che la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale deve essere svolta anche per progetti realizzati esternamente a siti e zone speciali di conservazione, e quindi Siti di Interesse Comunitario, qualora possano avere incidenze significative sulla naturalità dei siti.
«Sembrerebbe che anche in questo caso», denunciano Vacca, Colletti, Del Grosso e Aiuto, «il Ministero dell'Ambiente abbia dimostrato di essere molto solerte a difendere gli interessi delle multinazionali, le stesse che, grazie alla complicità bipartisan degli ultimi governi di centrodestra e centrosinistra, per i propri interessi vogliono far diventare l'Abruzzo una terra da deturpare e da saccheggiare».