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Camera approva Job Act su riforma del lavoro

Ora il testo torna al Senato

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Camera approva Job Act su riforma del lavoro

Gianni Melilla




ROMA. Sì dell'Aula della Camera al Jobs act. Il testo è stato approvato martedì a Montecitorio con 316 sì, 6 no e 5 astenuti, e adesso torna al Senato. L'opposizione non ha partecipato al voto.
Poco prima della votazione finale, tutti i deputati dell'opposizione hanno lasciato l'Emiciclo.
Hanno votato sì al Jobs act in 316: 250 deputati Pd, 22 di Sc, 16 di Ncd, 14 del Misto, 12 di PI. In tutto, 1 della Lega, 1 di Fratelli d'Italia. Fuori in segno di protesta Lega Nord, Sel, Movimento 5 stelle, Forza Italia e 40 deputati del Partito democratico.
Inizialmente, soltanto la Lega aveva annunciato la sua non partecipazione al voto finale sul Jobs Act. E'stata, dunque, una sorpresa vedere oltre ai deputati del Carroccio e di M5s anche quelli di FI e di Sel abbandonare l'emiciclo poco prima della votazione finale. Ad accendersi sono state soltanto le lucine sul tabellone relative alle postazioni di voto dei deputati della maggioranza.

Ventinove deputati del Partito democratico (su un gruppo di 307 componenti) non hanno votato il Jobs act (tra cui Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Alfredo D'Attorre, Stefano Fassina e Francesco Boccia), due hanno detto no al testo, altri due si sono astenuti. Alla fine della giornata hanno rilasciato un comunicato spiegando: «alla fine di una discussione seria e che rispettiamo non possiamo votare a favore del Jobs act. Abbiamo apprezzato l'impegno della commissione Lavoro della Camera e riconosciuto i passi avanti compiuti su singole norme. Tuttavia, l'impianto del provvedimento rimane non convincente».
Cosa cambia adesso col Job Act? La principale novità introdotta alla Camera è la modifica all'articolo 18: la forma da privilegiare per le nuove assunzioni sarà il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in base all'anzianità di servizio.
Per i lavoratori con questo contratto resterà il diritto al reintegro per i licenziamenti illegittimi discriminatori. Sarà possibile solo l'indennizzo per i licenziamenti economici, mentre per quelli disciplinari ingiustificati il reintegro sarà limitato a "specifiche fattispecie".
La delega punta a ridurre le tipologie contrattuali, superandone alcune come i co.co.co, e introduce il compenso orario minimo. Inoltre sarà possibile demansionare il lavoratore ed effettuare il controllo a distanza su impianti e strumenti di lavoro.

RIORDINO DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
La riforma punta a introdurre un sistema di ammortizzatori sociali universale (Aspi) e a ridurre il ricorso alla cassa integrazione. L'accesso all'Aspi sarà condizionato dalla partecipazione obbligatoria a programmi di politica attiva. Il testo della Camera precisa che la cassa integrazione sia esclusa solo in caso di cessazione definitiva dell'attività aziendale, e introduce la possibilità che le aziende in crisi siano acquisite dai dipendenti.

TUTELA MATERNITA' E SERVIZI PER IL LAVORO
La delega prevede l'estensione della maternità alle lavoratrici parasubordinate; un credito d'imposta per le lavoratrici con figli minori o disabili non autosufficienti; la promozione del telelavoro e delle forme flessibili; la possibilità di cessione dei giorni di ferie tra lavoratori per curare i figli minori. Previsti l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'occupazione, il rafforzamento dei servizi per l'impiego e l'unificazione delle comunicazioni alla Pa.